Cinghiali, lite sull'assegnazione delle zone di caccia al Trasimeno finisce a carte bollate - Tuttoggi

Cinghiali, lite sull’assegnazione delle zone di caccia al Trasimeno finisce a carte bollate

Massimo Sbardella

Cinghiali, lite sull’assegnazione delle zone di caccia al Trasimeno finisce a carte bollate

Autorizzazione sospesa a Vecchio Sorbo, il caposquadra denuncia il presidente Atc1 e il referente del Distretto 11
Lun, 20/01/2020 - 19:06

Condividi su:


Cinghiali, lite sull’assegnazione delle zone di caccia al Trasimeno finisce a carte bollate

La squadra di cacciatori cinghialisti denominata Vecchio Sorbo è pronta a trascinare in Tribunale l’Atc Perugia 1, nella persona del presidente e di quei consiglieri che hanno firmato il provvedimento con il quale è stata sospesa l’autorizzazione venatoria alla squadra stessa per la stagione in corso.

La denuncia è stata presentata alla Procura della Repubblica di Perugia, attraverso la stazione dei carabinieri di Città della Pieve, da Mirko Sonnati, caposquadra di Vecchio Sorbo.

In una ventina di pagine Mirko Sonnati ripercorre la vicenda che ha portato all’assunzione del provvedimento da parte del presidente dell’Atc Perugia 1.

Il cambio di zona e di capi assegnati

Il 20 settembre 2019 la squadra Vecchio Sorbo riceveva dall’Atc1 la comunicazione di essere stata ammessa “ad esercitare la caccia al cinghiale nella forma del prelievo in battuta” con l’iscrizione al registro nel comune di Città della Pieve – Distretto 11 del comprensorio di gestione D Trasimeno. Dieci giorni dopo l’Atc1 comunicava alla squadra Vecchio Sorbo anche i settori assegnati in via esclusiva con un piano di prelievo di 180 capi. Ciascuna squadra è infatti tenuta a rispettare l’abbattimento del numero minimo di capi assegnati e quindi l’indicazione di un numero ritenuto eccessivo rappresenta uno svantaggio.

Il modulo da accettare “senza condizioni”

L’Atc1 inoltrava contestualmente a Sonnati la dichiarazione sostitutiva di atto notorio (Dsan) per il ritiro dell’autorizzazione e del materiale; un prestampato dell’Atc1 nel quale chi firmava si impegna ad accettare “senza condizioni e/o riserve tutte le disposizioni in essa rinunciando fin d’ora a qualsiasi azione o eccezione in merito“, con l’accettazione anche del numero della quota di capi da abbattere.

La postilla aggiunta a mano

Sonnati, non intendendo rinunciare preventivamente all’eventuale difesa, ha aggiunto in calce allo stampato, a penna, di “essere stato obbligato” contro la propria volontà dal referente del Distretto 11, non condividendo i contenuti del documento. La postilla, aggiunta a mano, è stato controfirmata dal referente del Distretto 11, il quale però avvertiva il caposquadra che in caso di mancata apposizione incondizionata della firma in calce alla Dsna non avrebbe rilasciato l’autorizzazione ed il materiale. Da qui la firma di Sonnati, il quale ora ha però denunciato anche il referente del Distretto 11 per minacce.

La contestazione

Ma il 18 ottobre Sonnati inviava all’Atc1 una contestazione con istanza di accesso agli atti in relazione ai settori assegnati alla squadra Vecchio Sorbo. Contestando in particolare il fatto che il territorio dove precedentemente operava Vecchio Sorbo fosse stata assegnata alla squadra “La Pacifica Moderna” del referente del Distretto 11. Con un numero minimo minore di capi da abbattere per quest’ultima, nonostante l’assegnazione di un territorio più ampio.

Autorizzazione sospesa

Ma per tutta risposta l’Atc1 comunicava il 17 ottobre la sospensione dell’autorizzazione all’esercizio della caccia in forma collettiva alla squadra Vecchio Sorbo. Sospensione deliberata dall’Ufficio di presidenza dell’Atc Perugia 1 nella seduta del 16 ottobre 2019. Contestualmente si comunicava a Vecchio Sorbo che la sospensione sarebbe stata revocata in caso di firma dello stampato della Dsna incondizionata.

Un provvedimento che per Vecchio Sorbo – secondo la denuncia presentata da Sonnati – è stato adottato dall’Atc1 in violazione dei diritti dei cacciatori della squadra e del regolamento regionale 34/99. Da qui l’ipotesi di abuso d’ufficio nei confronti del presidente dell’Atc1 e dei membri del Comitato di gestione che hanno votato il provvedimento).

Aggiungi un commento