Resta nel carcere minorile di Firenze il 17enne arrestato lunedì scorso (30 marzo) ad Umbertide, con le pesantissime accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Il gip del Tribunale dei Minori de L’Aquila ha infatti respinto l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa, confermando la custodia in cella per il rischio di reiterazione del reato.
L’accusa, “Inneggiava alla violenza e al massacro”
Secondo la ricostruzione della Procura, il giovane non si limitava a frequentare gruppi Telegram e social della destra radicale, ma sarebbe stato un attivo diffusore di materiale neonazista e suprematista. Nelle memorie dei suoi dispositivi, sequestrate dai Ros dei carabinieri, gli inquirenti avrebbero trovato manuali per la costruzione di armi ed esplosivi e, dato ancora più inquietante, la pianificazione di una strage – come quella della “Columbine” nel ’99 – da attuare in un liceo di Pescara. Un quadro che delinea, per l’accusa, una pericolosa deriva ideologica pronta a trasformarsi in azione violenta.
La difesa, “Un ragazzo modello intrappolato nelle chat”
Di parere opposto la difesa. Durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi il 2 aprile in videoconferenza, il 17enne aveva scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere, contestando punto su punto le accuse. Il giovane ha ammesso la presenza in quelle chat, ma ha fornito una giustificazione diversa: vi sarebbe entrato da bambino, restandone poi “intrappolato”. Una volta cresciuto, la paura di ritorsioni da parte delle organizzazioni neonaziste gli avrebbe impedito di uscirne, trasformando la sua partecipazione in una sorta di “prigionia virtuale”.
Il suo legale, l’avvocato Angelo Pettinella, descrive un profilo umano incompatibile con quello di un potenziale stragista: un ragazzo con un ottimo rendimento scolastico e una solida rete sociale. “Nessun intento xenofobo o volontà suprematista”, sostiene la difesa, parlando di “un colossale equivoco nato da una ricostruzione errata dei fatti”.
I nodi dell’indagine e il ricorso al Riesame
L’inchiesta, partita da Brescia e passata per competenza all’Abruzzo, aveva già portato al sequestro di un cellulare la scorsa estate. L’accelerazione è avvenuta lunedì mattina con una nuova perquisizione nell’abitazione di Umbertide dove il minore vive con la madre. In quell’occasione sono stati prelevati un tablet, un nuovo smartphone e un coltello da tartufo (non di proprietà del ragazzo).
Per il Gip, tuttavia, gli indizi di colpevolezza restano gravi e le giustificazioni fornite dal giovane non sono state ritenute convincenti per concedere i domiciliari. La battaglia legale si sposta ora al Tribunale del Riesame dell’Aquila: la prossima settimana la difesa presenterà ricorso per chiedere nuovamente la scarcerazione o una misura cautelare meno afflittiva, ribadendo che l’ultimo controllo in casa non avrebbe fatto emergere alcun nuovo elemento di pericolo.