A 10 anni dal sisma che, a partire dal 24 agosto 2016, ha distrutto Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e San Pellegrino di Norcia moltissimo rimane ancora da fare. I cantieri sono ancora al lavoro e il cratere che ha interessato 140 comuni in quattro diverse regioni (Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo) lentamente sta cercando di ricostruirsi tra messa in sicurezza, rigenerazione urbana e le difficoltà future tra cui lo spopolamento di interi paesi.
L’ultimo report del Commissario straordinario alla ricostruzione, presentato a fine giugno, evidenzia che, sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. Di queste, i cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Mentre sul fronte della ricostruzione pubblica, circa il 40% delle opere finanziate è in corso di realizzazione.
Ai microfoni di Tuttoggi il sindaco di Accumoli, Mauro Tolomei, in carica dal 2024 ci spiega a che punto è la ricostruzione.
Dopo 10 anni quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare?
In 10 anni non è stato fatto quello che si doveva fare. C’è stato il covid, il Superbonus che ha portato le ditte a lavorare da qualche altra parte, però negli ultimi 2 anni c’è stata un’accelerazione e si vede. Abbiamo accelerato sui cimiteri, ne apriremo 4 a breve e 2 a seguire. Per 8 anni le persone non potevano entrare nei cimiteri. Tra questo e il prossimo anno vedremo tanti progetti tangibili. Prima del 24 agosto spero di inaugurare le opere di urbanizzazione ma se così non fosse anche i primi di settembre. Già la prossima estate dovremmo vedere qualcosa di significativo.
A che punto sono i lavori dei cantieri ad oggi?
Ci sono frazioni che hanno oltre il 90% di cantieri aperti per l’edilizia privata (vedi Grisciano) e altri meno come Accumoli, intorno al 10-15% ma sono sempre significativi. Accumoli capoluogo è ancora un po’ indietro perché ha diversi edifici di pregio ed è stato più complicato fare le procedure amministrative per poterla far partire. Stanno procedendo con la perimetrazione, sono riusciti a definire esattamente il sedime privato da quello pubblico, quello che dobbiamo accelerare sono le opere di urbanizzazione. Dobbiamo cerchiamo di sincronizzare: abbiamo frazioni con le opere di urbanizzazione fatte e la ricostruzione privata molto indietro, altre invece il contrario. Purtroppo è mancato questo coordinamento negli anni scorsi.
Qual è la preoccupazione più grande?
La cosa che mi preoccupa di più è che mi aspetto delle risposte relative al fatto che una volta che le case saranno ultimate, quanto è facile vivere in questi posti? Ci aspettiamo una fiscalità agevolata, qualcosa per far ripartire questi luoghi perché vengono da 10 anni di assoluto blocco. Altrimenti corriamo il rischio di aver fatto le case che poi rimangano chiuse.
Attualmente quanti sono i residenti di Accumoli?
I residenti di Accumoli sono circa 450, non abbiamo pagato un’enorme diminuzione. Il problema è che l’età media è alta, dobbiamo cercare di incentivare l’utilizzo delle SAE (Strutture Abitative di Emergenza) mano mano che si libereranno e le persone tornano nelle loro case le vorremmo utilizzare per attrarre giovani e coppie a vivere nei nostri luoghi e a lavorare qui. Ad esempio gli diamo la possibilità di avere casa a un prezzo estremamente basso, facilitando anche le imprese che vogliono venire ad investire qui. Stiamo ultimando un’area artigianale P.I.P. (Piano per gli Insediamenti Produttivi) dove le imprese possono venire e installare le loro manifatture per attrarre lavoro.
Avete avuto i fondi della ricostruzione e anche dal PNRR?
Sono tutti della ricostruzione niente PNRR, sui fondi quello che chiediamo ci viene dato. Non abbiamo problemi. Il problema è gestire i progetti che sono tanti e servono persone negli uffici. Da noi più della metà dei dipendenti comunali vengono da Rieti, tutte le mattine si caricano 70 km al giorno quindi appena trovano un’occasione si avvicinano a casa e noi dobbiamo prendere un’altra persona, formarla e ricominciare d’accapo. Questo mi preoccupa di più. Non i soldi ma come questi vengono messi a terra. Il problema non è finanziare le cose ma farle. Sono tutte opere finanziate il problema è trovare lo studio di ingegneria, vedere il progetto di massima, quello esecutivo, andare alla conferenza dei servizi, seguire tutto l’iter che in Italia è noto per essere molto lungo.
Quali sono le difficoltà e le frustrazioni che incontra da primo cittadino di un paese terremotato che sta cercando di rimettersi in piedi?
Lo scoramento delle persone, il non crederci più. Ogni volta che gli proponi una cosa mi dicevano: “si vabbè tu sei il solito che ci vieni a raccontare queste cose”. Spero di smentirli coi fatti.