A venti mesi dalla scomparsa di Riccardo Branchini e a pochi giorni dalle nuove ricerche lungo il Furlo, sua madre Federica Pambianchi pubblica un video appello con una domanda diretta: “Cosa deve fare una madre per essere ascoltata?”.
Intanto cresce la mobilitazione online con oltre 34.000 persone che hanno firmato su Change.org la petizione per “lo svuotamento della diga del Furlo”, che chiede alle istituzioni di tornare a valutare lo svaso del bacino dove furono ritrovati l’auto e gli effetti personali del ragazzo per non escludere nessuna strada utile a chiarire cosa sia accaduto a Riccardo.
“Non cerco polemiche né responsabilità da attribuire”, si legge nella petizione lanciata da Federica. “Chiedo soltanto che non venga lasciata intentata nessuna strada che possa aiutare a fare chiarezza su ciò che è accaduto a mio figlio“. È la stessa richiesta che migliaia di firmatari rilanciano nei commenti, tra chi la definisce “un atto d’amore per una mamma” e chi scrive: “Una mamma ha il diritto di sapere se suo figlio sia lì sotto”.
Federica ha continuato a cercare anche da sola: nelle ultime settimane ha consegnato alla Procura alcuni indumenti trovati vicino al fiume e il 23 giugno è tornata al Furlo con i volontari, perlustrando l’area con il metal detector.
Finora il Servizio Ambiente della Provincia di Pesaro e Urbino ha giudicato lo svuotamento “incompatibile” con la tutela del sito e non praticabile nelle condizioni indicate dal gestore Enel Green Power. Il 15 giugno la madre si era rivolta direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Da madre a madre