Baby squillo tra Spoleto e Terni, 60enne spoletino condannato a 6 anni e mezzo: in carcere - Tuttoggi

Baby squillo tra Spoleto e Terni, 60enne spoletino condannato a 6 anni e mezzo: in carcere

Sara Fratepietro

Baby squillo tra Spoleto e Terni, 60enne spoletino condannato a 6 anni e mezzo: in carcere

Lun, 23/01/2023 - 08:57

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L'inchiesta sulle baby squillo destò un grande clamore nel 2014, ora un 60enne di Spoleto è stato portato in carcere

Condannato a 6 anni e mezzo in via definitiva e portato in carcere uno spoletino di 60 anni che nel 2014 fu arrestato per violenza sessuale ed induzione alla prostituzione minorile. L’inchiesta, che provocò grande clamore all’epoca, era relativa ad un giro di baby squillo tra Spoleto e Terni.

Tra gli allora indagati anche l’uomo che, nelle ultime ore, è stato raggiunto da un’ordinanza di carcerazione disposta dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Spoleto, eseguita dai carabinieri della Compagnia di Spoleto. Al termine dell’iter processuale, l’uomo è stato appunto condannato. Insieme ad altri è stato ritenuto responsabile, insieme ad altri soggetti, di un giro di sfruttamento della prostituzione minorile ai danni di due ragazzine, all’epoca dei fatti minorenni, nonché di violenza aggravata consumata.


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L’evento mise alla luce, tramite una particolare e complessa attività d’indagine svolta dall’Arma del Comando Provinciale di Terni in stretta sinergia con i colleghi dei reparti dipendenti del Comando Provinciale di Perugia, una chiara rete di sfruttamento minorile. Gravissimi gli episodi criminosi contestati che facevano emergere azioni scabrose operate da baby squillo dietro compensi in denaro, ricariche di cellulare e altre controprestazioni monitorate da diversi soggetti sfruttatori a favore di diversi individui con l’utilizzo di camere d’albergo e la possibilità inoltre di periodiche controprestazioni sessuali dietro veri e propri stipendi fissi ricevuti dagli sfruttatori.

Per il 60enne, dopo le formalità di rito e le operazioni di foto segnalamento si sono aperte le porte del carcere quale emblema dell’attività di repressione svolto dall’Arma dei Carabinieri in ossequio alle norme, dietro la costante supervisione della Procura della Repubblica di Spoleto.

I soldi e i regali, quale corrispettivo della prestazione sessuale, evidenziano come gli sfruttatori adoperassero tecniche frutto della debolezza dei minori.

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