A Spoleto l'Albero della Cuccagna di Patella induce tutti in tentazione - Tuttoggi

A Spoleto l’Albero della Cuccagna di Patella induce tutti in tentazione

Carlo Vantaggioli

A Spoleto l’Albero della Cuccagna di Patella induce tutti in tentazione

Tra sfilatini sul cappello, sguardi stralunati e turisti affamati, inaugurata l'installazione promossa da Achille Bonito Oliva
Sab, 17/10/2015 - 23:43

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Si fa presto a dire “Albero della cuccagna”. C’è albero e albero, che diamine. E a Spoleto ne sappiamo qualcosa. Come dimenticare il famoso albero di Natale del 1999-2000 esposto in Piazza Garibaldi, quando ancora il legittimo e monumentale inquilino in pietra, non aveva fatto ritorno?
Si festeggiava il passaggio al nuovo secolo e nell’orgia celebratrice dei neonati Eventi di Fine Anno, si pensò di commissionare tanti alberi di Natale-installazione diversi tra loro, adatti ad ogni piazza importante della città, che avessero però il crisma della memorabilità, dell’evento.

E memorabile appunto fu quello tutto in ferro, assolutamente identico ad un Albero della Cuccagna ideato dall’Arch. Francesco Mariani, mutuando l’idea dal più famoso Albero della Libertà dei rivoluzionari francesi del 1790. Con la differenza che quello giacobino era profumato e verde e quello spoletino del 21° secolo, saldato a cannello e terribilmente grigio. Il povero Arch. Mariani fu martirizzato per la sua proposta e tanto fu che dell’albero, se n’è persa traccia, forse fuso per la vergogna o usato come materiale di riciclo per qualche cantiere.
Nessuno stupore dunque se un artista della fama di Luca Maria Patella, noto internazionalmente per le sue opere provocatorie e ludiche, viene contattato da Achille Bonito Oliva per creare un opera nel progetto nazionale del critico intitolato “L’Albero della Cuccagna-nutrimenti dell’arte”. E visto il rapporto di ABO con Spoleto ed il Festival dei Due Mondi, offrire la creazione di Patella alla vista della città e dei suoi visitatori. Un gesto generoso e magari disinteressato, che è stato salutato con una inaugurazione ufficiale, questa mattina, 17 ottobre in Piazza Pianciani, da giornalisti, amministratori, in testa il sindaco Fabrizio Cardarelli, e tanti turisti curiosi e divertiti, che uscendo dagli ascensori della Mobilità Alternativa si sono ritrovati davanti l’installazione, alta 5 metri e sicuramente di forte impatto.
Vista la tradizione spoletina sugli alberi, non di legno, che probabilmente Patella non conosce, anche questa volta trattasi di struttura in ferro appena ingentilita da un manto di sedie di plastica scorticate, del tipo di quelle che si trovano nelle sedi della bocciofila o dei partiti senza quattrini, incastonate a partire dalla cima dell’albero fino alla sua base e per tutta la sua circonferenza. Dal vertice scendono nastri colorati che serviranno per ruotare l’anello terminale mentre giganteggiano a mezz’altezza quattro caramelloni incartati dai gusti e colori diversi. Gusti che hanno il sapore della cantilena dei bambini quando si dicono le cose più strane canticchiando: Manda Rino, Cara Mella, Morta Della, Mando Lino. Una breve missiva, come spiega la cartolina-brochure dell’opera, che racconta una triste vicenda familiare, la scomparsa di Della appunto.

E perchè non si dica che Patella non deve qualcosa al Dadaismo e a Duchamp, alla sommità dell’albero il puntale è adornato, al posto del berretto frigio, con un pitale rosso fuoco su cui è inciso il simbolo chimico “chimera” del PO’2. L’opera non è completa se un po’ di bambini, che indosseranno un curioso cappello dotato di sfilatino (vero pane fragrante) in cima e con due occhi sulla falda, definito Panocchio, non si metteranno a girare intorno all’albero intrecciando i nastri colorati che scendono dal vertice. Panocchio= Pinocchio? Così suggerisce la provvidenziale brochure della Fondazione Morra che diffonde l’arte di Patella.
In fondo ne abbiamo viste di peggio da queste parti. Indelebile il ricordo dei canestri da basket natalizi del M° Albanese (anche in quel caso ABO ci mise lo zampino ndr.), o delle bare griffate a Palazzo Collicola, guidato da Gianluca Marziani.

A Luca Maria Patella va comunque l’onore delle armi, perchè potrà non piacere l’albero della cuccagna di ferro ed il suo linguaggio dadaista, si potrà obiettare anche che Achille Bonito Oliva dopo l’invenzione della Transavanguardia è campato praticamente di rendita, oppure discettare sulla durata degli sfilatini che domani saranno secchi e nessuno se li potrà mangiare, ma l’idea (non si sa di chi) di posizionare l’opera in Piazza Pianciani, ha in se il genio comico e creativo, la strampalata tragicità del cinema muto alla Buster Keaton.
Nei social di ogni sorta è stato un immediato scatenarsi di battute feroci sulla doppia lettura di Cuccagna= Banca Popolare di Spoleto che guarda caso ha la sede della Direzione Generale che insiste proprio sulla piazza. Il simbolo della libertà gioiosa e rivoluzionaria, dritto impalato nel luogo della sconfitta rovinosa di una città. In quella piazza dove il simbolo della nazione repubblicana e risorgimentale, il busto di tal Luigi Pianciani, è stato sloggiato con tutte le pietre del selciato per fare posto alla buca della Mobilità alternativa, ricoperta da ottimo cemento “sbruzzoloso”. Un non-luogo dove una mano pietosa ha pensato che l‘Albero della Cuccagna di Patella andasse messo un po’ di lato, fuori asse, prospetticamente non invadente almeno nei confronti della scalinata maestosa del Tarchi che conduce a Via Fontesecca.
Da Oscar la scena dell’inaugurazione odierna dove un po’ tutti osservavano stralunati l’opera, prodighi di parole di circostanza e convenevoli, per poi passare rapidamente a darsi di gomito e sussurrare, “Ma che è sta cosa?…”. Come sostiene una delle regole auree del manuale del bravo inauguratore, non si è credibili tagliatori di nastri se non si entra in simbiosi con ciò che si inaugura. E così, tutti a farsi fotografare con il Panocchio in testa, turisti inclusi i quali, sinceramente entusiasti, volevano mangiarsi senza tentennamenti lo sfilatino, con grande disperazione dell’addetta della Fondazione Morra che ha montato la guardia all’opera come lo si fa con il bidone di benzina in mezzo al deserto. Del resto se la colazione la fai subito poi la città si visita meglio.
Una scena surreale, questa sì, merito dell’Albero della Cuccagna e di Luca Maria Patella.
Siamo abbastanza “antichi” per ricordare che a Trevi, negli anni ’60/’70, nel corso dell’Ottobre Trevano, in piazza Garibaldi, si montava l’albero della cuccagna, un palo con alla sommità una ruota di carro a cui venivano appesi salami e prosciutti. E dopo aver spalmato il palo con una robaccia molto simile al grasso degli idraulici, una cosa grigia e puzzolente, eroici matti di paese si sfidavano a chi riusciva a salire più in alto per conquistare un salame e magari, premio dei premi, un prosciutto. Il tutto riportato a terra lercio di melma grigia. Sai che festa!
Almeno a Piazza Pianciani, lo sfilatino era fragrante e disponbile sulle sedie. Scorticate!

Riproduzione riservata

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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