Stanno facendo parlare tutta Gubbio i dissuasori metallici contro il “parcheggio selvaggio” (questo sembrano essere), apparsi ieri (5 febbraio) all’incrocio tra via del Popolo e via Gabrielli. L’installazione di questi “arredi” – per i quali non sarebbero nemmeno state emanate ordinanze – ha sollevato non poche polemiche ed interrogativi e persino un’interpellanza presentata oggi dal gruppo consiliare Gubbio Futura.
L’accusa: “Manufatti indegni del nostro pregio”
Secondo i consiglieri Jacopo Cicci, Federica Cicci e Leonardo Nafissi, l’intervento sarebbe “esteticamente dissonante” e “totalmente indegno” del valore architettonico del luogo. A far discutere non è solo l’impatto visivo delle ringhiere, ma anche il danno materiale: l’installazione ha infatti comportato perforazioni permanenti nella pavimentazione in pietra, un intervento considerato invasivo per un contesto storico così delicato.
Controllo o barriere?
Il nodo della questione sollevato dall’opposizione riguarda la strategia scelta per gestire la viabilità. Gubbio Futura contesta la decisione di trasformare il centro in un “percorso a ostacoli” fatto di metallo, sostenendo che le soste irregolari andrebbero contrastate con gli strumenti ordinari già previsti dal Codice della Strada.
“La gestione delle soste non può essere affidata a soluzioni improvvisate che offendono il decoro – si legge nell’atto – ma deve basarsi su controlli continui, presenza sul territorio e sanzioni efficaci da parte della Polizia Locale”.
Le domande al Sindaco
Nell’interpellanza, per la quale è stata richiesta risposta sia scritta che orale, il gruppo consiliare chiede alla Giunta Fiorucci chiarimenti urgenti: L’opera è da considerarsi definitiva o temporanea?; Perché è stata scelta una soluzione così lesiva dell’estetica cittadina invece di potenziare la vigilanza? C’è l’intenzione di rimuovere i manufatti individuando alternative più rispettose del contesto?“.
La preoccupazione è che questo intervento possa rappresentare un precedente, portando a una “proliferazione di manufatti fissi” in tutto il cuore medievale della città, snaturandone l’identità in nome di una semplificazione del controllo viario.