"ALLENARE EDUCANDO", IL MONDO DELLO SPORT SI RITROVA ALL'AUDITORIUM S. DOMENICO (Foto TuttOggi.info) - Tuttoggi.info

“ALLENARE EDUCANDO”, IL MONDO DELLO SPORT SI RITROVA ALL'AUDITORIUM S. DOMENICO (Foto TuttOggi.info)

Redazione

“ALLENARE EDUCANDO”, IL MONDO DELLO SPORT SI RITROVA ALL'AUDITORIUM S. DOMENICO (Foto TuttOggi.info)

Sab, 30/10/2010 - 17:55

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“Allenare Educando”: è questo il nome del Convegno Regionale -, organizzato dall’Ufficio per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo, Pellegrinaggi e Sport della Diocesi di Foligno, con il patrocinio del Comune – tenutosi questa mattina all’Auditorium San Domenico di Foligno col proposito di affrontare il tema dell’educazione attraverso lo sport.

L’iniziativa segue la via indicata dal Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana nel quale è posto in evidenza quanto sia necessaria la presenza di allenatori che sappiano essere educatori, capaci di accogliere, insegnare e dare speranza: per la CEI, è infatti agli allenatori che la società affida il compito fondamentale di educare al valore della vita attraverso una competizione virtuosa.

Un pubblico non particolarmente numeroso e costituito soprattutto di “addetti ai lavori”, ha accolto gli importanti e stimolanti interventi dell’avvocato Massimiliano Romagnoli, Vice Sindaco con delega allo Sport del Comune di Foligno, Mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno, Mons. Domenico Cancian, Vescovo di Città di Castello e Delegato Regionale per la Pastorale Tempo Libero e Sport, Renzo Ulivieri, Presidente dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio, e Don Alessio Albertini (fratello del celebre calciatore del Milan, Demetrio, attualmente Vicepresidente della Federcalcio) incaricato della Regione Lombardia per lo Sport. Ma non sono mancati i “fuori programma”: ad essere chiamati a dare un contributo all’incontro col proprio intervento, c’erano il Dott. Andrea Cardinaletti, Presidente Nazionale dell’Istituto per il Credito Sportivo, Federico Cherubini, Direttore Generale del Foligno Calcio e la Prof.ssa Donatella Porzi, Assessore alle Politiche Giovanili della Provincia di Perugia.

Al Vice-Sindaco Massimiliano Romagnoli e a Mons. Gualtiero Sigismondi i saluti. “E' importante parlare sia dell’allenare che dell’educare – ha detto Romagnoli – nell’allenare c’è grande materia prima… ma nell’educare c’è ancora molto da lavorare. C’è buona volontà e grande passione nell’allenare, ma chi allena deve avere anche una grande preparazione ed una doverosa capacità nel trasferire il ‘know-how’. C’è il bisogno di educare con più serenità e tranquillità evitando di trasmettere questa grande o piuttosto esasperata competitività. Con essa l’atleta sarà magari più bravo, ma meno disponibile. Nella realtà pochi diventeranno dei campioni, per questo occorre puntare soprattutto sull’educazione. Va bene creare un campione, ma prima di tutto bisogna creare un uomo”. Da Mons. Sigismondi, invece, “sette sintetiche sottolineature che nel mio cuore ha suscitato questo bellissimo titolo. Educare è essere ciò che si vuole trasmettere. Imparare a parlare. Formare personalità solide che sappiano vivere la libertà e la disciplina. Premunire più che preservare. Allenare al sacrificio. Saper attendere il tempo della maturità. Dar sapore e non addolcire, insegnare a sapere perdere e a saper vincere. Per noi cristiani educare è aiutare a discernere la volontà di Dio”.

