Un weekend in cui Spoleto parla in tre lingue, prosa in scena! - Tuttoggi.info

Un weekend in cui Spoleto parla in tre lingue, prosa in scena!

Sara Cipriani

Un weekend in cui Spoleto parla in tre lingue, prosa in scena!

La seconda conferenza stampa del Festival dei Due Mondi accende il fronte della prosa: dall'italiano di Branciaroli e Sinigaglia all'inglese di Kohlhaas, fino allo spagnolo di Esencia
Ven, 03/07/2026 - 16:58

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La seconda conferenza stampa del Festival dei Due Mondi accende il fronte della prosa: dall'italiano di Branciaroli e Sinigaglia all'inglese di Kohlhaas, fino allo spagnolo di Esencia

Se il primo fine settimana era stato dell’opera e della danza, il secondo appartiene alla parola detta in scena — e la parola, a Spoleto, questa volta arriva da mezza Europa. La seconda conferenza stampa del 69° Festival dei Due Mondi, primo sotto la direzione artistica di Daniele Cipriani, ha messo in fila un pomeriggio interamente dedicato alla prosa, con quattro debutti concentrati tra oggi e domani. A guidarlo, il consulente per opera e prosa del Festival e regista di professione, Leo Muscato, che ha presentato gli spettacoli e chiamato accanto a sé, uno dopo l’altro, gli artisti presenti a Palazzo Racani-Arroni.

Branciaroli, l’America nera di Dan Fante

Si comincia dal Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi, dove Franco Branciaroli — sessant’anni di palcoscenico — firma regia e interpretazione di Don Giovanni e il suo pitbull, in prima assoluta. Il testo è di Dan Fante, figlio di quel John Fante (autore di “Chiedi alla polvere” solo per citare forse l’opera più famosa): una commedia nera che rilegge, con ironia e disincanto, la famiglia americana contemporanea, intrecciando memoria personale e critica sociale. Accanto a Branciaroli, in scena, Emanuele Fortunati, Flavio Francucci, Ester Galazzi, Eros Pascale e Valentina Violo. Non è la prima volta dell’attore e regista a Spoleto: al Festival aveva debuttato nel 1989 con enorme successo, su regia di Luca Ronconi, in uno spettacolo tratto da “Féerie – Pantomima per un’altra volta” di Louis-Ferdinand Céline , per poi tornarvi nel 2018 con Lettere a Nour di Rachid Benzine. Un filo che attraversa tre stagioni diverse del teatro di Branciaroli. In scena fino al 4 luglio.

Kohlhaas, un classico italiano che torna a casa in inglese

Il capitolo forse più curioso è quello di Kohlhaas, al Teatro San Simone, ed è anche quello che meglio incarna il tema “Radici” di questa edizione. Il testo, scritto da Marco Baliani e Remo Rostagno e liberamente ispirato al Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist, non è uno spettacolo qualunque: quando debuttò nel 1989 — un attore, una sedia, un fondale scuro e la voce di Baliani — inaugurò di fatto il teatro di narrazione italiano, collezionando poi oltre mille repliche in quasi quarant’anni. “L’ho visto sei o sette volte”, ha raccontato Muscato, prima di chiedere a Baliani di tradurlo e adattarlo per un attore straordinario. Che questo classico minimalista e tutto italiano rinasca oggi in inglese, affidato a un regista italo-palestinese e a un attore nigeriano, e torni “a casa” a Spoleto, è il gesto più menottiano che si possa immaginare: due mondi che si guardano in faccia. Ne è nata la versione firmata dal regista Omar Elerian, a lungo attivo a Londra, con il pluripremiato attore Arinzé Kene: una produzione del Brighton Festival coprodotta con il Festival dei Due Mondi, in scena in inglese con sopratitoli in italiano. Reduce dal successo del debutto britannico e destinata, dopo Spoleto, a continuare il suo giro per il mondo, arriva qui per la sua prima italiana: la storia del mercante di cavalli del Cinquecento, truffato da un barone, che trasforma una legittima richiesta di giustizia in una spirale di violenza. In scena fino al 6 luglio.

Esencia, la partita a tennis dialettica di due maestri spagnoli

Poi la Spagna, “la nazione che preferisco”, ha ammesso Muscato in una battuta. Esencia, drammaturgia di Ignacio García May e regia di Eduardo Vasco, debutta in prima italiana con due mostri sacri del teatro iberico, Juan Echanove e Joaquín Climent, direttamente dal Teatro Español di Madrid e reduce dal Premio Talía come miglior testo della stagione. Volto amatissimo in patria, Echanove — un Goya vinto interpretando un grottesco Franco in Madregilda, un passato anche con Almodóvar in Il fiore del mio segreto — porta a Spoleto un pezzo di storia del cinema e del teatro spagnolo. È la storia di due attori — due personaggi — che si ritrovano in un caffè dopo molti anni: un testo ironico e stratificato sulla manipolazione della realtà e sul potere della parola, “una partita a tennis dialettica”, come l’hanno definita gli interpreti, che il pubblico è chiamato a seguire da spettatore complice. “Quando ho cominciato non avrei mai sognato di far parte di una programmazione come questa”, hanno confessato dal microfono. Muscato ha rilanciato: “Una regia di rigore assoluto, tutta al servizio degli attori. Imperdibile”. In scena fino al 5 luglio.

Sinigaglia e le Eumenidi a mezzanotte, dentro San Salvatore

Il momento più rituale è affidato a Serena Sinigaglia e alle sue Eumenidi – Oreste è salvo, da Eschilo, che riaprono in esclusiva la Basilica di San Salvatore — gioiello longobardo patrimonio UNESCO, chiuso da anni dopo il sisma. La regista ha scelto un allestimento site-specific integrale: niente palchi, niente gradinate, per non “profanare” le linee della chiesa. Due platee che si osservano su fronti opposti, alla maniera dell’Odin Teatret, e uno spettacolo che debutta a mezzanotte, dopo aver attraversato il cimitero monumentale. “Parla di Erinni (divinità della vendetta e della giustizia ndr) creature della notte: meglio di così non poteva essere”. Sinigaglia, che Muscato ha definito “la più brava in Italia nel trattare la tragedia, senza possibilità di equivoco” — e che proprio in questi giorni è stata nominata direttrice artistica della Fondazione Teatri di Pistoia per il triennio 2027-2029 — ne fa il secondo capitolo di un percorso laboratoriale avviato l’anno scorso con Supplici, affidato a una compagnia di sette attrici — da Giorgia Senesi a Francesca Ciocchetti e Sandra Zoccola — con i canti curati da Francesca Della Monica e le coreografie di Alessio Romano. In scena fino all’11 luglio.

Non solo prosa

Tra gli appuntamentida non perdere in questo weekend, il direttore Cipriani ha ricordato i due spettacoli che accompagnano l’intera durata del Festival a San Salvatore, tra danza e musica barocca, il progetto in arrivo con la Fondazione Mahler dedicato a Laurie Anderson, e il grande appuntamento sinfonico in Piazza Duomo con la London Symphony Orchestra e Beatrice Rana.

E alla richiesta, ormai immancabile, di un consiglio, la risposta è stata la stessa di sempre: “Non so cosa consigliare, perché è tutto bello e tutto voluto”.

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