Capitale Italiana Cultura, arriva la Banda dei Quattro | “Era già tutto previsto”

Capitale Italiana Cultura, arriva la Banda dei Quattro | “Era già tutto previsto”

Non una, ma ben 4 candidature umbre, salvo sorprese | Spoleto, Foligno, Orvieto e Todi in lotta come i Clan scozzesi | Il progetto di Foligno

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di Carlo Vantaggioli e Sara Cipriani

E che te pare??? O meglio, per dirla alla Cocciante, “era già tutto previsto”! E così, per la prestigiosa corsa a Capitale Italiana della Cultura, si appressano ben 3 candidature umbre. Spoleto, la prima a lanciarsi nella plaza de toros il 2 marzo, seguita la scorsa settimana dal tandem Todi-Orvieto, in un sol grido unite e l’entrata in extremis Foligno che ieri mattina (28 marzo) ha presentato il suo progetto a soli tre giorni dalla chiusura del bando.
Mentre Spoleto sta già esaminando i circa 100 progetti ricevuti dopo la richiesta pubblica di interesse rivolta alla città, il giorno in cui si celebrava la comparsa sulle scene, 40anni fa, del Rag. Ugo Fantozzi, eccoti invece arruolate anche le altre due agguerrite concorrenti (salvo sorprese dell’ultimo minuto).
La ricorrenza fantozziana sembra cadere a puntino sulle vicende umbre. Il maestro di vita Rag. Ugo, non va dimenticato, fece il suo ingresso nella Megaditta Galattica con la mansione di spugnetta per francobolli. E così con le lingue felpate ci si appresta alla ennesima spaccatura, per il quarto di gloria da un milione di euretti, che è natura insopprimibile della gente umbra. A noi gli scozzesi con i loro Clan ci fanno… solletico, per non citare altre espressioni gergali che non fanno “fino” in un articolo di giornale. Quelli si accapigliavano tra famiglie che possedevano minimo un castello, e qui da noi invece vige la ferrea regola, sempre citata da un compianto maestro di vita, del “dividiamoci in gruppi di uno”!
A volerla vedere come espressione di una “massa critica storico-culturale” copiosissima in una regione iper-ricca di storia, la candidatura delle 3-4 municipalità ha la sua ragion d’essere. Se non fosse che tutti gli altri concorrenti nazionali se la ridono di gusto perché di capitale, in ogni caso, nel bando ne è prevista solo una e di “massa critica” esiste solo quella del Bosone di Higgs, detta anche particella di Dio. In Umbria, terra di Santi, Mistici, Anacoreti e a volte anche di anacoluti, abbiamo invece la “la mano de Dios” alla Maradona. Una furbata per ogni necessità. Furbissimi, come la Banda dei Quattro di cinese memoria.
Abbandonata ogni ragionevole speranza che qualcuno si faccia da parte, ci vorrebbe davvero l’aiuto dell’Altissimo per ungere il capo degli amministratori delle rispettive città concorrenti per un dialogo spirituale, seppure tardivo, ma finalmente unitario verso la meta agognata. Ossia, facile facile,  una sola città spinta da tutti.
E si che di esperienze in candidature sfigate questa regione batte i record. Vedi Perugia che ha voluto provare il brivido di perdere le gare sulle candidature a Capitale Europea della Cultura (vinse Matera) e Capitale Europea dei Giovani 2017 (vinse Varna), mentre rimane in piedi la candidatura a Parco delle Città Murate d’Europa e del Mediterraneo. Sempre che non decida di partecipare la Cina con la Grande Muraglia.
In effetti, per non farsi mancare nulla, si potrebbe candidare in più proprio Perugia a Capitale italiana della Cultura, che il progetto ce l’ha bello che pronto, e così faremmo una bella cinquina di concorrenti umbre. Che non è Tombola, Sette e Mezzo e manco Rubamazzo.
Intanto le ‘dichiarate’ lavorano di buona lena per lucidare gli ori di famiglia e mettere sul piatto del concorso le idee migliori. Idee degne di una Capitale. La sfida è ambiziosa e il risultato impegnativo: sostenere per un anno il ruolo di ambasciatore, polo di attrazione e centro della cultura italiana. E se ‘centro’ è la parola chiave delle nostre pretendenti, quale migliore Regione potrebbe meglio rivestire questo ruolo nella prima edizione del bando indetto dal Mibact, se non l’Umbria.
Di certo il concetto di ‘centro’ sembra essere ripreso da almeno due delle città candidate, del progetto Orvieto-Todi non sono ancora stati resi noti i dettagli, così Spoleto prova a rispolverare il suo ruolo di Caput Umbriae, mentre Foligno cala la carta della posizione e si gioca la Rosa dell’Umbria.
L’ha spiegato bene, ieri mattina il sindaco Mismetti durante la conferenza stampa di presentazione della candidatura, Foligno se non proprio “centru de lu munnu”, almeno centro dell’Umbria lo è tutta. Insieme al primo cittadino il vicesindaco con delega alla cultura Rita Barbetti, e il dirigente Piero Lai, che insieme dal neoeletto responsabile dei musei comunali Roberto Silvestri, ha redatto il progetto.
Ecco, il progetto Foligno-  Più che una proposta, un report. Da come è stato descritto infatti il documento che sarà presentato il 31 marzo prossimo (deadline della candidatura a cui seguirà una prima scrematura di 10 candidate, da apposita commissione Mibact, il 30 aprile) sembra riepilogare in varie sezioni tutti i punti di forza della città – che non sono pochi – partendo da Gentile da Fabriano e l’influenza del gotico a Palazzo Trinci, tanto per dare un tocco di internazionale, passando dalla stampa della prima copia della Divina Commedia di Dante, puntando forte sul sistema museale folignate che conta almeno 10 esposizioni solo considerando quelli gestiti dal Comune. Il tutto condito dalle tante manifestazioni che durante l’anno tengono vivo il tessuto sociale cittadino e richiamano attenzione da ‘fuori confine’, dalla Quintana a scendere. Un buon resoconto che, comunque vadano le cose, sarà messo a disposizione di cittadini e turisti – e che “è importante perché ci dà la consapevolezza del grande risultato svolto in questo settore” ha detto il sindaco Mismetti.
Un gran lavoro, realizzato con professionalità in tempi molto ristretti, ma che sembra mancare di quel pathos e partecipazione popolare che tanto viene sollecitata dal bando di candidatura e che tanto ha pesato nella scelta di Matera, rispetto a Perugia. Quella stessa partecipazione che sembra invece aver pervaso Spoleto, attiva e sollecita nei confronti dell’amministrazione, che ha raccolto il suo centinaio di progetti proposti da associazioni e singoli, e si sta muovendo attivamente e in maniera coesa – udite udite la rarità – su social network e canali di comunicazione per un obiettivo finale comune.

