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CANTI E DISCANTI: MARGHERITA HACK E GINEVRA DI MARCO INCANTANO IL PUBBLICO DI FOLIGNO (Foto TuttOggi)

di Elisa Panetto

Una minuta signora dai capelli color grigio, vestita di un’ampia camicia bianca e larghi pantaloni neri, un pò per comodità nei movimenti e un pò per contrastare l’opprimente afa di questi giorni di fine Luglio, aiutata nel cammino da un bastone di legno e dalla mano di una giovane amica. Sembrerebbe il ritratto di una qualsiasi anziana d’Italia, e certamente lo è per semplicità e dolcezza, se non fosse che al termine del suo percorso, ad accoglierla, c’era in realtà un tripudio di applausi, saluti e grida, un’ovazione come per una giovanissima rockstar. Il trattamento non poteva che essere questo se l’anziana signora in questione altri non è che l’ottantottenne astrofisica e divulgatrice scientifica di Firenze Margherita Hack. La giovane bionda che l’accompagnava era invece la quarantenne cantante, sua concittadina, Ginevra di Marco. Insieme, ieri sera, nella Corte di Palazzo Trinci, per “L’anima della Terra (vista dalle stelle)”, spettacolo di “Nuovi Eventi Musicali” e “Stazioni Lunari – No Music” ideato e diretto da Francesco Magnelli. Un progetto originale di parole e musica, in programma all’interno della nona edizione di “Canti e Discanti”, e che ha visto sul palcoscenico anche Francesco Magnelli, al piano e ai magnellophoni, Andrea Salvadori, alle chitarre e tzouras, e Luca Ragazzo, alla batteria.

Sembrava volesse esserci tutta Foligno a quest’evento. Tantissime le prenotazioni pervenute nel pomeriggio a Palazzo Trinci; lunga la fila per avere accesso alla sua Corte da Piazza della Repubblica, con spettatori impegnati fino all’ultimo nell’acquisto degli ultimi biglietti disponibili; diverso il pubblico costretto a rimanere in piedi per la mancanza dei posti a sedere, ubicati addirittura sotto il loggiato della Corte. Ad accoglierli la scarna scenografia dello scultore Alessandro Marzetti, fatta essenzialmente di alberi spogli (o quasi), stelle colorate e un orologio, con quest’ultimo atto a scandire il tempo che avanza mettendo in luce i problemi che l’uomo ha creato, ma anche il suono, la pancia e l’anima della Terra, come le parole degli avi e il susseguirsi della vita. Questo è l’habitat ideale che ha fatto da palcoscenico all’incontro di due ‘stelle’ toscane, Ginevra di Marco e Margherita Hack, impegnate in un percorso di rinascita spirituale e di speranza contro i soprusi e le debolezze umane. La loro è dunque un’indagine su alcune tematiche sociali scottanti, quali immigrazione (“non bisogna disprezzare per il diverso colore della pelle” ha avuto modo di dire la Hack) emigrazione, nuove energie, globalizzazione, lavoro (e “la vita dura dei pendolari”) e corruzione (per citarne alcune) con la di Marco impegnata ad interpretare alcune tra le melodie popolari più belle inerenti a questi argomentii, vale a dire musica etnica, popolare e cantautorato di qualità da tutto il mondo. Dunque un coinvolgente e appassionante viaggio verso tutti i continenti, con i canti dalla Bretagna, da Cuba, dalla Macedonia, dall’Albania, dall’Italia del Sud (in particolare dalla Sicilia) ed ovviamente dalla Toscana. La Hack era invece impegnata in riflessioni civili e sociali, puntualizzando ed espandendo i concetti con la forza delle parole ed il suo carisma, verso cui il pubblico folignate è caduto costantemente “vittima”. Tanto era infatti l’entusiasmo che salutava la fine dei discorsi della scienziata, che a fine spettacolo è stata inondata di strette di mano e dichiarazioni di stima.

Un’alternanza di voce cristallina – quella della cantante – e di voce ruvida – quella della scienziata – che dunque si precedono, si rincorrono e si incontrano in perfetta armonia ne “L’anima della Terra (vista dalle stelle)”. Ma è parso presto chiaro che si trattasse di un continuo “Margherita Hack Show”: la scienziata si lasciava infatti coinvolgere dai ritmi della musica, e per tutta la durata dello spettacolo era lì a battere i piedi, a muovere la testa, ad alzare e ad abbassare braccia e mani a tempo, ma anche ad alzarsi in piedi e a puntare il bastone, come in “Malarazza”, il pezzo storico di Domenico Modugno, o verso il “commendatore” della canzone di fine ‘800, rinominato subito dalla scienziata… Cavaliere. Non sono infatti mancate delle invettive nei confronti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “i soldi spesi per il G8 all’Aquila dovevano essere utilizzati per accelerare la ricostruzione”, “il falso in bilancio ora è un peccatuccio come un divieto di sosta”. O ancora “è meglio non pensare alle porcherie della giustizia. Tutti, ora, hanno paura di telefonare. Io no. Magari mi sentissero!”, ma la sua è anche una denuncia nei confronti della situazione attuale dei giovani, per cui “il patrimonio che si forma in Italia si butta. I giovani chiedono di poter fare e si lasciano aspettare”. E la crisi: “in questa crisi globale qualcuno è diventato più ricco e qualcun altro è rimasto in mutande. 1 miliardo di persone usa il 90% delle risorse, 5 miliardi il 10%, e noi sprechiamo senza rendercene conto. Dobbiamo avere più fratellanza nei confronti di chi non ha e deve esserci una lingua comune: quella della pace e della fratellanza. Il senso della vita è essere in pace con tutti gli esseri viventi e svolgere con serietà il proprio lavoro, perché tutti sono importanti”.

“L’anima della Terra (vista dalle stelle)”. Un’anima che è apparsa dunque in seria difficoltà, ma che attraverso la riscoperta del senso della vita, dell’amore e della fratellanza, o forse più semplicemente dell’essere umano, può guarire. E le stelle, dall’alto di quel palco, ci hanno visto bene.