La montagna di Gualdo Tadino diventa un laboratorio a cielo aperto per la tutela ambientale. In questi giorni, nella zona di Valsorda, sono entrati nel vivo gli interventi del progetto “LIFE Imagine”, iniziativa coordinata dall’Università di Perugia – Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali – volta alla salvaguardia dei pascoli umbri inseriti nella rete Natura 2000.
Il cuore dell’intervento riguarda la ZSC (Zona Speciale di Conservazione) dei Monti Maggio e Nero, un’area preziosa ma fragile. Gli esperti hanno rilevato una diffusione eccessiva e problematica dell’asfodelo (Asphodelus macrocorpus), una specie autoctona che negli ultimi anni è cresciuta in modo esponenziale.
Questa “invasione” rappresenta un serio rischio di erosione genetica: la proliferazione incontrollata dell’asfodelo minaccia infatti l’Habitat Prioritario 6210, celebre per le sue spettacolari fioriture di orchidee selvatiche, che rischiano di essere soffocate e sparire.
Dopo una fase cautelativa avviata nel 2025, quest’anno l’Amministrazione Comunale, in sinergia con la Comunanza Agraria Appennini Gualdesi, è passata all’azione diretta. Su tre aree specifiche sono stati effettuati degli sfalci precoci mirati con l’obiettivo di eliminare la parte vegetale dell’asfodelo già emersa, senza danneggiare le altre specie erbacee che fioriranno più avanti nella stagione.
Gli interventi sono stati realizzati dalla squadra esterna del Comune, sotto il coordinamento tecnico del Dott. Ermanno Rosi. Si punta a ridurre la diffusione della pianta problematica e a favorire la ripresa della competizione naturale tra le specie autoctone. Le aree resteranno sotto stretta osservazione per tutta la primavera e l’estate per monitorare l’evoluzione della vegetazione.
Soddisfazione è stata espressa dall’Assessore all’Ambiente, Paola Gramaccia, e dalla Presidente della Comunanza Nadia Monacelli, che hanno sottolineato l’importanza del lavoro svolto insieme alla coordinatrice del progetto, la Professoressa Daniela Gigante. “Questa azione congiunta ci fa ben sperare nella riuscita della sperimentazione – dichiarano Gramaccia e Monacelli – con l’auspicio di poter ripetere questo percorso virtuoso anche negli anni a venire per preservare il patrimonio naturale della nostra montagna”.