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CONSIGLIO REGIONALE: IL NO DI RIFONDAZIONE ALLA RIDUZIONE DEI CONSIGLIERI

“Notizie di stampa riferiscono della scelta del Partito democratico di voler procedere ad una modifica dello Statuto regionale per portare il numero dei consiglieri regionali da 36 a 30. Rifondazione comunista ribadisce netta contrarietà a questo indirizzo perché si tratta di un passo deciso verso la riduzione della rappresentanza sociale e del pluralismo politico e culturale della nostra regione, nonché verso l'estromissione in via definitiva dal Consiglio regionale di rappresentanti di alcuni territori e importanti città dell'Umbria”.

Lo sostiene Stefano Vinti, capogruppo regionale del Prc-Se, secondo cui “la filosofia che sta dietro alla proposta del Pd, mascherata ingannevolmente dall'esigenza di contenere i costi della politica, è quella di introdurre in Umbria un sistema bipartitico, imperniato sulle due sole forze Pd e Pdl. Realizzato questo obiettivo – aggiunge Vinti – la legittimazione del sistema si fonderà solamente sulla competizione tra chi meglio rappresenterà i poteri forti umbri”.Per il consigliere regionale “è vano specificare che il rapporto con Confindustria, ed in particolare con i rappresentanti delle “tre c” (cavatori, cementieri, costruttori) assumerà una valenza fondamentale. Già adesso i protagonisti del ‘ciclo del mattone' rappresentano una parte notevole, anzi sovrabbondante, della struttura produttiva regionale (determinano il 10 per cento del valore aggiunto, contro una media del 5 per cento nel Centro-nord) e riescono a condizionare gli indirizzi delle politiche di sviluppo. Possiamo immaginare il potere che avrebbero con il bipartitismo che vogliono Pd e Pdl e la difficoltà che avrebbe l'Umbria nel modificare il proprio modello di sviluppo a favore della impresa di qualità, quella che sa innovare e investire nella ricerca”.

Stefano Vinti ritiene quindi che “la riduzione della spesa per la politica, dunque, non centra nulla con la proposta di riduzione del numero dei consiglieri a 30 e viene sbandierata solo demagogicamente. Il modo per farlo veramente è quello di diminuire del 50 per cento le indennità dei consiglieri regionali, di ridurre della metà le consulenze cui ricorre la Giunta regionale, e di ridurre drasticamente le indennità dei presidenti e dei componenti dei consigli di amministrazione degli enti cui partecipa la Regione Umbria. Per questo – conclude Vinti – Rifondazione comunista presenterà due proposte di legge finalizzate alla riduzione delle indennità dei consiglieri regionali e al contenimento delle spese per i presidenti e i rappresentanti che la Regione nomina negli enti di secondo livello. Il Partito democratico, infine, farebbe bene ad occuparsi dei problemi veri che interessano la nostra regione. A tal fine il Prc torna a chiedere la convocazione della coalizione regionale per definire un accordo politico e programmatico con il quale affrontare la tornata delle amministrative e per determinare le linee di un progetto che consenta all'Umbria un vero cambio nel modello di sviluppo, in modo da renderla capace di reggere all'impatto del federalismo fiscale e della crisi economica e produttiva che si abbatterà sul nostro sistema economico regionale”.