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‘Colpaccio’ alla Scs, Antonini rinvia la propria sfiducia al 23 novembre. Relazione Bankitalia sul tavolo del giudice

Redazione

‘Colpaccio’ alla Scs, Antonini rinvia la propria sfiducia al 23 novembre. Relazione Bankitalia sul tavolo del giudice

Gio, 17/11/2011 - 20:16

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Carlo Ceraso
Più che un ‘diavolo’ che una ne pensa e cento ne fa, Giovannino Antonini (il nome non inganni) continua a vestire i panni del mago Silvan, capace di far spuntare dal cilindro ogni volta un coniglio diverso. Anche oggi è riuscito a sfangare la mozione di sfiducia presentata dalla maggioranza del Cda della Spoleto Credito e Servizi, la cooperativa che detiene la maggioranza del pacchetto azionario di Banca Popolare Spoleto. Un gesto non proprio coerente, da chi di 'ribaltoni' ne ha firmati 2 in tre anni, ai danni degli ex presidenti Scs, Fabrizio Cardarelli e Fausto Protasi (che a febbraio scorso proprio Antonini voleva a capo di Bps pur di togliergli la poltrona). Forse è proprio perché si è specializzato nella strategia o è ben consigliato da consulenti esperti in cavilli e codicilli, che è riuscito ad evitarle anche oggi il voto.

Stamani, accompagnato dai fedelissimi Marco Bellingacci (anche lui nel mirino della mozione) e Michelangelo Zuccari, si è presentato puntuale al Cda convocato dal vicario Danilo Solfaroli, primo firmatario della sfiducia (insieme a Cucchetto, Protasi e Raggi). Con il Cda al completo, il ‘timone’ dei lavori spettava al presidentissimo, che di lasciar la poltrona non ne vuol proprio sapere. Lo ha dimostrato anche oggi, se mai ci fosse stato bisogno della riprova. Dunque alle 9 in punto ha avvio il board. Fra un discorso e l’altro si traccheggia fino alle 10.30. Non si parla di passare alla votazione, e neanche della devastante Relazione di Bankitalia (quella del vorticoso giro di assegni e di certe relazioni con soggetti in difficoltà finanziaria). I ‘ribelli’ aspettano con pazienza che si passi ad affrontare l'ordine del giorno. E’ a questo punto che il n. 1 concede il coupe de theatre: il Cda è rinviato al 23 novembre prossimo. Ovvero due giorni dopo che le due fazioni si saranno ritrovate davanti al presidente del Tribunale, il giudice Bellina, che aveva sospeso la prima convocazione di Solfaroli (quella dello scorso 8 novembre), ma non quella di oggi.
Sono le 10.45 quando il Cda viene sciolto, nel silenzio del Collegio dei revisori dei conti, gli unici che potrebbero imporre di discutere la mozione di sfiducia e passare al voto. Non resta che redigere il verbale che il presidente avrebbe tentato di far slittare alla sera per la firma: Solfaroli & Co., a quanto trapela, avrebbero preteso l'immediata stesura e firma del verbale. Che avviene intorno alle 13, una decina di minuti prima che qualcuno informi la stampa fedele ad Antonini pronta ad annunciare il nuovo ‘successo’ da veicolare mediaticamente, ovvero la mancata sfiducia per…uso e abuso di traccheggiamento.

Una strategia che assomiglia tanto a quella dell’ormai ex premier, che almeno i numeri in Aula ha sempre dimostrato di averli. Antonini invece è cosciente di non avere più i numeri necessari a salvare il proprio scranno (e quello di Bellingacci). Gli va però dato atto che la nuova convocazione prevede all’ordine del giorno la stessa mozione di sfiducia dei 4 membri. Perché allora non votarla oggi? Delle due l’una.

Il dominus forse spera in un dispositivo del giudice che possa entrare nel merito della mozione sfiducia: difficile persino ad immaginarlo. Non fosse poi che i 4 ‘ribelli’ lunedì si presenteranno in Tribunale con la copia della Relazione della Vigilanza, il documento che per il duo Antonini-Bellingacci rappresenta qualcosa di più di una spada di Damocle. La seconda ipotesi, la più probabile, è che Antonini stia ancora cercando di guadagnare tempo per arrivare all' Assemblea dei soci, richiesta da 2 revisori (contro il parere del Presidente del collegio) e fissata per il prossimo 17 dicembre. I quali però ora si trovano a dir poco in imbarazzo dal momento che non potranno più tacere ai soci quali responsabilità la Vigilanza ha addebitato ad Antonini e Bellingacci. Per quanto queste siano ormai un segreto di pulcinella, già ampiamente riportato dalla stampa nazionale.

La giornata è stata infuocata anche dal “veleno” finito su un blog spoletino, sempre pronto a riportare l'antoninipensiero: una “lettera dei soci”, così viene presentata, in cui si ribadisce pieno sostegno ad Antonini e si gettano ombre sui 4 dissidenti. Con ogni probabilità è lo stesso documento che il presidentissimo avrebbe casualmente fatto leggere oggi a Palazzo Pianciani. A firmarlo però, a quanto dicono i ben informati, sarebbero stati meno di 10 soci. Una bazzecola di fronte al popolo Scs, più o meno 18mila anime. Fra i sostenitori c'è anche l'ex presidente Scs Leodino Galli, cugino di Antonini, un tempo suo fedelissimo, poi nemico giurato (con l'indimenticata ASpoCredit, le cui passate attività sono ancora al vaglio della Procura della Repubblica), ora di nuovo in accordo con il parente-presidente, forse per un suo rientro nell'istituto di credito.

Non resta dunque che attendere lunedì il dispositivo del giudice o, al massimo, mercoledì prossimo per il Cda. Sempre che Antonini non riesca in una ulteriore strategia che faccia saltare i piani della maggioranza del board. Di certo, insieme al vice Bellingacci, ha dato vita – dopo lo scandalo Bps dello scorso febbraio, finito sui più autorevoli quotidiani finanziari italiani – ad una nuova telenovela. Una fiction, non certo positiva neanche per l'immagine della controllata Bps, il cui titolo sembra scontato: Die hard, “Duri a morire”.
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