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A SPOLETO LA PISTA CICLABILE RIMOVIBILE, OVVERO COME SI CALPESTA L'ARTE (foto)

di Raul Gabriel

Camminare la trasformazione del simbolo in scrittura è invito a ripensare cosa sia la poesia. La poesia è dispetto perfetto al pensiero corrente e omologato. Cosa c'è di più omologato oggi del pensare anche in “arte” che è “bello” ciò che viene bene impacchettato? ciò che vive di materiali politicamente corretti e connessi ad un pensiero che si avvicina fortemente al design? la pista ciclabile rimovibile è opera da calpestare, da riscrivere con le gomme delle macchine e le suole delle scarpe, con gli effluvi dell'urbano e le sue “deiezioni”, è la sfida del risignificare quanto ciò che è apparentemente più impalbabile è invece più duraturo: la scrittura, il simbolo, il segno. Tracce dell'urbano e tracce dell'arcaico che si intersecano e dipanano in un percorso della forma, che è anche percorso fisico , percorso vivibile. La sfida è questa:

La ” disgregazione ” che la città e l'uomo con i loro ritmi e meccanismi portano in sè e con sè, forse porta dentro la possibilità di una nuova bellezza possibile che nasce sulla rilettura delle forme e dei materiali che tale disgregazione realizza. Se il risultato di tale distruzione conserva potenza, allora diviene speranza. la speranza che una una nuova bellezza sia rinata dai frammenti. Ma in questo processo l'addomesticamento e la “accademia” della disgregazione non sono possibili, altrimenti si ricade nel processo “pubblicitario” ed estetizzante. Ci deve essere quella parte di viscerale e di scommessa totale che nulla risparmia e dove la “forma” rischia ” veramente la sua stessa essenza.

La pista ciclabile rimovibile altro non è che un tappeto (un redcarpet) con la rappresentazione della destrutturazione della forma bicicletta , simbolo paraurbano, spesso stridente con il contesto. Contesto come quello urbano per cui ritengo che una “ecologia dell'urbano” vada profondamente incorporata ad una “ecologia dell'estetica” ,intesa non come una decorazione più o meno interessante e troppo spesso “anestetica” come tanta “arte” replicativa contemporanea, ma come vero e proprio “percorso ” nella forma, nel suo sviluppo e decostruzione , nel suo cammino dinamico, che al concetto di statico sostituisca quello di divenire come stato permanente dell'essere e del percepire la bellezza.

La metafora di un percorso temporale e formale su cui camminare , compiendo un viaggio estetico oltre che spaziale , relazionandosi con una chiave di lettura comune (la forma bicicletta ) che attraverso il “congegno formale” diviene altro, diviene “altra” e costantemente “nuova” nel passaggio da forma a calligrafia e ritorno. La pista ciclabile rimovibile è temporanea e decontestuale ,ecologia del segno con alcune stonature inquietanti…….”