In Abruzzo strade e piste montane possano essere utilizzate anche dai “cacciatori in regola con il pagamento delle tasse di concessione e della quota di iscrizione nell’Atc su cui insiste la viabilità e dai raccoglitori di tartufo in regola con il pagamento della tassa di concessione annuale e in possesso del tesserino di idoneità, nei soli periodi consentiti dai rispettivi calendari venatorio e di raccolta”. E’ quanto prevede la modifica alla legge regionale che disciplina l’utilizzo del patrimonio e delle risorse forestali.
La normativa, all’art. 45, prevedeva il divieto di transito con gli automezzi su piste di accesso a boschi e pascoli montani, salvo quelli necessari per il pronto soccorso, la vigilanza, l’antincendio, le esigenze di studio e ricerca, i lavori forestali e agricoli e di quelli utilizzati dai proprietari o possessori per motivi di lavoro o di accesso ai propri fondi ivi inclusi il trasporto o il transito del bestiame.
La legge “Disposizioni in materia di agricoltura sociale” inserisce anche le attività dei cacciatori e dei cavatori di tartufi tra quelle che vanno in deroga al divieto generale.
Una novità che riprende in sostanza un principio che era stato inserito in Umbria dal “famoso” emendamento Puletti (dal nome dell’allora consigliera regionale che lo aveva presentato) sostenuta da associazioni venatorie e tartufai ed avversata da Cai ed ambientalisti, che scesero in piazza. Norma che è stata una delle prime che la nuova amministrazione regionale, di centrosinistra, ha cancellato, dopo aver vinto le elezioni.
Dalla Lombardia all’Abruzzo, passando per la parentesi umbra, prosegue dunque il dibattito sulle modalità di transito dei mezzi a motore nelle stradine di montagna.