Perugia

Caso fentanyl a Perugia, Forum Droghe: solidarietà agli operatori indagati


Forum Droghe esprime solidarietà alla coordinatrice e ai due operatori della cooperativa Borgorete rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta perugina legata al ritrovamento, nell’aprile 2024, di una dose di eroina risultata contaminata da fentanyl.

Secondo quanto riportato dalla stampa, l’accusa contestata è quella di favoreggiamento, per un presunto ostacolo alle indagini finalizzate a risalire alla provenienza della sostanza. Il processo dovrà accertare i fatti, ma già oggi la vicenda impone una riflessione pubblica e politica sul ruolo dei servizi di riduzione del danno e di bassa soglia.

“Ferma restando la presunzione di innocenza e il pieno rispetto del lavoro della magistratura, vogliamo esprimere la nostra vicinanza agli operatori coinvolti”, dichiara Stefano Vecchio, presidente di Forum Droghe. “Chi lavora nei servizi di bassa soglia opera ogni giorno in contesti complessi, spesso in condizioni difficili, con l’obiettivo di prevenire morti, intercettare rischi, costruire relazioni di fiducia con persone che altrimenti resterebbero completamente fuori dal sistema dei servizi”.

Per Forum Droghe, il punto decisivo è non confondere la tutela della salute con l’attività investigativa. “I servizi di riduzione del danno non sono presidi di polizia giudiziaria, ma strumenti sociosanitari riconosciuti, necessari e fondati su un presupposto essenziale: la possibilità per le persone che usano sostanze di rivolgersi agli operatori senza paura di essere esposte, denunciate o identificate. Non è un caso che la legge prevede il segreto professionale proprio al fine di garantire quella fiducia tra persone e servizi che è alla base del diritto alla salute”, sottolinea il Presidente.

“Nel momento in cui si incrina questa fiducia”, prosegue Vecchio, “si produce un danno enorme. Le persone non porteranno più le sostanze ad analizzare, non chiederanno aiuto in caso di rischio, non segnaleranno situazioni potenzialmente letali. Davanti a sostanze come il fentanyl, questo non aumenta la sicurezza: la diminuisce. La riduzione del danno funziona proprio perché crea uno spazio protetto, non giudicante, in cui è possibile prevenire overdose, contaminazioni e decessi”.

Forum Droghe ricorda che i servizi di drug checking, di prossimità e di bassa soglia sono parte integrante delle strategie più avanzate di salute pubblica. La loro efficacia dipende dalla riservatezza, dall’accessibilità e dalla credibilità degli operatori nei confronti delle persone che usano sostanze. Trasformare questi luoghi in terminali dell’indagine penale significa snaturarne la funzione e allontanare proprio le persone più esposte ai rischi.

“La priorità, in un caso come quello di Perugia, dovrebbe essere rafforzare i servizi, non metterli sotto accusa”, afferma ancora Vecchio. “Se una sostanza contaminata arriva sul territorio, il primo obiettivo deve essere far emergere rapidamente l’informazione, diffondere allerte sanitarie, proteggere le persone. Questo è possibile solo se chi usa sostanze sa di poter contare su operatori indipendenti, competenti e rispettosi della riservatezza”.

Forum Droghe chiede quindi che questa vicenda non diventi l’occasione per colpire o delegittimare la riduzione del danno, ma al contrario per chiarire e rafforzare le garanzie operative dei servizi di bassa soglia. Serve un quadro certo che protegga il lavoro sociosanitario, la confidenzialità della relazione d’aiuto e l’accesso sicuro ai servizi, soprattutto in presenza di scenari di rischio legati alla comparsa di oppioidi sintetici e sostanze adulterate.

“I rischi connessi all’uso di droghe non si evitano rompendo il legame tra operatori e consumatori”, conclude Vecchio. “Si fa investendo in riduzione del danno, drug checking, prossimità, informazione e salute pubblica. I Paesi nei quali il fentanyl o altre droghe illegali sono diventate un’emergenza sono quelli più inutilmente repressivi e che non hanno adottato, o lo hanno fatto con grave ritardo, la strategia della Riduzione del Danno. Criminalizzare o intimidire chi lavora su questo fronte è una scelta pericolosa, miope e controproducente”.