Insomma, non ce l’ordina il medico di stare al tavolo delle candidature tutti sparpagliati per forza, spendendo dei soldoni con comitati guidati dai soliti noti che a questo punto, c’è da crederlo, portano anche un po’ male e oltretutto, al fin della licenza, stappano bottiglie di spumante brindando e sproloquiando “abbiamo perso, ma non siamo stati sconfitti” (On. Verini dixit). Se c’è una certezza, in questa nostra febbricitante regione, è quella che il patrimonio storico culturale è intangibile e non modificabile e la sua ricchezza è indiscutibile e certificata da studiosi di ogni dove. Si può essere capitali anche senza il marchietto e la capacità di chi amministra e di chi fa impresa nel settore della cultura e dell’ospitalità è proprio quella di investire nella comunicazione urbi et orbi di questo patrimonio inestimabile, creando le condizioni di una circolarità degli interventi che non siano relegati al famigerato “gruppo di uno” o di Clan scozzese, sopra ricordato. Basta a terne e quaterne magiche o immaginifiche. Lotta dura senza paura ma per una sola candidata, e così magari il milioncino se lo godono in più di uno, se ci sono progetti coesi e territorialmente sostenibili. “Abondandis in abondandum” direbbero Totò, Peppino e anche la Malafemmina.

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