Cronaca

Bevagna, duro scontro politico sulla ‘vicenda cava’

Dopo le pesanti accuse mosse dai gruppi di opposizione ‘Per Bevagna Futura’ e ‘Bevagna Viva’ sulla vicenda legata all’ampliamento della cava, non si è fatta attendere la replica del neo sindaco Annarita Falsacappa, che in una lunga e dettagliata nota difende l’operato dell’amministrazione comunale.

“La cava Aquata è presente dal 1955 con un’ area di quasi trenta ettari di proprietà Briziarelli nel Piano di Fabbricazione del 1988, variante a seguito di domanda presentata con legge 28/80.

L’otto febbratio del 2006 è stato richiesto l’accertamento di cava: il Comune di Bevagna – fa sapere – non istruisce la pratica e non inizia l’iter amministrativo per l’accertamento di giacimento. In base alla legge regionale, il Comune può concedere delle proroghe. Le ultime sono del 2011, 2013 e 2015. Essendo ogni proroga della durata di due anni, l’ultima scadenza è a giugno del 2017.

L’otto aprile del 2016 la Briziarelli, a seguito della richiesta del 2006 di accertamento di cava, integra la documentazione con nuovi elaborati e presenta l’integrazione all’accertamento di giacimento di cava. La richiesta dell’azienda – si legge nella nota inviata dal Comune di Bevagna – dipende dalla necessità dell’approvazione di accertamento in quanto, secondo la legge regionale, da giugno 2017 non può avere altre proroghe. Il Comune prende così in esame la regolarità della richiesta e fa l’istruttoria secondo la medesima legge.

Siamo al due maggio 2016 quanto il Comune trasmette al servizio competente della Regione Umbria e all’azienda, l’avvio del procedimento e degli elaborati progettuali. Il Comune trasmette al servizio Asl competente gli elaborati progettuali.

Dieci marzo 2016 – trenta marzo 2016: avviso di deposito presso gli uffici comunali, affissione all’albo pretorio e pubblicazione nel Bur da parte del Comune. A questo punto il Comune ha concluso il suo iter procedurale. L’amministrazione comunale – sottolinea la Falsacappa – non ha ritenuto necessario fare alcuna partecipazione pubblica.

Arriviamo al sei giugno del 2016 quando il Comune di Bevagna ha una nuova amministrazione comunale, poi il 15 novembre la Regione, in considerazione della documentazione trasmessa dal Comune di Bevagna, convoca la conferenza di copianificazione che, secondo la legge regionale, dev’essere convocata entro tre mesi dall’invio della documentazione da parte del Comune. Il Comune – prosegue la replica – è invitato a partecipare alla conferenza di copianificazione. La mancata partecipazione del Comune alla conferenza finale di copianificazione avrebbe comportato lo slittamento dei termini dell’accertamento, causando la probabile chiusura della cava a giugno 2017, non essendoci i tempi tecnici per concludere la Valutazione di impatto ambientale, che è successiva all’accertamento di giacimento e precedente all’autorizzazione allo scavo.

Il dodici dicembre quindi, la ratifica finale da parte del Comune di Bevagna, a seguito della fase istruttoria e di copianificazione e della variante al Piano di fabbricazione con determina dirigenziale della Regione Umbria. La ratifica – viene specificato – deve essere effettuata dal Comune entro trenta giorni dall’approvazione del verbale finale di copianificazione per l’accertamento di giacimento di cava attiva, pena la decadenza dell’accordo medesimo.

Si accerta un ampliamento di circa dodici ettari del giacimento, di cui sono stati stralciati sette ettari circa per area di rispetto ambientale archeologico, portando di fatto l’area di cava a 5 ettari in più rispetto a quella individuata nel vigente strumento urbanistico. L’accertamento di cava è diventato necessario in quanto la normativa regionale 2/2000 non consente più l’utilizzo delle proroghe, in seguito alla mancanza dell’accertamento di giacimento. Pur disponendo ancora di circa 300mila mc. da scavare la Fbm S.p.a richiede l’ampliamento nell’accertamento di cava, perché la normativa regionale vuole una copianificazione ventennale con relativa valutazione di impatto ambientale.

In mancanza del compimento delle fasi dell’iter sopradescritto, alla data di giugno 2017 la Fornace Briziarelli avrebbe cessato di funzionare – replica il sindaco Annarita Falsacappa – con  grave conseguenza nel tessuto economico e sociale, per  quarantuno dipendenti, che si sarebbero trovati senza lavoro e un’azienda che sarebbe stata costretta a cessare la propria attività, lasciando probabilmente la zona in un totale stato di degrado. Questa amministrazione, in accordo con l’azienda per salvaguardare il lavoro dei dipendenti, non riesce però ad intervenire sugli operai da tre anni in cassa integrazione ed in mobilità, avviati ad un percorso di licenziamento durante la precedente amministrazione.

L’accertamento di cava consente, finalmente in un quadro di regolamentazione certa, un procedimento molto attento alla salvaguardia dell’ambiente che eviterà il totale mancato controllo dell’area perpretato finora, intervenendo con schermature della zona di cava e dell’intero stabilimento, con la cura e manutenzione del fronte strada e la rinaturalizzazione ad ogni stralcio di lavorazione, come fortemente richiesto dalla nostra Amministrazione – sottolinea – attraverso anche l’inserimento di prescrizioni non contemplate tra quelle regionali durante la conferenza di copianificazione, come lo scavo e la riambientazione a stralci funzionale.

A salvaguardare la regolarità della rinaturalizzazione graduale provvederanno, oltre all’organo competente quale la Regione dell’Umbria e tutti i corpi di controllo dello Stato, anche la nostra amministrazione, che ha voluto partecipare con apposite prescrizioni al controllo costante della lavorazione e delle mitigazioni richieste.

A fronte di tutte le motivazioni sopra esposte, l’attuale amministrazione – conclude la nota – si è fatta carico responsabilmente di governare la gestione di questa particolare parte del territorio già da molti anni destinata ad estrazione.