Cinghiali, LAC attacca: fronte comune agricoltori-cacciatori per la filiera delle carni - Tuttoggi.info

Cinghiali, LAC attacca: fronte comune agricoltori-cacciatori per la filiera delle carni

Redazione

Cinghiali, LAC attacca: fronte comune agricoltori-cacciatori per la filiera delle carni

Mer, 24/12/2025 - 17:20

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“La caccia l’origine dei mali che oggi vengono denunciati”. Così la LAC (Lega Abolizione Caccia) Umbria replica all’allarme lanciato da agricoltori e cacciatori sull’eccessiva presenza di cinghiali a Colfiorito, puntando l’indice contro la gestione del Parco. Federcaccia, esprimendo solidarietà agli agricoltori di Coldiretti, ha parlato di aree protette che, se non gestite, diventano serbatoio per la riproduzione dei cinghiali. Invitando ancora una volta cacciatori e agricoltori a far fronte comune e avanzando proposte alle istituzioni e alla politica.

Falso, secondo la LAC. Che replica: “Quando si spara al bersaglio grosso, piuttosto che ai giovani e ai maschi adulti, si destruttura il branco, si disperde e si innesca una proliferazione incontrollata da parte delle ‘matrone’ che prima della loro uccisione “governavano e contenevano” l’estro delle altre femmine dell’intero branco. Ma guarda caso, ora gli interessi degli agricoltori e quelli dei cacciatori, un tempo acerrimi nemici ora collimano, ed entrambi stranamente, indicano il cinghiale come il male da combattere, da regolare, da controllare e senza i cacciatori, a loro dire, questo non sarebbe possibile”.

“E’ vero invece – prosegue la LAC – l’esatto contrario, l’esplosione demografica del cinghiale è proprio originata dalla caccia come fino ad oggi viene esercitata e concepita: la caccia in battuta è l’origine del male, non la soluzione. Quella strana coppia, agricoltori e cacciatori, vogliono oggi la stessa cosa: la filiera della carne di cinghiale, ingestibile a livello amatoriale, inutile, costosissima, complicata dalla peste suina.
Anche un bambino dell’asilo infantile capirebbe che i due obiettivi che si vogliono raggiungere, sono incompatibili tra loro: o si vuole contenerne i numeri, i danni, i pericoli della presenza del selvatico, oppure si costruisce una filiera della carne …che deve però essere alimentata e sostenuta tutto l’anno e quest’ultimo obbiettivo, pone di fronte a tutte le persone di buon senso la grande contraddizione: sparargli …ma non troppo, altrimenti finisce il gioco, finisce la fonte di reddito come le spese per il divertimento, la manutenzione delle vetture, le spese veterinarie, le pallottole, la benzina, i fucili, i cani che mangiano tutto l’anno”.

“Ora – accusa la LAC – anche gli agricoltori vogliono entrare in partita e fanno sponda ai lamenti fatti di comunicati stampa, di omologazione delle idee e una coincidente finta narrazione dei danni, pur veri, ma sempre ingigantiti e distorti, senza mai indicare la vera origine del male: la caccia! Se dopo oltre 30 anni di battute al cinghiale, siamo ancora qui a disquisire sul fatto che la caccia non sia stata capace di arginare il problema e anzi, oggi è esploso in maniera incontrollata, beh crediamo che qualsiasi persona dotata di un minimo di buon senso, possa e voglia porsi le domande giuste, sul perché questo sia potuto accadere e su chi oggi – concludono gli animalisti – non voglia risolvere il problema affrontandolo nella giusta maniera”.

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