E’ andata in scena al Teatrino delle Sei la prima della piece teatrale “Micamadonne” di e con Virgina Virilli. Di fronte al numeroso pubblico la giovane attrice spoletina ha stupito e fatto sorridere la platea spoletina. L'ambiente ridotto del Teatrino ha reso ancor più coinvolgente lo spettacolo che ha trovato unanimi consensi. I testi e l'interpretazione evocano un'infanzia caratterizzata da prospettive nuove, da punti di vista inediti e da un linguaggio assolutamente comprensibile che ha riportato il pubblico indietro negli anni. Il rapporto con “nonna Speranza” è raccontato magistralmente attraverso metafore e un utilizzo della parola che agevola una riflessione sul mondo dei più piccoli. L'attrice ridà luce ad immagini che, probabilmente, hanno caratterizzato l'infanzia di molti e che non sempre vengono conservati negli anfratti della memoria in maniera nitida. La curiosità, il gioco, il dispetto si scontrano con un mondo adulto che risulta, inevitabilmente, più chiuso rispetto a quello di una bambina che non nasconde la volontà di sapere e capire. La Virilli fa sognare il pubblico per un'ora intera, mostrando come è possibile diventare adulti mantenendo vivi odori, sapori, situazioni e, quindi, ricordi dei nostri primi anni di vita. La platea ringrazia con un lunghissimo applauso e con un mazzo di fiori consegnato all'artista dall'Assessore Giorgio Flamini.
“Micamadonne” sembra basarsi su un linguaggio nuovo, inedito, che affronta un percorso che parte dall'infanzia per arrivare a certezze più mature. E' così? Da dove nasce l'idea e il titolo?
“Lo spettacolo Micamadonne nasce dalla voglia di stare su un palco da sola e di provare la mia estetica; poi da un mio istintivo attaccamento alla memoria e più in particolare all’infanzia, ai suoi quadri sinceri, nodosi, pittorici, ai suoi dolori, alle sue ironie. Io l’ho vissuta molto intensamente, ho registrato tutto e ho deciso di ridipingerlo. Il titolo invece è un modo di dire spoletino che mia nonna e le sue amiche usavano spesso quando cadevo, mi scorticavo, mi ferivo. Per comunicare agli altri che era grave, che mica era una cosa da poco, dicevano ‘S’è sgrugnata tutti e due li ginocchi, micamadonne!’”
L’esordio a Spoleto, nella città natale, come ci si sente?
“Sono felice anche se ovviamente sono molto stimolata da un pubblico extra regionale. Mi interessa la diffusione del mio spettacolo”
Come si è avvicinata al mondo del teatro? Quanto è difficile riuscire a realizzare le proprie aspirazioni in un mondo spesso percepito come molto competitivo che, tra l’altro, in quest’ultimo periodo sembra navigare in difficili acque?
“Mi sono avvicinata al teatro quando mi sono trasferita a Roma per l’università, per caso direi, perché il mio primo interesse è stato la danza. Ho fatto l’accademia dell’Orologio perché la faceva un mio amico e ho iniziato a leggere testi, a vedere registrazioni di vecchi spettacoli; mi interessavano le luci, i tempi, le pose dei corpi che mi ricordavano gli affreschi e i quadri visti da bambina seguendo a lavoro i miei genitori. Ho anche fatto vari spettacoli come attrice e aiutoregista. Sulle difficoltà invece, non mi sono mai concentrata molto, ho subito deciso di non aver paura e di volerci impiegare molto tempo e energia. Sì, in effetti è un momento povero e chiuso, costringe a fare calcoli, ma non mi faccio molto influenzare, cerco di andare avanti fiutando”.
Nonostante la giovane età ha ricevuto molti riconoscimenti, non ultimo il Premio Nazionale per la Drammaturgia “Donne e Teatro 2007”. Si considera un'interprete affermata?
“ No, ho ancora molta strada davanti a me”.
La recensione di “Micamadonne” è stata scritta da Moreno Cerquetelli. Cosa significa vedere il proprio lavoro analizzato e interpretato da un giornalista così importante? “Sono contenta che Cerquetelli apprezzi il mio lavoro e lo dimostri, è stato un immediato e generoso sostenitore”
Hai altri progetti per il futuro? Cosa sogna una giovane artista di teatro per il suo avvenire?
“Il prossimo spettacolo è con lo Stabile dell’Umbria; poi mi è stato proposto un laboratorio con un gruppo di 15 giovane ragazze con cui curerò uno spettacolo; è in fase di realizzazione un mio intervento autoriale di tre o quattro puntate nella trasmissione “Chi è di scena” curata proprio da Cerquetelli. Spero di lavorare molto perché per me è veramente vita e spero di sorprendermi”.
Se ti venisse proposto di portare il tuo spettacolo al “Festival dei due Mondi”?
“Probabilmente direi di sì”
(C.F.)