Agriflor, Legambiente “Una vicenda che non smette di puzzare”

Agriflor, Legambiente “Una vicenda che non smette di puzzare”

InComune il PD chiede di controlli | Legambiente: Avviare percorso per la delocalizzazione.


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Resta alta l’attenzione sulla questione AgriFlor, la società con sede a Villa Pitignano che gestisce un impianto adibito alla produzione di fertilizzanti organici mediante processi di trattamento biologico di rifiuti biodegradabili e altri materiali.

L’azienda, che da anni ha un impatto rilevante sulla piccola frazione di Perugia, se non altro, per il forte odore causato dalla lavorazione dei rifiuti, che dal traffico di camion che provvedono ai trasporti da e verso l’azienda, a metà novembre  era stata diffidata al completo adeguamento degli impianti secondo adeguate e vigenti normative e alla presentazione di una relazione tecnica indicante la tipologia e i tempi degli interventi. Contestualmente la Regione aveva anche chiesto alla Agri Flor la sospensione delle attività per un periodo di 90 giorni. 


Villa Pitignano, sospeso conferimento rifiuti alla Agri Flor


L’interrogazione in Comune

Così dopo l’intervento di Palazzo Cesaroni, la scorsa settimana i Consiglieri Comunali del Partito Democratico Erika Borghesi ed Alvaro Mirabassi hanno presentato un’interrogazione per verificare “se il Comune di Perugia si è attivato presso le competenti autorità al fine di verificare il rispetto della Determinazione Dirigenziale n. 10541 del 13.10.2017 della Regione Umbria, soprattutto per quanto concerne la sospensione dell’attività di conferimento dei rifiuti”. Stando al documento presentato “nonostante tale disposizione ufficiale, i cittadini di Villa Pitignano sono molto preoccupati perché ad oggi segnalano che il transito di autocarri riconducibile alle attività di Agri Flor non si è interrotto ed il passaggio dei mezzi avviene quotidianamente, soprattutto nelle prime ore del mattino”.

C’è da dire che la diffida della Regione, datata il 13 ottobre 2017, intima “la sospensione dell’attività di conferimento dei rifiuti entro un termine di 30 giorni”.

La preoccupazione di Legambiente

Non manca di fare sentire la sua voce anche Legambiente che interviene sul progetto di adeguamento in presentazione alla Regione: “Dopo reiterate inottemperanze delle prescrizioni autorizzative, dopo una serie di non conformità urbanistiche non sanabili e dopo anni di disagi di cui ne hanno fatto le spese gli abitanti di Villa Pitignano, si prospetta la possibilità di mettere una bella pietra tombale alla vicenda che vede coinvolta Agri Flor con un nuovo progetto di rifacimento degli impianti, tutto però con la previsione di nuove importanti volumetrie e una nuova AIA che costituisce variante automatica al PRG”.

“Sicuramente vedere tanta attenzione da parte della politica, che siede negli scranni del palazzo regionale e di quello comunale, su una vicenda di cui ne hanno fatto le spese per anni i cittadini e l’ambiente, è un segnale positivo. Quello che ancora una volta non ci convince – scrive Legambiente Umbria – è la mancanza di determinazione e coraggio nell’individuare l’unica soluzione possibile: la delocalizzazione di una delle tante aziende insalubri presenti a ridosso delle abitazioni e del fiume Tevere”.

“Risulta poco credibile infatti la possibilità di ridurre i pesanti fastidi degli odori confinando i rifiuti e le lavorazioni in strutture chiuse o messe in depressione – continua Legambiente Umbria – Così come rimangono tutte le criticità riguardo alla presenza di vincoli come la classificazione dell’area di particolare interesse agricolo e la vicinanza al centro abitato. Senza dimenticare che l’azienda insiste in una zona a rischio idraulico ed esondabile, rischi che di questi tempi, in piena crisi climatica con eventi meteorici straordinari non devono essere assolutamente sottovalutati”.

“Aggiungiamo la nostra voce a quella dei cittadini e dei comitati – conclude Legambiente Umbria – per chiedere all’amministrazione del Comune di Perugia e a quella regionale di recedere da qualsiasi ipotesi autorizzativa e di variante al PRG e avviare invece un percorso per individuare un’area più sicura e ambientalmente adeguata per la delocalizzazione dell’attività”.

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