Politica

Cinghiali, Federcaccia risponde alla Regione: “Sinergia con l’agricoltura necessaria, ma serve un sistema strutturato e centri di raccolta subito operativi”

“Il mondo venatorio non è una controparte, ma l’alleato indispensabile per il contenimento dei danni da fauna selvatica”. Così Federcaccia Umbra all’indomani delle dichiarazioni dell’assessore Simona Meloni nel resoconto dell’incontro avuto insieme alla presidente Stefania Proietti con i rappresentanti di Coldiretti nel corso della manifestazione di mercoledì mattina. “Il principio – ha detto l’assessore Meloni come riportato dalla nota della Giunta regionale – è netto: l’agricoltura deve essere preminente rispetto alla caccia”.

Da qui la dichiarazione della Federcaccia Umbra, che ribadisce: “Siamo pronti a fare la nostra parte al fianco degli agricoltori, ma i risultati concreti si ottengono solo con una sinergia reale e un sistema di gestione serio. La caccia al cinghiale oggi è un tassello fondamentale di pubblica utilità per la tutela delle colture”.

Una riforma per responsabilizzare, non per difendere privilegi

Federcaccia Umbra riaffermerà in sede di Consulta faunistica che le proposte di modifica al regolamento non nascono per difendere la ‘braccata’ o singole categorie di cacciatori, ma per responsabilizzare ogni singolo operatore. “Il principio di democraticità è sacro – continua la nota – ma l’obiettivo prioritario è il contenimento. Per questo proponiamo di assegnare a ogni forma di caccia un territorio specifico. Solo così, a fine stagione, sarà possibile valutare l’efficacia delle azioni e, se necessario, individuare le responsabilità dei mancati prelievi”.

L’emergenza filiera: senza centri di raccolta il sistema si blocca

Federcaccia solleva poi una questione tecnica di vitale importanza che rischia di vanificare ogni sforzo: la gestione delle carcasse. Ad oggi, la filiera della carne di selvaggina rimane un progetto sulla carta. “Il cacciatore, pur con tutta la buona volontà, non sa dove consegnare i capi abbattuti. Non ci sono centri di raccolta pronti a ricevere la selvaggina. Senza una soluzione logistica e commerciale immediata, il rischio concreto è il blocco totale dei prelievi”.

Le richieste alla Regione e agli ATC

Federcaccia Umbra chiede l’attivazione urgente di un tavolo di confronto tra Regione, ATC e associazioni venatorie per definire un percorso chiaro:
1. Centri di Raccolta: Mettere il cacciatore in condizione di consegnare e vendere il capo abbattuto legalmente.
2. Costi delle fascette: Chiarire in modo inequivocabile che le fascette per i capi prelevati in istituti pubblici (ZRC, ART) o tramite trappolaggio gestito dagli ATC devono essere a carico degli Ambiti e non dei cacciatori.

“La buona volontà dei cacciatori umbri è massima – conclude Federcaccia – ma per trasformarla in risultati serve una regia regionale che affronti i problemi strutturali, dalla logistica della filiera alla gestione dei costi, passando per una mappatura precisa delle responsabilità sul territorio”.