Una battaglia legale per un piccolo immobile rurale in località Santa Fista (Citerna) si è conclusa con un enorme punto a favore degli inquilini, due fratelli a rischio sfratto fino a pochi giorni fa.
Il Tribunale Civile di Perugia ha infatti rigettato l’istanza di rilascio immediato dell’abitazione presentata dalla Scuola Arti e Mestieri G.O. Bufalini (proprietaria), confermando il diritto dei fratelli a restare nella loro casa.
Le origini del caso: un accordo di solidarietà
La vicenda affonda le radici nel 2011, quando tra l’Opera Pia (in questo caso proprio la Bufalini, oggi Asp) e i due fratelli venne siglato un accordo transattivo per chiudere una precedente causa di usucapione (ovvero la richiesta degli inquilini di essere riconosciuti legalmente proprietari dell’immobile avendovi risieduto per decenni).
Grazie alla mediazione dei Servizi Sociali del Comune di Citerna, l’immobile fu concesso in comodato d’uso gratuito per rispondere ad un’esigenza abitativa primaria, data la condizione di fragilità economica e di salute dei due uomini (uno dei quali invalido al 100%).
Il “caso del tetto” e l’intimazione di sfratto
Il conflitto legale è esploso nel settembre 2025, a seguito del cedimento di una trave del tetto. La Scuola Bufalini, citando “motivi di sicurezza e inagibilità”, aveva intimato ai fratelli il rilascio immediato dell’immobile, sostenendo pure che il contratto fosse un “comodato precario” (sorta di prestito gratuito senza una data di scadenza prestabilita, che per legge permette al proprietario di riavere indietro il bene in qualsiasi momento e a semplice richiesta).
La decisione del giudice
Di fronte al rifiuto dei fratelli – difesi “pro bono” dagli avvocati Elisa Martinelli e Samuel Fedele – la proprietà ha comunque proceduto con l’intimazione di sfratto, trovando però la ferma opposizione della difesa che ha superato le tesi della proprietà: i legali hanno infatti dimostrato non solo l’avvenuta messa in sicurezza del tetto e l’assenza di un’inagibilità ufficiale, ma hanno contestato l’errata interpretazione del contratto: il rapporto non era “precario”, bensì un comodato a termine legato alle necessità vitali degli occupanti.
Il Giudice Giulio Berti, sciogliendo la riserva, ha quindi dato ragione ai fratelli, confermando che il diritto all’abitazione prevale sulla pretesa di restituzione, specialmente in mancanza di un “bisogno urgente e impreveduto” che giustifichi l’allontanamento coatto dei due uomini.
Cosa succede ora?
Il procedimento non è concluso, ma si sposta nel merito. Il giudice ha disposto il mutamento del rito e assegnato 15 giorni per l’avvio della mediazione obbligatoria (le parti dovranno incontrarsi davanti ad un terzo soggetto imparziale per cercare di trovare un accordo amichevole senza che sia il giudice a dover emettere una sentenza). Se non si troverà un accordo, le parti torneranno in aula il 16 giugno 2026 per l’integrazione delle prove. Per ora, però, l’allarme sfratto rientra, lasciando una boccata d’ossigeno ad una famiglia che rischiava di finire in mezzo alla strada.