Aumentare il prelievo dei cinghiali, anche aumentando il numero dei cacciatori, realizzando corsi di formazione e di specializzazione per agricoltori e cacciatori “al fine di creare squadre di coadiuvanti alle attività di controllo”. Creando un sistema unico di monitoraggio digitale dei prelievi a livello digitale.
E’ quanto prevede il nuovo Piano nazionale per la cattura, l’abbattimento e il destino delle carcasse di cinghiale nelle aree non interessate dalla Psa emesso con ordinanza n. 1/2026 dal commissario straordinario alla Peste suina africana.
Il Piano si compone si 7 articoli e prevede gli interventi da attuare tra il 2026 e il 2028.
Le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, nel caso in cui non risultino già conformi, devono adeguare tempestivamente i propri Piani regionali per gestione, controllo ed eradicazione della della Peste Suina Africana (PSA) nei suini di allevamento e nella specie cinghiale (Sus scrofa) (PRIU) e la programmazione dell’attività venatoria e di controllo della popolazione di cinghiali al fine di conseguire gli obiettivi di prelievo del nuovo Piano.
Gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), i Comprensori Alpini (CA) e gli Istituti di gestione faunistica privati (AFV, ATV) “devono realizzare una rilevante intensificazione della caccia di selezione al cinghiale su tutto il territorio venabile (anche nelle aree di caccia assegnate alle squadre)”.
Regioni e Province Autonome devono assicurare “una rilevante intensificazione dell’attività di controllo della popolazione di cinghiali” su tutto il territorio di competenza, “compreso il territorio venabile, nonché quello utilizzato per la caccia collettiva e di selezione al cinghiale”.
Anche i soggetti che gestiscono parchi e aree protette sono tenuti a realizzare il prelievo dei capi spettanti.
Si dovrà inoltre contrastare il foraggiamento, consentito solo quello attrattivo finalizzato al prelievo o alla cattura.
Nelle aree urbanizzate, siti archeologici e centri abitati l’obiettivo è “la rimozione di tutti gli esemplari di cinghiali presenti”.
Regioni, Province Autonome, ATC e CA sono invitati ad effettuare corsi di formazione per “ampliare la platea di praticanti la caccia al cinghiale, con particolare riferimento alle modalità selettive”. Anche creando squadre coadiuvanti le attività di controllo.
Si devono inoltre attivare “filiere regionali per la commercializzazione delle carni di selvaggina prevedendo adeguati numeri di centri di raccolta/sosta”, con specifici controlli sulla tracciabilità.
Le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano e gli Enti gestori delle aree protette “possono lasciare i capi abbattuti nella disponibilità degli operatori per finalità di autoconsumo o devolvere a fini caritatevoli”.