Alla prima domanda, “Perché la Chiesa si occupa anche di Sport?”, ha risposto Mons. Domenico Cancian. “Sei sono le risposte. La prima è sicuramente quella che la Chiesa intende occuparsi dell’uomo, anche dell’“homo ludens”. L’uomo che non sa giocare, manca infatti di qualcosa. La seconda è che c’è gioco e gioco, come vizi e valori, lealtà e slealtà, rispetto ed egoismo, esaltazione e depressione. Non c’è infatti un gioco neutro. Per allenare ed educare occorre tanta passione e pazienza. Gli allenatori devono essere attenti a discernere perché è in gioco l’uomo intero, nella sua fisicità, psiche e spiritualità. Non si vince coi soli muscoli la partita della vita. I santi erano degli sportivi o avevano un’anima sportiva: lo sport è infatti una palestra fisica, morale e spirituale. Il Mister non è un mito, ma un maestro di vita che deve insegnare a far sviluppare relazioni vere e ad essere da supporto alle grandi agenzie formative, scuola, famiglia e Chiesa, che ora sono in difficoltà. È sbagliato sia obbedire troppo che fare quello che ci pare. Pur non sapendo se fosse uno sportivo, ma di certo ha percorso tanti chilometri, Gesù è un atleta che ha espresso i valori importanti per lo sport, che sono l’amore, l’umiltà, il coraggio, la fiducia. Tutto questo fa di un uomo un grande atleta. Lo sport è la parabola della vita. La vita è una sola competizione in cui non si può perdere. Nello sport si vince una coppa e poi? Non ci sono altri traguardi? Occorre allora un codice etico ed un nuovo umanesimo. Il campione vero sa gestire l’uomo e se stesso”.

Renzo Ulivieri, Presidente dell’A.I.A.C. e Coordinatore Locale di Sinistra Ecologia e Libertà nel Comune di San Miniato, ex allenatore con due record (aver allenato sia la Ternana sia il Perugia; e il numero di espulsioni), ha risposto invece alla domanda “Quando allenare è educare?”. “Quando frequentavo l’ISEF mi avevano convinto che solo col fisico potevo vincere tutto, quindi arrivare anche allo spirito. Invece questa è una cultura sbagliata che va rivista. Non c’è nessun gioco neutro. Io vengo dal calcio professionistico dove l’obiettivo è lo spettacolo, il risultato e la ricerca delle risorse economiche. L’educazione è all’ultimo posto. Attualmente i calciatori stanno lottando per un rapporto che sia dignitoso. In passato hanno preso posizione sullo sfruttamento del lavoro minorile, ma sono occasioni rare. Quando allenavo ero perso dietro al risultato e spero di aver dato anche altro, quando nella mia mente non ce l’avevo. Ho smesso di allenare e penso a costruire gli allenatori del domani. Ma allenare a cosa? Educare a cosa? Se a vivere a questo mondo devo fare l’analisi di questo mondo. Di fronte all’insuccesso possiamo dire che è colpa della società e ce ne laviamo le mani. O è colpa mia? Il problema è quello di un mondo migliore più giusto dove tenerci per mano. Siamo chiamati a schierarci, ad essere partigiani. L’educazione dei ragazzi va allargata in un mondo che va allo sfascio. Bisogna dare degli strumenti per far capire in quale mondo vogliono vivere questi ragazzi e ripensare ad un altro modo per fare sport”.

