Riceviamo e pubblichiamo queste riflessioni da parte di Sergio Gunnella – ACR/CONFAVI UMBRIA:
Per anni ci hanno dato dei violenti, degli assassini, ammazzasette e pallonari. Ce l’hanno gridato sui campi, al bar e sulla stampa; proprio ai cacciatori, gli unici che possono praticare un diritto acquisito in nome di una scelta personale e di uno stile di vita negato ad altri, solamente dopo aver studiato, sostenuto e superato un esame e dopo aver pagato fior di quattrini. Troppe volte chi è diverso da noi ha offuscato la nostra immagine, inquinato i nostri sogni e approfittato della nostra passione. E gli Uomini dei Boschi sempre in dignitoso silenzio a mandar giù. Se ci fanno un torto, uno qualsiasi, noi non reagiamo: perché per noi tutto è a rischio. Chi va a caccia, giocoforza, non solo deve avere in tasca una Licenza e una Concessione in regola, ma anche svariati bollettini postali prepagati. Per non parlare poi di tutto il resto: credibilità, etica & onore, cani da custodire, armi senza le quali sarebbe del tutto inutile alzarsi di buon’ ora in nome di una passione che per noi, “malati cronici dell’ avventura”, non ha prezzo. Tutte cose, è bene ripeterlo, che per la categoria sono maledettamente importanti quanto maledettamente a rischio.
E poi ci sono le imboscate tese dai nemici della venaria: i ricorsi, mannaggia la miseria! Questi ultimi approfittano dei ritardi reiterati sulla pubblicazione del Calendario venatorio; un’occasione succosa per aggiungere sabbia nell’ingranaggio della Venaria umbra ormai al collasso. A volte le nostre istanze, dopo le verifiche del caso, vengono respinte dal TAR perché giudicate infondate. Poi è esso stesso a sentenziare la ripresa della caccia che aveva cautelatamene sospeso per 2 o 3 settimane.
A questo punto siamo portati tutti a pensare che se è il ricorso è stato respinto, stavolta a vincere sono stati i cacciatori. Ma ciò è vero solo in parte, perché la sospensione di caccia, giocoforza, finisce per penalizzare solamente i presunti innocenti e i loro ausiliari, che non decidono mai niente, salvo che mandare giù il rospo. Tuttavia i professionisti del no, per “rompere” ai cacciatori, ne hanno a iosa. Si parte dal veto del piombo nelle cartucce, alla costrizione di far ingoiare alla regione le balle dell’ISPRA contrabbandate per scientifiche. Cambio della legge? 2078 emendamenti! Perché, se è vero che ci conoscono tanto bene quanto ci odiano, conoscono altrettanto perfettamente il resto del baraccone, Amministrazione regionale compresa. I politici della Delega alla caccia rumigano sulle ZRC, sui PFVR, le AFV, la cinofilia, il volontariato, le reintroduzioni, il catasto ambientale, ecc.. Inciampano sulle regole attuative e sulle decisioni prese da chi funge da controllore e non controlla, da chi deve applicare e non applica, o applica in ritardo: loro stessi.
Per non citare i documenti gestionali lontani anni luce dai criteri di Omogeneità e Congruenza, come legge vuole. Come si poteva sperare, dopo oltre 34 anni, di realizzare i criteri auspicati da una Riforma mai applicata appieno? E non è certo con l’improvvisazione di cervellotiche invenzioni politico/amministrative come hanno fatto fino a oggi che si poteva sperare di produrre la fauna selvatica ecologicamente equilibrata auspicata dal glorioso art. 10 / L. 157/92. Ecco perché bisogna rifondare la caccia in Umbria. Solo con gli aggiustamenti indispensabili di una riforma ormai troppo datata e con la collaborazione collegiale di tutte le forze politiche e sociali, a mio avviso, si potrà sperare di risalire la china. Amen.
Sergio Gunnella – ACR/CONFAVI UMBRIA