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Caccia, preaperture ora solo nelle mani dell’Ispra | Ma è polemica sul colombaccio

Redazione

Caccia, preaperture ora solo nelle mani dell’Ispra | Ma è polemica sul colombaccio

Parere positivo della Commissione consiliare regionale, manca solo quello (obbligatorio ma non vincolante) dell'Istituto
Mer, 28/08/2019 - 14:45

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Caccia, preaperture ora solo nelle mani dell’Ispra | Ma è polemica sul colombaccio

La politica, quello che doveva fare per consentire ai cacciatori umbri di poter sparare nei due giorni di preapertura dell’1 e dell’8 settembre, l’ha fatto. Con il voto favorevole del presidente
Attilio Solinas e dei consiglieri Gianfranco Chiacchieroni (Pd) e Emanuele Fiorini (misto-Fiorini per l’Umbria), la Terza commissione consiliare regionale ha infatti approvato stamani l’atto di Giunta contenente modifiche al calendario venatorio, illustrato dall’assessore Fernanda Cecchini, che prevedono appunto due giornate di preapertura della caccia, domenica 1 settembre dalle ore 6.15 alle ore 19.30 e domenica 8 settembre dalle ore 6.15 alle ore 13.  Si è invece astenuto Giacomo Leonelli (Pd), come aveva già fatto in Aula sul Piano venatorio, approvato nonostante il parere contrario degli uffici dell’Assemblea legislativa.

Le preaperture non sono però ancora certe. Per procedere con la preapertura la Giunta necessita infatti del parere, obbligatorio ma non vincolante, oltre che della Commissione consiliare competente e dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale) che non è ancora pervenuto.

Le specie cacciabili e la polemica sul colombaccio

Con le modifiche vengono introdotte le due giornate di preapertura della caccia che non sarebbe stato possibile inserire senza l’approvazione del nuovo Piano faunistico, come stabilito da sentenza del Tar. Nei giorni 1 e 8 settembre la caccia sarà consentita esclusivamente da appostamento temporaneo o fisso con richiami vivi alle specie tortora, cornacchia grigia,
ghiandaia, gazza; dal 15 settembre al 15 gennaio alle specie cornacchia grigia, ghiandaia, gazza; dal 15 settembre al 30 ottobre tortora; dal 15 settembre al 30 dicembre allodola, coniglio selvatico, fagiano, merlo, quaglia, starna, pernice rossa, silvilago; dal 15 settembre al 30 gennaio 2020 alle specie alzavola, germano reale, marzaiola, colombaccio, beccaccia,
beccaccino, canapiglia, cesena, codone, fischione, folaga, frullino, gallinella d’acqua, mestolone, moretta, moriglione, pavoncella, porciglione, tordo bottaccio, tordo, sassello, volpe. Confermate anche le giornate di silenzio venatorio: martedì e venerdì.

Molti cacciatori, però, criticano la possibilità che si possa andare a caccia anticipatamente senza sparare al colombaccio e alle anatre. Ritenendo che la Regione abbia avuto poco coraggio, temendo le conseguenze della sentenza  del Consiglio di Stato emessa sul calendario venatorio toscano. Anche se, a ben guardare, il lavoro fatto in Umbria è molto diverso da quello perseguito in Toscana.

Il dibattito politico

Il presidente Attilio Solinas, ha dichiarato: “Mi sono assunto la responsabilità di portare questo atto in commissione, come anche in precedenza il piano faunistico, perché si tratta di atti di programmazione fondamentali non soltanto per i cacciatori e per l’economia che ruota attorno all’attività venatoria, ma anche sul versante del controllo della fauna selvatica che tanti problemi causa agli agricoltori”.

Il consigliere Claudio Ricci (misto-RP-IC), che non fa parte della commissione e quindi non ha diritto di voto, ma ha sempre preso parte ai lavori della stessa, ha affermato che quelle della Giunta sono “scelte di buon senso, non solo per quanto riguarda l’atto oggi in questione ma anche per il nuovo Piano faunistico venatorio, che l’Aula ha approvato esprimendo una valutazione di carattere tecnico su un atto di programmazione”.

Il consigliere Emanuele Fiorini (misto-Fiorini per l’Umbria) ha rimarcato il fatto di essere il solo consigliere di centrodestra presente alla riunione di commissione, di fatto garantendo il numero legale, ed ha stigmatizzato il comportamento delle associazioni “che vogliono distruggere la cultura della caccia e di conseguenza tutto ciò che ruota attorno al mondo venatorio”.

Gianfranco Chiacchieroni (Pd) ha ricordato l’importanza dell’attività venatoria “anche nel presidio del territorio e nella funzione di prevenzione che i cacciatori, quando sono presenti, contribuiscono a rafforzare, mentre assistiamo sempre più al fatto che i proprietari deleghino invece dei terzisti con risultati non altrettanto confacenti, specialmente sui territori marginali con minore presenza delle attività umane”.

Giacomo Leonelli (Pd) si è invece astenuto, come già accaduto in Aula al momento del voto sul nuovo Piano faunistico e venatorio: “la mia astensione – ha sottolineato – era motivata dal parere tecnico degli uffici dell’Assemblea legislativa e oggi la confermo”.

Gli ambientalisti non ci stanno

Proprio una sorta di “favore” ai cacciatori, a due mesi dal voto delle regionali, è uno degli argomenti usati dall’avvocato Valeria Passeri nell’esposto con cui il Wwf chiede che venga bloccato il nuovo calendario venatorio. Gli ambientalisti prefigurano, in quella che ritengono una forzatura per un Consiglio regionale ormai sciolto e quindi incaricato solo dell’ordinaria amministrazione, una sorta di voto di scambio. Oltre a lamentare un presunto favore, anche economico, da parte della Regione alle associazioni venatorie.

Accuse che non preoccupano la politica, così come i cacciatori. Che però ora guardano, calendario alla mano, agli uffici dell’Ispra.


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