“Nella gioia, nella rabbia e nel distruggere la gabbia. Ciao Sara, ribelle come noi“. La Digos indaga anche a Perugia sulla scritta comparsa nella notte tra sabato e domenica su un muro lungo via Pievaiola, “siglata” con la “A” cerchiata del movimento anarchico, insieme alla falce e al martello e alla stella. Una scritta che si accompagna a messaggi di solidarietà, vicinanza e rivendicazioni che sono comparse sui social e in rete, dopo la morte di Sara Ardizzone, trovata senza vita insieme al compagno Alessandro Mercogliano nel rudere di un casolare nel parco degli acquedotti di Roma. Morti dovute allo scoppio di un ordigno rudimentale che i due, presumibilmente, stavano confezionando, non si sa ancora per quale obiettivo e con quali finalità (se dimostrativa, secondo il tradizionale modus operandi che ha contraddistinto il gruppo anarchico negli ultimi anni, oppure allo scopo di colpire qualcuno).
E’ quello che gli investigatori stanno cercando di scoprire, attraverso il vaglio del materiale rinvenuto nelle abitazioni dove i due avevano vissuto e nei due cellulari posti sotto sequestro.
A Perugia Sara, morta all’età di 36 anni, aveva vissuto, frequentando il Liceo Classico “Mariotti”. Anni in cui è iniziato il primo impegno politico, con l’elezione nella Consulta degli studenti. Poi le frequentazioni nell’area anarco-insurrezionalista, con i contatti con il movimento anarchico in particolare di Foligno e di Spoleto.
Da qui anche le attenzioni della Digos di Perugia – perquisita anche l’abitazione dove aveva vissuto il Valnerina – parallelamente alle indagini che vengono svolte a Roma. Quelle nella capitale sono finalizzare a scoprire innanzi tutto quale fosse l’obiettivo dell’ordigno – si pensa comunque non distante dal luogo dell’esplosione – ed anche eventuali complici della coppia. Sara e Alessandro sarebbe stati accompagnati da qualcuno nel casolare dove hanno trovato la morte. Lui perché investito dall’esplosione, lei per il crollo del tetto dell’edificio.