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Camera di commercio, dopo 19 anni voto unanime sulla Giunta

Come per la riconferma di Giorgio Mencaroni alla presidenza della Camera di commercio dell’Umbria, anche la nuova Giunta camerale è stata eletta con voto unanime dal Consiglio.

Per ritrovare l’ultima scelta unanime bisogna andare indietro di 19 anni. Nessuna conta tra associazioni, nessuna frattura tra territori e settori.

La nuova Giunta

Entrano in Giunta Mario Rossi per l’agricoltura, Michele Carloni per l’artigianato, Simone Fittuccia per il commercio, Vincenzo Briziarelli per l’industria, Patrizia Ceprini e Roberto Giannangeli per i servizi alle imprese, Danilo Valenti per la cooperazione. Con loro siede il presidente Mencaroni. La squadra riunisce i quattro comparti che devono obbligatoriamente essere rappresentati (agricoltura, industria, artigianato, commercio), assicura la presenza femminile prevista dallo Statuto e completa l’assetto avviato con l’insediamento del nuovo Consiglio.

Mario Rossi, componente per l’agricoltura, è direttore di Coldiretti Umbria. Nella sua attività segue i temi del reddito agricolo, dell’innovazione e della diversificazione delle aziende. Nel Consiglio camerale rappresenta le piccole imprese del settore primario.

Michele Carloni, componente per l’artigianato, è presidente di Cna Umbria (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), riconfermato per il mandato 2025-2029. Guida l’associazione regionale in una fase segnata da transizione digitale, internazionalizzazione e ricambio generazionale.

Simone Fittuccia, componente per il commercio, è imprenditore alberghiero e componente della Giunta esecutiva nazionale di Federalberghi. Porta nell’organo camerale l’esperienza maturata nella rappresentanza delle imprese del turismo, dell’ospitalità e del commercio.

Vincenzo Briziarelli, componente per l’industria, è presidente di Fbm – Fornaci Briziarelli Marsciano, impresa storica del settore dei laterizi. Ha presieduto Confindustria Umbria e ha una lunga esperienza nella rappresentanza associativa e nelle politiche industriali regionali.

Patrizia Ceprini, componente per i servizi alle imprese, è amministratrice delegata di Ceprini Costruzioni, azienda attiva nelle opere civili e infrastrutturali. È componente eletta del Consiglio generale di Confindustria Umbria.

Roberto Giannangeli, componente per i servizi alle imprese, è direttore di Cna Umbria. Era già presente nella Giunta camerale del precedente mandato e ha seguito i dossier riguardanti credito, innovazione, formazione e sviluppo delle micro, piccole e medie imprese.

Danilo Valenti, componente per la cooperazione, è presidente di Legacoop Umbria e fa parte della Presidenza nazionale dell’associazione. Proviene dalla cooperazione di servizi e da una lunga esperienza imprenditoriale maturata alla guida di Cosp Tecno Service.

Le riforme della Camera di commercio

Aprendo la seduta, il presidente Mencaroni è tornato sul passaggio che ha cambiato la rappresentanza camerale nella regione: la fusione tra gli enti di Perugia e Terni. L’unificazione, ha osservato, ha dato vita a un soggetto capace di parlare con maggiore peso alla Regione, agli altri livelli istituzionali e all’intero mondo economico e sociale. Il voto di oggi offre a quella struttura un esecutivo sostenuto da tutte le organizzazioni presenti in Consiglio.

La Camera regionale non somma semplicemente le due precedenti istituzioni. Mette nello stesso luogo decisionale economie con caratteristiche differenti, dal manifatturiero ternano al sistema diffuso delle piccole imprese del Perugino, dall’agricoltura al turismo, dai servizi alla cooperazione. L’accordo sulla composizione della Giunta consente ora di passare dalla rappresentanza alla gestione delle iniziative.

Le priorità

A latere dell’elezione, il presidente ha indicato tre dossier che intende proporre all’esame della nuova Giunta e sui quali avviare un lavoro comune con la Regione Umbria: la rinascita del Centro estero, la riduzione del costo del credito e una sperimentazione per trattenere in Umbria i laureati e favorire il ritorno di chi è partito.

Il primo è la rinascita del Centro estero, una struttura che in passato aveva ottenuto risultati importanti prima del progressivo ridimensionamento e della chiusura. L’obiettivo sarebbe tornare ad accompagnare in modo coordinato le imprese sui mercati internazionali, migliorare i servizi destinati a chi già esporta e aumentare il numero delle aziende umbre capaci di vendere fuori dall’Italia.

Non si tratterebbe soltanto di ricostruire un ufficio, ma di rimettere in connessione promozione, conoscenza dei mercati, partecipazione alle fiere e assistenza alle imprese. Per una regione composta in larga misura da aziende piccole e medie, il costo e la complessità dell’internazionalizzazione possono diventare barriere difficili da superare senza una struttura comune.

Il secondo dossier riguarda il costo del denaro. Camera e Regione hanno già collaborato in passato per alleggerire gli interessi sui finanziamenti alle imprese. Mencaroni propone di riprendere quella linea, in una fase nella quale il credito resta decisivo per gli investimenti, la liquidità e la capacità delle aziende di affrontare mercati instabili. Il punto sarà individuare risorse e strumenti capaci di produrre una riduzione effettiva degli interessi pagati dalle imprese.

Il terzo tema porta direttamente alla perdita di giovani qualificati. La proposta, ancora da definire nei meccanismi e nelle risorse, prevede una sperimentazione iniziale rivolta ad alcune centinaia di laureati. Al compenso pagato dalle imprese secondo i contratti vigenti si aggiungerebbe un contributo pubblico, con un duplice scopo: rendere più convenienti le assunzioni ad alta qualificazione e ridurre il divario retributivo che spinge molti giovani verso altre regioni o all’estero.

L’intervento potrebbe favorire anche il rientro di una parte di chi ha già lasciato l’Umbria. La sperimentazione dovrebbe stabilire la durata dell’incentivo, le caratteristiche delle imprese coinvolte, le qualifiche richieste e le condizioni necessarie per trasformare il sostegno pubblico in occupazione stabile, evitando che il contributo si esaurisca in un vantaggio temporaneo.