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Cancro pancreas, Silvestris (Aiom): “Sintomi tardivi e operabile solo 1 caso su 5”

(Adnkronos) – Con 13.585 nuove diagnosi stimate nel 2024 (6.873 uomini e 6.712 donne), il tumore del pancreas “resta una delle neoplasie più insidiose. Nelle fasi iniziali, infatti, può non dare alcun segnale oppure manifestarsi con sintomi vaghi e poco specifici”. Così all’Adnkronos Salute Nicola Silvestris, segretario nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore dell’Oncologia medica dell’Irccs Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, commentando la morte della conduttrice tv Enrica Bonaccorti, scomparsa a 76 anni per un tumore al pancreas diagnosticato lo scorso anno. “Il tumore del pancreas – spiega Silvestris – può rimanere del tutto asintomatico nelle fasi iniziali oppure associarsi a disturbi generici”. Quando la malattia “si manifesta in modo più evidente, i segnali sono più tipici e includono: perdita di peso improvvisa, dolori addominali, difficoltà digestive, ittero, urine scure, feci chiare e, a volte, comparsa improvvisa di diabete. In questi casi – sottolinea l’oncologo – la malattia ha spesso già superato lo stadio in cui è possibile intervenire chirurgicamente (praticabile nel 15-20% dei casi), perché il tumore non è più resecabile”. 

Sul fronte terapeutico, la ricerca ha ancora poche armi di medicina personalizzata. “Ad oggi – precisa Silvestris – non disponiamo di molti target molecolari per farmaci a bersaglio specifico. L’unica eccezione riguarda i pazienti con mutazioni germinali dei geni Brca 1 e Brca 2. Proprio su questo fronte sono arrivate novità recenti: l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato nelle scorse settimane la rimborsabilità di un farmaco della classe dei Parp-inibitori per i pazienti con queste mutazioni genetiche che non hanno mostrato progressione dopo la prima linea di chemioterapia a base di platino. Sono in corso studi clinici che valutano sia farmaci a bersaglio molecolare sia l’immunoterapia”. 

Un altro filone di ricerca riguarda il trattamento dei tumori operabili. “I ricercatori italiani – ricorda Silvestris – hanno recentemente pubblicato lo studio clinico ‘Cassandra’, coordinato dal prof. Michele Reni dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano nel quale un trattamento chemioterapico sistemico (schema Paxg) pre-operatorio ha raddoppiato la sopravvivenza libera da eventi e migliorato la resecabilità delle neoplasie resecabili o borderline”. Fondamentale è far riferimento, anche per questa neoplasia, “a centri oncologici definiti ad alto volume in grado di garantire elevati standard non solo chirurgici ma anche per la cura multimodale di questa neoplasia (terapie sistemiche, radioterapia, cure simultanee e studi clinici) attraverso percorsi multidisciplinari”. 

 

A differenza di altri tumori, non esistono programmi di prevenzione secondaria per la popolazione generale a eccezione delle forme ereditarie (5-10% dei casi totali) legate a mutazioni genetiche ereditarie per le quali è indicata una sorveglianza con risonanza magnetica dell’addome superiore con colangio-risonanza o con ecoendoscopia pancreatica. Rilevante è il ruolo della prevenzione primaria”. Alcuni comportamenti possono ridurre il rischio. “Il fumo di sigaretta, ad esempio, è il fattore più fortemente associato allo sviluppo di carcinoma pancreatico. Tra gli altri fattori di rischio figurano: obesità, scarsa attività fisica, consumo elevato di alcol, dieta ricca di grassi saturi, scarso consumo di frutta e verdura”.  

“L’incidenza del tumore del pancreas è in crescita a livello globale, si prevede che diventerà la seconda causa di morte per tumore nel mondo entro il 2030” conclude. Secondo il rapporto “I Numeri del Cancro 2025”, realizzato da Associazione italiana di oncologia medica e Associazione italiana registri tumori (Airtum), in Italia vivono oggi circa 23.600 persone dopo una diagnosi di tumore al pancreas, equamente divise tra uomini e donne (11.800 ciascuno).