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Cinghiali, il Wwf: la caccia è il problema all’origine, non la soluzione

Anche il Wwf Perugia, attraverso il suo presidente Sauro Presenzini, interviene sul tema della presenza dei cinghiali. Un tema sul quale dibattono molto agricoltori, cacciatori e ambientalisti, oltre agli amministratori pubblici. Non a caso l’assessore regionale Roberto Morroni, nel suo primo incontro con le associazioni venatorie, ha indicato nel contenimento dei cinghiali in Umbria la priorità in questo momento.

Le stime più attendibili della presenza dei cinghiali in Italia – ricorda Presenzini – parlano di oltre un milione, contro i 600mila di dieci anni fa.
Sono oggi ovunque, anche in aree urbane, in qualche caso hanno raggiunto il centro di grandi città, diventano confidenti e in alcuni casi rappresentano un vero pericolo, a causa dei sempre maggiori e frequenti incidenti stradali, aggressioni, distruzioni di interi raccolti. Stiamo parlando del cinghiale, un mammifero artiodattilo, che da sempre ha abitato il nostro paese, ma che negli ultimi anni, sono diventati una vera ‘emergenza
‘”.

Ma per il Wwf la soluzione non è quella prospettata, ovvero “sparare“, concedendo “maggiori libertà ai cacciatori”.
Il cacciatore ‘salvatore della Patria, dopo decenni di abbattimenti, di contenimenti, di battute, di piani straordinari di prelievo (complice la politica), continua a proporsi come la soluzione del problema. E’ il cacciatore invece – accusa Presenzini – il vero problema (ed è l’origine di esso)“.

Presenzini ricorda che il cinghiale maremmano (sus scrofa) della famiglia dei suidi, era un “mite” cinghiale piccolo di taglia, max 70-80 kg che faceva una sola cucciolata all’anno di 2-3 esemplari, esso è stato oggi ormai “eradicato” soppiantato da un “porcastro” proveniente dall’est europeo.

Il cinghiale ungherese (introdotto in Italia esclusivamente per fini venatori) – prosegue – è invece del tutto alieno per i nostri territori, ha una taglia anche tripla rispetto al piccolo maremmano, la sua prolificità è quadruplicata, sfornando carovane grufolanti di 10-12 piccoli cinghiali, di norma due volte l’anno, ma anche tre volte, cosa non infrequente, in presenza di abbondanza di cibo e clima favorevole. Carovane grufolanti che diventeranno poi il “bersaglio mobile”, per il sollazzo e gioco dei provetti e nostrani ‘Rambo’”.

Da qui l’esplosione demografica del cinghiale alloctono. Secondo Presenzini la preoccupazione per i danni arrecati all’agricoltura è solo un pretesto per i cacciatori. Ed invita gli agricoltori, che giustamente lamentano i danni ingenti procurati loro dai cinghiali, a ragionare sulle conseguenze delle politiche venatorie degli ultimi anni.

Il cacciatore – accusa Presenzini – ha un interesse contrapposto all’eliminazione definitivo del problema, all’eradicazione di questa presenza invasiva, al cacciatore interessa mantenere invece quel giusto livello di consistenza della specie, al fine di perpetuare il suo privato divertimento“.

Per il Wwf, dunque, intensificare la caccia al cinghiale non è una soluzione, “non solo perché non fa altro che premiare chi sta alla radice del problema, ma anche e soprattutto perché crea un vero e proprio circolo vizioso“. E cita studi scientifici che dimostrano È stato dimostrato che quanto più è alta la pressione venatoria, tanto più aumenta la fertilità degli animali.

E l’abbattimento concentrato sulle classi adulte provoca quella che i tecnici faunistici chiamano destrutturazione della popolazione di cinghiali, aumentano esponenzialmente le classi 0 e 1, cioè i piccoli, sono proprio loro a fare più danni all’agricoltura, perché si muovono di più e soprattutto mangiano di più.

La tecnica di prelievo denominata “braccata”, poi, fa più danni che altro secondo il Wwf, “anche perché disturba l’altra fauna ed è pericolosissima come dimostra la casistica di incidenti, anche mortali”.

E concentra ulteriormente l’abbattimento sugli esemplari adulti.Se dal folto della macchia, sbucano inseguiti dai segugi, una scrofa da 100 kg e 6 o 7 cinghialetti da 10-15 kg. (estremamente mobili), un qualsiasi cacciatore – conclude Sauro Presenzini – sparerà alla scrofa, perché il bersaglio è più grande e dunque più facile …e perché la carne a disposizione sarà molta di più“.