Perugia

Aggressione al Carcere di Capanne, sopralluogo del neo garante per i detenuti

Nuovi episodi di aggressioni e criticità nelle carceri dell’Umbria e il neo garante regionale per le persone sottoposte a restrizioni o limitazioni della liberà personale, l’avvocato Andrea Pensi, parte dalla casa di circondariale di Perugia per il suo sopralluogo nei penitenziari umbri. Il sopralluogo si è tenuto giovedì mattina, giornata in cui tra l’altro nuovi episodi di violenza tra detenuti sono stati segnalati invece al carcere di Terni e a pochi giorni da altre aggressioni all’interno della casa di reclusione di Maiano di Spoleto.

L’attenzione del garante dei detenuti si è focalizzata sull’aggressione ai danni di un agente di Polizia penitenziaria avvenuta il 18 agosto 2026. Il Garante è stato ricevuto dalla Vice Direttrice Eva Mariucci, con la quale ha avuto un approfondito confronto sulle circostanze dell’accaduto e, più in generale, sulle principali criticità che interessano l’istituto penitenziario perugino. Al centro dell’incontro vi è stata, in particolare, la questione dell’elevata presenza di detenuti con problematiche psichiatriche, una situazione che pone quotidianamente il personale penitenziario di fronte a condizioni di particolare complessità e richiede strumenti, professionalità e risorse adeguate.

“Quello di Capanne è un contesto particolarmente delicato – sottolinea il Garante avv. Andrea Pensi – nel quale la presenza significativa di detenuti con problematiche psichiatriche rappresenta una delle principali criticità. A ciò si aggiunge la necessità di garantire un’adeguata formazione ai numerosi nuovi agenti recentemente assunti, che si trovano a operare, spesso da subito, in un ambiente complesso e potenzialmente esplosivo come quello carcerario”. “L’episodio del 18 agosto – prosegue Pensi – che è solo l’ultimo ma non certamente il più grave impone una riflessione seria sulle condizioni di sicurezza all’interno dell’istituto. La sicurezza degli agenti di Polizia penitenziaria, così come quella delle persone detenute e di tutti gli operatori che lavorano quotidianamente nel carcere, deve essere una priorità”. Il Garante ha quindi annunciato che relazionerà il Consiglio regionale sui fatti accaduti e sulle criticità emerse, chiedendo l’adozione di urgenti iniziative finalizzate a migliorare i livelli di sicurezza della Casa circondariale di Perugia e ad assicurare al personale gli strumenti e la formazione necessari per affrontare adeguatamente le situazioni di maggiore complessità. “È necessario intervenire con tempestività – conclude il Garante – perché non possiamo attendere che episodi di aggressione o situazioni di particolare criticità diventino la normalità. Occorre rafforzare la sicurezza, sostenere il personale, garantire un’adeguata formazione ai nuovi agenti e affrontare in modo strutturale il problema della gestione dei detenuti con problematiche psichiatriche”.

Nel corso della visita, il Garante ha, inoltre, tenuto un incontro presso il distretto sanitario della Casa circondariale, dove è stato ricevuto dal Direttore, dott. Alessandro Lucarini, insieme ai medici e al personale sanitario del presidio. Nel corso del confronto sono state affrontate diverse tematiche relative all’assistenza sanitaria e alla presa in carico delle persone detenute, a cominciare dalle attività dedicate al trattamento del disturbo psichiatrico e dalle modalità di presa congiunta, intesa come importante strumento di transizione dai percorsi di detenzione. Nel corso del suo intervento il Garante Avv. Andrea Pensi è tornato a denunciare l’inadeguatezza dell’attuale sistema carcerario il quale ha dichiarato: “è un luogo in cui, inevitabilmente a queste condizioni, le persone entrano sane e si ammalano di disturbi psichiatrici, mentre chi entra malato ne esce sicuramente peggiorato”. Sul piano più operativo, il Garante si è fatto carico di rappresentare all’Amministrazione sanitaria regionale l’urgenza di ripristinare il servizio oculistico all’interno del presidio, interrotto ormai da molti mesi. In conclusione l’avv. Pensi ha affermato: “Si tratta di un servizio particolarmente importante in un contesto nel quale l’accesso alle prestazioni specialistiche deve essere garantito con continuità, con l’obiettivo di evitare situazioni di insicurezza legate alla necessità di svolgere esternamente visite che si possono fare in istituto, senza aggravare peraltro i compiti del personale di polizia penitenziaria”.