Cronaca

Appaltopoli, si ricomincia ma stavolta ci sono le intercettazioni

Un “comitato d’affari”che avrebbe gestito l’assegnazione, previo pagamento di tangenti, degli appalti della Provincia di Perugia. Questo è “Appaltopoli” il maxi processo di Perugia che come spiegato dal pm Manuela Comodi nel primo grado del processo ha portato alla luce l’organizzazione che gestiva le gare e che ha visto imputate a vario titolo 39 persone per i reati di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, truffa e falso ideologico. Di questi, 14 hanno ricevuto condanne e altri 25 sono stati assolti.

Determinante nel procedimento era stata appunto l’emissione dell’ordinanza con cui il tribunale ha dichiarato inutilizzabili le intercettazioni telefoniche, punto cardine di tutta l’inchiesta. Ma la Procura ha tirato dritto chiedendo anche la revoca dell’ordinanza. Un processo “monco” di fatto senza la possibilità di leggere in aula il contenuto di quelle telefonate “compromettenti” nelle quali, secondo l’accusa, imprenditori, intermediario e funzionari pubblici si accordavano per decidere chi dovesse aggiudicarsi i lavori.

Nelle scorse ora in apertura del processo d’Appello sono state depositate e acquisite le tredici intercettazioni telefoniche (alla base del reato associativo) volute dal sostituto procuratore generale Dario Razzi e accolte dai giudici della corte d’Appello (presidente Belardi, Venarucci e Falfari a latere).  L’11 e il 13 luglio prossimi si avviano le discussioni con il collegio che si riserva la loro utilizzazione in una seconda fase.  Con il rischio  prescrizione che resta  dietro l’angolo.

Dopo nove anni dall’inizio dell’inchiesta sono stati condannati in primo grado: Adriano Maraziti (in qualità di direttore dell’area Viabilità della Provincia all’epoca dei fatti contestati) a 5 anni e quattro mesi di reclusione, Fabio Patumi (responsabile dell’area Affari generali della Provincia) a cinque anni, Maria Antonietta Barbieri (istruttore amministrativo dell’ufficio Appalti della Provincia) a 4 anni, Lucio Gervasi (direttore area Ambiente e territorio della Provincia) a 3 anni e 10 mesi: per loro, oltre alle spese, c’è anche l’interdizione dai pubblici uffici; quattro anni e dieci mesi, poi, per Massimo Lupini (direttore tecnico della Seas spa, parte della contestata associazione per delinquere insieme a Barbieri, Patumi, Maraziti), due anni a Giustiniano Baldelli (rappresentante della Cogife srl), un anno e otto mesi a Corrado Bocci (rappresentante della Pavi srl) e a Fabrizio Mezzasoma (rappresentante della Emmegi), ancora, due anni e due mesi aMarcello Betti (rappresentante della F.lli Betti snc), due anni a Francesco Pagnotta (Pagnotta Almero srl), un anno e otto mesi a Ilario Pelliccia (rappresentante dell’omonima ditta individuale), due anni e due mesi a Giovanni Rinalducci (rappresentante dell’Agricola Giovanni Rinalducci sas), due anni e sei mesi a Maurizio Nanni (legale rappresentante della Nanni & figli snc) e sei mesi ad Amleto Pasquini(capo compartimento Anas). Pena sospesa per chi ha avuto condanne inferiori a tre anni, ma tutti devono risarcire i danni alla Provincia di Perugia (parte civile con l’avvocato Zaganelli) da valutarsi in un altro procedimento, più rifondere le spese processuali per 6.210 euro. Pasquini, poi, deve risarcire l’Anas (parte civile con l’avvocato Chiara Lazzari) e pagare le spese per 4.200 euro. Condannate, infine, due delle cinque imprese coinvolte: Appalti Lazio srl, che deve pagare una sanzione amministrativa da 10.329 euro, e Seas spa, 51.600.

Lo stesso pm Comodi durante in processo aveva spiegato: “Continuavo a ripetermi ma io senza intercettazioni come faccio a fare una requisitoria che abbia un filo logico. Mi sono resa conto con stupore che per ciascun capitolo ci sono degli elementi, che io non so se voi riterrete o meno sufficienti, ma ci sono degli elementi già così gravi da farmi dire che effettivamente questa istruttoria non è stata fatta totalmente invano”. Ora si riparte con una prospettiva del tutto nuova, con le difese pronte a dare battaglia.