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CINEMA, SANDRO MORICHELLI ALLA CORTE DI NANNI MORETTI PER “HABEMUS PAPAM” (Guardalo da Cardinale)

82 anni e non sentirli. Tanto da prender parte, ormai da più di 3 mesi, alle riprese di “Habemus Papam” l’ultima fatica di Nanni Moretti. Sandro Morichelli, classe ’28, spoletino doc e decano della stampa umbra, dallo scorso febbraio è infatti alla corte del noto regista che lo ha voluto per interpretare uno dei cardinali che compongono il conclave che eleggerà il nuovo pontefice.

Il film – Il set è superblindato e si conosce poco anche della sceneggiatura (scritta da Moretti, Federica Pontermoli e Francesco Piccolo). “Una commedia con parentesi oscure” l’ha definita Moretti che nel film interpreterebbe (il condizionale è d’obbligo) il ruolo di uno psicoanalista al quale il nuovo pontefice si affiderà per superare paure ed incertezze circa il delicato incarico che è stato chiamato a ricoprire. Prodotto da Sacher Film e Fandango, il film, che parteciperà al prossimo festival di Venezia, vanta quali interpreti Michel Piccolo, Margherita Buy, Jerzy Sturh, Renato Scarpa e Franco Graziosi. L’opera cinematografica è il frutto di molte ricerche, incluso un lungo incontro con Monsignor Gianfranco Ravasi (lo scorso anno presente al Festival dei 2 Mondi quale curatore di Apokalipsis).

Morichelli Cardinale – sarà per la sua prestanza fisica, che potrebbe ancora far invidia a più di un 60enne, per l’eleganza dei modi o per i suoi occhi azzurri; fatto è che Nanni Moretti, quando ha ‘incrociato’ Morichelli, non ha avuto dubbi nell’affidargli il ruolo di uno dei cardinali. Per il giornalista umbro non è questa la prima esperienza sul set. Nel 1951 ha infatti indossato i panni di un legionario nel celebre “Quo vadis”, divenendo buon amico di Peter Ustinov che interpretava la figura di Nerone. Nel 1962, sempre quale comparsa, ha partecipato alle riprese di “Vie privèe”, il capolavoro di Louis Malle con Marcello Mastroianni e Brigitte Bardot girato fra Spoleto e Ginevra. 13 anni più tardi eccolo indossare il saio di un Abate nel film “Cagliostro” del regista Daniele Pettinari.

La sua attività di giornalista, mai interrotta, comincia nel 1949 come collaboratore del “Centro Italia” (pubblicazione fondata dall’ingegner Dino Mattoli, per approdare, un anno dopo, a “Il messaggero” (con Ubaldo Deodori e Franco Faina). Per 12 anni è corrispondente ed inviato speciale de La Nazione, per 20 de “Il Tempo”. Per più di un decennio ha diretto la redazione spoletina del Corriere dell’Umbria. Qualche tempo fa ha donato l’intero archivio del “Centro Italia”, “La Nazione” e “Il Tempo” alla sala stampa dell’Arcivescovado di Spoleto-Norcia, arricchendo la struttura di una preziosa ‘memoria storica’.