(Luca Biribanti) – È possibile che una delle nazioni europee più ricche di fonti sorgive rischi di lasciare 128 dei suoi comuni senza acqua? È quello che potrebbe accadere in Italia nelle regioni Umbria, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Campania, dopo che la Commissione Europea ha respinto la richiesta del Ministero della Salute di derogare i limiti della potabilità delle acque di alcuni comuni. Ma andiamo con ordine. Il 2 febbraio scorso l'Italia aveva chiesto all'UE una deroga con particolare riferimento ai valori di alcune sostanze contenute nelle acque: arsenico 20, 30, 40 e 50 mg/l, borio per 2 e 3 mg/l e floruro per 2,5 mg/l, per garantire la fornitura di acqua potabile a comuni che presentano caratteristiche non conformi alla direttiva europea n°83 del 3 novembre 1998. La risposta del Direttore Generale della Commissione Europea, Karl Falkenberg è stata un secco “no”, perché c'è il rischio che le tracce di sostanze tossiche nelle acque portino gravi conseguenze alla salute dei cittadini, in alcuni casi addirittura l'insorgere del cancro. A rischiare grosso sono circa 250 mila famiglie distribuite in 5 regioni. In Umbria sono 3 i comuni che rischiano la chiusura dei rubinetti, Orvieto, Castel Giorgio e Castel Viscardo, la regione più colpita è il Lazio con ben 91 località interessate, la Toscana ha a rischio 16 città, il Trentino 10, la Lombardia 8. Nel dossier che l'Italia ha presentato al momento della richiesta della deroga si spiegava, con un'ampia documentazione, che le acque che superano i 10 microgrammi per litro in contenuto di arsenico hanno una genesi riconducibile a stratificazioni geologiche di origine lavica, ma l'UE non ne ha voluto sapere e, se si è mostrata tollerante nell'accettare la deroga sul borio e il fluoruro, è stata invece inamovibile nel respingere percentuali di presenza di arsenico così elevate rispetto alla soglia consentita (10 microg/l). L'allarme non è ingiustificato e la frenesia di contatti tra Ministero ed enti locali come le Asl e i Comuni si fa sempre più intensa per far fronte a un'eventuale crisi, che ha indotto a mettere all'erta anche le Prefetture delle città. Si sta organizzando anche una vasta campagna informativa in scuole, ospedali, uffici pubblici e aziende per avvisare i cittadini e fornire una guida su come affrontare le possibili conseguenze delle ordinanze che potrebbero vietare la potabilità di alcune acque. Le soluzioni immediate adottate da Acea, Regione e Commissariato delle acque sono quelle che potrebbero portare a un immediato abbassamento delle percentuali di arsenico, come l'installazione di filtri che dovrebbero miscelare le acque ‘sane' con quelle ‘contaminate', mentre non manca chi cerca di arrangiarsi da solo, organizzandosi in consorzi, per dotarsi di depuratori per l'arsenico.