Economia & Lavoro

Cia Umbria, 2016 anno nero per l’agricoltura

Il 2016 è stato un anno nero per il settore primario. A sostenerlo è Domenico Brugnoni, presidente di Cia Umbria, nella sua relazione alla Direzione regionale dell’Organizzazione, tenutasi il 15 marzo a Perugia alla presenza del vicepresidente nazionale Antonio Dosi.

L’agricoltura italiana – ha ricordato il presidente – ha perso nel 2016 lo 0,7 per cento del suo valore aggiunto facendo registrare, dopo finanza e assicurazioni, la peggiore performance tra le attività economiche nazionali. Le quotazioni dei prodotti all’origine, rispetto al 2015, hanno ceduto oltre 5 punti percentuali, con il prezzo del grano mai così basso dal 2009. Nel 2016 abbiamo assistito a un netto peggioramento della sostenibilità economica aziendale con una flessione del reddito in Italia per unità di lavoro agricola pari all’8 per cento, contro una media europea del 2 per cento. Il Belpaese è diventato così fanalino di coda nella classifica dell’Ue”.

Non va meglio all’Umbria dove le criticità sono ancora tante, “a partire dagli inconcepibili ritardi – ha continuato Brugnoni – nel pagamento dei contributi comunitari da parte di Agea (manca buona parte del 2015) che, nonostante il via libera della Commissione europea, non sta erogando quanto dovuto alle imprese umbre. Lungaggini inspiegabili si registrano anche nell’attivazione piena dei bandi della nuova programmazione.”

Nella nostra regione ci sono tante risorse pubbliche da utilizzare nei prossimi anni: 877 milioni solo per il Psr, cui vanno aggiunte quelle del Fondo per le aree interne.

La Cia Umbria chiede che tali fondi vengano velocemente impegnati per realizzare misure volte a: migliorare la competitività delle aziende; creare start up di giovani agricoltori; qualificare i prodotti; sostenere investimenti in direzione della green economy;  riconoscere le cosiddette esternalità positive; valorizzare il ruolo sociale delle imprese agricole multifunzionali;  avviare una nuova politica di promozione  delle risorse ambientali, paesaggistiche, turistiche e agricole in primo luogo nelle aree protette (Parchi Regionali); definire una nuova programmazione dell’attività faunistico-venatoria per riportare in limiti accettabili le popolazioni di selvatici dannosi per l’agricoltura e per la zootecnia (cinghiali, lupi, nutrie etc.).

Servono inoltre sostiene la Cia chiare ed efficaci misure per aggregare le filiere produttive, per garantirne la  tracciabilità,  per rendere  più forte l’imprenditoria agricola e metterla  in condizione di confrontarsi ad armi pari  nei principali comparti produttivi dell’agroalimentare umbro: cerealicolo, zootecnico, olivicolo, vitivinicolo al fine di  recuperare valore a vantaggio del settore  primario e competere su un mercato nazionale e internazionale sempre più selettivo.

Quanto al recente sisma, occorre una straordinaria strategia di rilancio economico che investa tutta l’Umbria  “ai   danni ad oggi accertati per 23 miliardi e 530 milioni di euro, si aggiungono quelli indiretti: il turismo è stato azzerato in tutto il territorio regionale. Per far fronte all’emergenza – conclude il presidente Brugnoni – si dovranno costruire ancora numerosi alloggi provvisori nei comuni di Norcia, Cascia e Preci ma anche diverse attività produttive e servizi sanitari, sociali e scolastici. Dovranno essere ripristinate le principali infrastrutture stradali per i collegamenti interregionali con Lazio e Marche e parte della viabilità interna, strategica per molte attività produttive e turistiche, come quella che conduce a Castelluccio dove gli agricoltori devono ancora seminare la lenticchia.

Legume antichissimo e prezioso che  garantisce reddito ai coraggiosi produttori che lo  coltivano da sempre a 1500 metri sui piani carsici dei Sibillini, regalando ogni anno uno degli spettacoli più emozionanti e conosciuti al mondo opera dell’uomo e della natura: la “Fiorita”. Per questi luoghi in particolare , dovrà essere individuata e sostenuta una crescita  sociale ed economica ispirata ad una visione strategica di rilancio dell’Appennino e delle Aree interne e con esse del ruolo fondamentale dell’agricoltura e della zootecnia ”.

Brugnoni ha concluso il suo intervento con un appello al governo e alle istituzioni regionali e locali: “ è necessario definire con urgenza un quadro di certezze per gli agricoltori, abbattendo una burocrazia asfissiante che ogni anno tra ritardi, lungaggini, disservizi, inefficienze, brucia 4 miliardi di valore del settore primario e sottrae ad ogni  Azienda oltre 100 giornate lavorative.

Solo così, si potrà intravedere un futuro per i tanti giovani che negli ultimi anni hanno deciso coraggiosamente di intraprendere l’attività agricola; ragazzi che  rischiano invece, in preda alla delusione ed alla frustrazione, di rimanere prigionieri della macchina amministrativa e di essere precocemente espulsi dal mondo agricolo.  Questi e tanti altri, saranno i temi che la Direzione della Cia dell’Umbria, porterà con una numerosa  delegazione di agricoltori, all’attenzione della  Conferenza Economica  nazionale in programma a Bologna nei giorni 29, 30 e 31 marzo.