“I giovani da chi si sentono accolti?”: a rispondere Don Alessio Albertini. “La risposta non è facile. Gli adulti oggi sanno ancora assumersi le proprie responsabilità? Spero che coloro che arriveranno a livello professionistico immettano nello sport il sogno di un mondo migliore. Ora non si capisce più quando una persona è vecchia: per questo parlo di diversamente giovani. Diventiamo invece vecchi quando diciamo che non ci sono più i giovani di una volta. Piuttosto, non ci sono più gli adulti di una volta, quelli che sapevano orientare, fare un sacrificio. Ora non ci si parla più: si urla l’uno con l’altro o non ci si sente. Quando un ragazzo ha un “per chi” può mettercela tutta. Un allenatore ha una grande responsabilità per gli uomini ed il mondo di domani. Non deve guardare solo alla tabella dei risultati ma alla persona. L’allenatore deve essere qualcuno che sappia accompagnare dentro la vita. Ne puoi prendere uno per mano ma non potrai mai vivere la sua vita. Ognuno a modo suo deve portare a termine la gara della propria vita. Pretendiamo dai giovani, li accusiamo ma non perdiamo tempo per loro. Quel “per chi” deve essere capace di sostenere il passo dei giovani e far credere che la vita valga più di quella medaglia. Educare è soprattutto contagiare, per questo si educa con la testimonianza e con quello che si è. Il compito dell’adulto è quello di far diventare qualcuno nello sport e nella vita”.

Come Presidente Nazionale dell’Istituto per il Credito Sportivo, “il mio compito è cercare di capire il come” ha affermato il Dott. Cardinaletti. “Con la “Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport” vogliamo dare una struttura nuova per dare una risposta al come. C’è una grande difficoltà nel trovare risorse umane. Abbiamo 23.000 impianti finanziati ma dobbiamo occuparci di quello che c’è dentro il muro. Per questo proponiamo piccole strutture polivalenti per vivere con spontaneità lo sport: si deve infatti investire sulla crescita. In emergenza educativa c’è bisogno di strutture che siano integrate. Ci sono sport e attenzioni emergenti. L’obiettivo è dunque quello di far crescere il numero dei giovani che fanno sport nel progetto educativo e mandare un messaggio. Ma anche creare dei luoghi di aggregazione dove i giovani vadano. Una struttura al servizio che si mette in ascolto”.

Il Foligno Calcio, con Federico Cherubini e il Responsabile dell’Area Tecnica e del Settore Giovanile, Marcello Pizzimenti, ha risposto all’invito degli organizzatori del Convegno, che non hanno mancato di cogliere l’importanza del lavoro svolto dalla Società nel riorganizzare, in assoluta autonomia, il proprio Settore Giovanile, non mancando di prestare una particolare attenzione anche alla crescita dei “Falchetti” del futuro. Non è passato inosservato nemmeno il “Manuale del Falchetto”, un vademecum di consigli e regole comportamentali per i calciatori delle categorie che vanno dai Pulcini 2000 ai Giovanissimi Regionali, un manuale che mette in evidenza quanto lo stare insieme rispettando gli altri, il condividere vittorie e sconfitte, il mettere la scuola al primo posto e il seguire i consigli di genitori e allenatori, siano alla base di una crescita sana attraverso lo sport. “Siamo una squadra di capitali e le regole che ci muovono sono le logiche economiche, i risultati e la classifica che abbiamo a fine anno” ha affermato Cherubini. “Abbiamo voluto ripartire dalla nostra scuola calcio, una scorciatoia verso il professionismo, ed abbiamo creato il “Manuale del Falchetto”, un manuale con regole e concetti di base. Come il saluto, che si era perso, l’alimentazione, il comportamento, l’andare bene a scuola. Sono delle indicazioni, dei segnali. Non è facile educare in un contesto così complesso di regole, come è possibile divertirsi quando già a questi livelli c’è il dramma sportivo della retrocessione”.

Prima della brevissima sintesi di Mons. Cancian sul documento della CEI dedicato all’educazione, che ha chiuso i lavori, la parola è infine passata all’Assessore Porzi. “Bisogna costruire una rete dove ognuno ha il suo ruolo da svolgere in questa emergenza educativa. Gli adulti hanno la presunzione di pensare al mondo che ai giovani serve. Dobbiamo essere meno oppressivi con loro e cercare di ascoltarli di più. Lo sport ha un ruolo fondamentale e c’è la necessità di riorganizzare a monte la struttura della competizione”.

(Elisa Panetto)


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