Riccardo Foglietta
Si è svolta ieri pomeriggio, all’interno dei locali del Centro Arti Opificio Siri di Terni, l’inaugurazione della mostra fotografica dal titolo “Te l’immagini ?”, omaggio ai dieci anni di attività teatrale svolta nei Centri diurni locali (Azienda Unità Sanitaria Locale 2 Terni). La visione delle opere esposte, realizzate dal fotografo Olimpio Mazzorana, è stata introdotta dalla conferenza vertente sul tema “Il teatro: un’esperienza trasformativa”, i cui relatori sono stati Lamberto Giannini della Compagnia Mayor Von Frinzius di Livorno; Girolamo Minasi e Annarita Sabbatucci (arteterapia, Associazione Europea Psicofisiologi Clinici per l’Integrazione Sociale, Cattedra di Psicopatologia clinica, Università “La Sapienza” di Roma); Elena Poddi, Sabina Proietti e Stefano Lucaroni (Centri diurni di Terni); Beppe Chierici (attore, regista, cantante). L’assessore alla Cultura Simone Guerra ha così introdotto l’evento: “Il teatro costituisce un’esperienza di crescita e di partecipazione in grado di svolgere una funzione sociale assai ampia; è bello parlare di questo argomento all’interno di uno spazio museale come questo, in cui non solo vengono conservate le opere d’arte ma viene anche prodotta arte, che viene successivamente messa a disposizione di tutti.” Queste le parole, invece, di Lamberto Giannini: “La Compagnia Mayor Von Frinzius comprende circa ottanta attori, molti dei quali sono disabili. Il nostro intento è quello di portare avanti un’idea non di integrazione ma di mescolanza, in virtù della quale ognuno deve mantenere le proprie caratteristiche portandole all’estremo. Quando si fa un lavoro di gruppo, infatti, c’è il rischio che l’individualità si perda, mentre invece bisogna cercare di vivere un’emozione intensa mantenendo sia il gruppo che l’individualità. In ambito teatrale l’essere disabili emerge come qualsiasi altra caratteristica, l’obiettivo è quello di disvelare l’essere autentico che c’è in ognuno di noi senza esprimere alcun tipo di giudizio. In definitiva – ha concluso – cerchiamo di favorire un principio di sano egoismo, per cui chi partecipa alle nostre attività deve farlo per il proprio piacere, non per dare qualcosa agli altri ma per prendere qualcosa, andando così a cercare il contatto dell’altro. Raramente il soggetto disabile vede il mondo come un posto in cui c’è bisogno di lui, mentre nel teatro ogni attore fornisce un contributo fondamentale alla realizzazione dello spettacolo. Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, vorrebbe sentirsi dire che viene apprezzato per il particolare modo in cui è, perché ha un valore specifico.” L’intervento di Girolamo Minasi, che ha evidenziato come “La causa del disagio e della pazzia non è rappresentata dal dolore e dal lutto, ma dall’assenza di una loro rappresentazione”, ha infine trovato un complemento nelle parole di Sabina Proietti: “I limiti dello spazio teatrale sono gli stessi che incontriamo sul palcoscenico della vita. Il lavoro svolto sulla postura e sul movimento permette di trasformare il corpo oggetto in corpo soggetto, cambiando la percezione del mondo ed acquisendo la consapevolezza del diritto ad essere nel mondo. Lo spettacolo (quest’anno realizzato dal laboratorio teatrale Girasole e Macondo “Il Corposcenico” e dal Laboratorio teatro Fringe, con il titolo “Inboccallupo” n.d.r.) è il prodotto conclusivo di un percorso portato avanti vicendevolmente, in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica e di promuovere la cultura dell’integrazione.”
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