Caccia al cinghiale, il Wwf attacca la Regione - Tuttoggi

Caccia al cinghiale, il Wwf attacca la Regione

Redazione

Caccia al cinghiale, il Wwf attacca la Regione

E sulla sicurezza: "I cacciatori sono anziani, vietare le carabine" | Il fronte venatorio cerca una linea comune | Aumenti quote, dagli avvocati per i ricorsi
Dom, 07/10/2018 - 09:33

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Caccia al cinghiale, il Wwf attacca la Regione

Nel giorno dell’avvio della stagione di caccia al cinghiale il presidente del Wwf Perugia, Sauro Presenzini – nelle ultime settimane tirato in ballo per la vicenda delle autorizzazioni alle guardie venatorie volontarie – è tornato ad attaccare la Regione, a cui la sua associazione aveva da tempo chiesto di modificare il regolamento regionale, “al fine di aumentare la sicurezza sia dei partecipanti che dei fruitori del bosco, della campagna e del territorio“.


Multe ai cacciatori da chi non può farle


Presenzini afferma che “la caccia al cinghiale è molto pericolosa, in quanto molti dei partecipanti sono ormai di età avanzata, 60-80 anni, cacciatori anziani, che erano abituati a sostituire i pallini di caccia di piombo anche con piccoli chiodi tranciati con le tenaglie, per auto costruirsi le munizioni, … usavano lo schioppo, al massimo la doppietta, il cui tiro utile non andava mai oltre i 40-50 metri. Oggi invece si ritrovano tra le mani ed usano le potentissime e sproporzionate carabine semiautomatiche a canna rigata ‘tipo guerra’, micidiali  ben oltre i 3 km di distanza. Armi troppo pericolose – sentenzia il responsabile del Wwf – per cacciare un selvatico“.

Presenzini poi lamenta l’immissione nel territorio umbro di “esemplari introdotti in maniera sconsiderata e abusiva da interessi venatori”, di cinghiali provenienti dall’Est Europa.

Anche su questo Presenzioni attacca la Regione, ritenuta incapace di gestire il fenomeno “solo per un bieco tornaconto elettorale ed evidente volontà politica di non voler disturbare troppo“.

Sul versante della sicurezza, il Wwf di Perugia, che ha lanciato nei giorni scorsi una petizione per istituire nell’ordinamento italiano il reato di “omicidio venatorio“, chiede ora di vietare “le micidiali carabine“.


Dall’Umbria si chiede di istituire il reato di “omicidio venatorio”


Parole, quelle di Presenzini, che anche questa volta non mancheranno di suscitare polemiche tra i cacciatori. Tanto più tra gli appassionati di caccia al cinghiale, già sul piede di guerra per gli aumenti della quota a loro carico votata dagli Atc 1 (Perugino) e Atc 3 (Ternano). Una partita sulla quale, finora, il fronte dei cacciatori non si è però dimostrato compatto. Ci sono infatti associazioni che, pur avendo votato gli aumenti con i loro rappresentanti negli Atc, ora chiedono alla Regione di farsi carico dei maggiori costi per i danni provocati dai cinghiali. La Libera Caccia (che ha votato contro gli aumenti), chiede invece di rivedere l’intero regolamento (ovviamente non con le stesse prospettive del Wwf). E poi ci sono squadre di cinghialai che intendono fare ricorso contro gli aumenti (a Perugia, ad esempio, è stato contattato l’avvocato Nicodemo Gentile, già salito agli onori delle cronache nazionali per essere stato tra i difensori dell’ivoriano Rudy Guede, condannato per l’omicidio in concorso di Meredith Kercher). Alcune associazioni venatorie si sono incontrate nelle ultime ore, con l’intenzione di trovare una posizione comune nei confronti dell’assessore Cecchini. Che a questo punto rischia, sulla caccia al cinghiale, di essere presa tra due fuochi.


Caccia al cinghiale, si apre la stagione delle polemiche


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