di Elisa Panetto
E’ iniziato tra i fischi e finito tra gli applausi l’atteso concerto “Bar della Rabbia” dello “stornellatore moderno” e “cantautore metropolitano”, tra i più apprezzati del momento, Alessandro Mannarino, penultimo appuntamento – e quarto con la musica – della IX^ edizione del Foligno World Festival “Canti e Discanti”, ormai giunto in dirittura d’arrivo. Era una serata molto fredda quella di ieri, ed il pubblico di Largo Carducci, assiepato a ridosso delle transenne poste a delimitare il palcoscenico, seduto tra i tavoli dei bar di Piazza della Repubblica, o ancora accomodato tra i gradini dei negozi dalle saracinesche abbassate, non ce la faceva più a consumare il protrarsi di un’attesa resa estenuante da temperature più autunnali che estive. Poi, finalmente, ecco salire sul palcoscenico Alessandro Mannarino ed i suoi musicisti. Il cantante ha fatto il suo ingresso sulla scena folignate con quella che ormai è diventata la sua “divisa ufficiale da palcoscenico”, che vede spiccare su tutti il cappello nero e la chitarra, che sempre lo accompagna, come se fosse un prolungamento del suo corpo di cui non può assolutamente fare a meno. Ma per lui raccontare storie ed accompagnarle con la musica è la cosa più naturale del mondo.
Il titolo del concerto, “Bar della Rabbia”, prende il nome dall’omonimo album d’esordio del cantautore romano, e si fa testimonianza di una Roma massacrata, fatta di storie oniriche e tragicomiche, palcoscenico di immigrati che oscillano su impalcature, di campi nomadi incrostati di baracche ma abitati da zingari innamorati, di ubriachi e di pagliacci singhiozzanti, vite trasformate in ballate fantasiose dove tutto può ancora succedere. Gli esiliati dal Regno delle Favole trovano quindi in “Bar della Rabbia” un luogo dove essere protagonisti e riscattare con un sorriso le loro stesse sventure: un pagliaccio canta un amore perduto, un barbone trova una città in fondo al mare e un giramondo cerca la propria identità. Per questo Alessandro Mannarino ha speso veramente poco tempo in chiacchiere ed ha da subito conquistato il pubblico, facendo diventare le sofferenze del freddo pungente un ricordo lontano: le sue storie, il suo pensiero e le sue emozioni sono già tutti palesati nei testi delle proprie canzoni. Per di più, il cantautore ha preferito procedere per trittici: in particolare quello che “porta sfiga a tutti”, dove “lei lascia lui, lui lascia lei e lei lascia lui ma è meglio così” e quello della “trasformazione”, dove su tutti spiccano un “pagliaccio dal sorriso ostentato ma sdentato” ed un “onorevole che come i gamberi va indietro invece di andare avanti”. Alessandro Mannarino, inoltre, è noto per la composizione di musiche di confine, eclettiche e contaminate. Sonorità e ritmi della musica popolare italiana, conditi con elementi di musica balcanica e gitana, accompagnano il viaggio nel suo mondo. Si dice che le sue canzoni siano ispirate “ai suoni e ai volti di una via Casilina globalizzata dove Gabriella Ferri passeggia con Manu Chao e Domenico Modugno va a braccetto con Cesaria Evora”. Sarà forse per questo che il cantautore romano ha conquistato il pubblico folignate, non così numeroso come per altri eventi di “Canti e Discanti”. Ma a seguirlo nel suo viaggio non c’erano solo i giovani che circondavano il palcoscenico, si muovevano a ritmo e cantavano assieme a lui e in perfetta sincronia le sue canzoni, ma anche adulti e intere famiglie, con bambini scatenati nel ballare ai ritmi delle canzoni di “Bar della Rabbia”.
Alessandro Mannarino continua ora il suo tour estivo. Per “Canti e Discanti”, invece, l’ultimo appuntamento è fissato per mercoledì 28 Luglio nella Basilica di Plestia di Colfiorito, con Massimo Liberatori, i Cantori del Miserere di Colfiorito e la Banda di Annifo per “Alti Piani Sonori”.