Calendario venatorio, botta e risposta tra Arci Caccia e le altre associazioni

Calendario venatorio, botta e risposta tra Arci Caccia e le altre associazioni

Redazione

Calendario venatorio, botta e risposta tra Arci Caccia e le altre associazioni

Ven, 06/08/2021 - 09:43

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Bennati risponde a Federcaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia su tortora, valichi montani e danni provocati dai cinghiali: il confronto sia costruttivo

Tortora e Calendario venatorio dell’Umbria, prosegue il botta e risposta tra Arci Caccia, da una parte, e Federcaccia, Libera Caccia e Enalcaccia dall’altra parte.

Una polemica innescata dal presidente regionale di Arci Caccia, Emanuele Bennati, alla vigilia dell’adozione, da parte della Giunta regionale, di un Calendario venatorio che, tra le novità, elimina le preaperture e introduce tre nuovi valichi montani.

Novità che per Arci Caccia sono la conseguenza delle normative nazionali, come argomentato anche dall’assessore Morroni. Quest’ultimo ha anche affermato che il Calendario venatorio è frutto di scelte condivise.

Tortora e valichi montani, la posizione
di Federcaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia

Ma Federcaccia, Libera Caccia ed Emalcaccia ricordano che la loro posizione è sempre stata coerente, sia sulla tortora (posizione tra l’altro condivisa a livello nazionale anche da Arci Caccia), con soluzioni poi adottate da varie Regioni, ed anche sui valichi montani.

Scontro tra Arci Caccia e le altre associazioni

Le tre associazioni hanno accusato Bennati di andare contro gli interessi dei cacciatori. E il presidente umbro di Arci Caccia ribatte: “Replico alle Associazioni venatorie che mi accusano di essere contro i cacciatori, ricordando a loro che si ergono a paladini della caccia, che le stesse nelle consulte faunistiche hanno acconsentito che in assenza del piano di gestione nazionale della tortora non era opportuno procedere con la pre apertura per non mettere a rischio il calendario venatorio”.

Il caso tortora

Bennati parla di strumentalizzazioni e ribadisce che Arci Caccia si è sempre resa disponibile al confronto. “Se poi non ci siamo trovati in accordo – prosegue – perché evidentemente il populismo venatorio non ci interessa, noi abbiamo cercato di spiegare correttamente ai cacciatori, fin dal mese di marzo quale era lo stato dell’arte, dicendo chiaramente che eravamo d’accordo ad inserire la tortora in pre apertura se prima dell’approvazione fosse stato emanato il piano di gestione nazionale, come dimostrano anche i documenti inviati alla Regione, ma che in assenza del piano nazionale non sarebbe stato opportuno esporre il calendario venatorio ad eventuali ricorsi che sicuramente avremmo perso”.

Tortora, le soluzioni ci sono:
il Cpa chiede un incontro a Morroni

E sulla tortora Bennati prosegue: “Non è certo Arci Caccia che intende togliere la possibilità di prelevare la tortora ai cacciatori umbri, noi crediamo la caccia si difende con scelte concrete e non strumentali, la tortora per essere cacciata, come tutte le altre specie cacciabili, ha bisogno di una corretta gestione che dovrebbe essere la base di partenza per farsi, che il prelievo possa proseguire anche nei prossimi anni”.

Piano faunistico, vigilanza, tesserini

Rispetto alla questione posta dalla Cabina di regia nazionale, alla quale si richiamano Federcaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia, per Bennati in Umbria non esistono ripristini ambientali, in quanto non si è mai dato seguito all’applicazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale 2019-2023. E ancora: con l’abolizione delle Province è scomparsa la vigilanza venatoria, sicuramente per mancanza della Regione non ci sono le letture dei tesserini venatori per stabilire il contingente prelevabile, cosa lamentata da Federcaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia.

“La presenza di questi tre requisiti – afferma Bennati – avrebbe consentito l’inserimento della tortora in pre apertura per mezza giornata. Di fronte a tutto questo – si chiede – chi si sarebbe dovuto assumere la responsabilità di inserire la tortora nel calendario venatorio?”.

Bennati auspica che le associazioni, a livello nazionale, facciano pressione sul Ministero della Transizione ecologica per l’approvazione dei piani di gestione delle specie in declino. Oltre alla tortora, ci sono anche pavoncella e moriglione. Una volta emanati, occorre vigilare per la loro corretta applicazione.

Danni cinghiali

Questione danni dei cinghiali. “Ricordo ai presidenti delle Associazioni venatorie – prosegue Bennati – che nel lontano 2015, ci siamo opposti al regolamento che prevedeva il pagamento dei danni causati dai cinghiali ai cacciatori iscritti alle squadre.

Lo scontro sugli Atc

Ma lo scontro tra Arci Caccia da una parte e le altre associazioni dall’altra si era aperto in Umbria sulle rendicontazioni degli Atc 1 e 3. Con Arci Caccia unica associazione presente alle sedute con i suoi rappresentanti per far avere il numero legale.

“Ci siamo opposti al commissariamento degli Atc – spiega Bennati – perché la questione era puramente strumentale. In quell’occasione avremmo dovuto agire nei confronti della Regione, per giungere alla modifica del regolamento N.5, non certo nei confronti dell’Atc, i quali per delega regionale si ritrovano a dover applicare un regolamento sciagurato, capisco che le promesse ricevute in campagna elettorale e non mantenute dal politico turno, più volte richiamate anche durante le consulte faunistiche da alcuni dirigenti, hanno portato scontento nelle stesse associazioni che oggi si trovano smarrite”.

Valichi montani

E poi ci sono i valichi montani. “I presidenti – lamenta a questo proposito Bennati – hanno la memoria corta, perché  ho sottoscritto la lettera insieme a loro, concordando che era inopportuno inserire i valichi montani solo nella parte Umbra. Riguardo la mia ammissione riportata nella nota stampa, è vero non ero al corrente che la regione negli anni 2011-2017 aveva realizzato il monitoraggio dei valichi montani come previsto dalla Legge 157/92, mi sembra evidente che sia sfuggito anche ai miei attentissimi colleghi, in quanto lo studio è riportato nel Piano Faunistico approvato nel 2019 e non mi risulta che siano state presentate osservazioni in merito se non al momento in cui la Regione ha dato attuazione al Piano Faunistico. Credo che non sia qualificante per certi dirigenti venatori motivare l’opposizione ai valichi montani dicendo che ‘non potrà più mangiare salsicce in quei luoghi’, è questo il modo in cui si intende difendere la caccia?  è questo il modo di difendere i cacciatori? Cosi le associazioni venatorie che mi accusano, vogliono recuperare il loro ruolo?”.

“Nessuna provocazione”

Bennati spiega di non aver voluto fare nessuna provocazione. Ma di aver aperto, è il suo auspicio, “un percorso costruttivo, abbandonando i populismi” per una “stagione di riforme che servano realmente alla caccia e ai cacciatori”. Un percorso per il quale Arci Caccia Umbria si dice disposta al dialogo, “con l’idea che la caccia di domani sia sostenibile e compatibile con le esigenze di conservazione della fauna selvatica e che la stessa venga percepita dalla società come una attività utile al paese, in grado di salvaguardare la fauna e l’ambiente”.

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