(Adnkronos) –
“La guerra è questione di settimane, non mesi. Non servono truppe di terra per raggiungere gli obiettivi”. Marco Rubio, segretario di Stato, fa il punto sulla guerra che Stati Uniti e Israele conducono contro l’Iran dal 28 febbraio, giorno di inizio del conflitto iniziato un mese fa e destinato a proseguire.
Donald Trump ha congelato fino al 6 aprile gli attacchi contro le infrastrutture energetiche di Teheran: la pausa ordinata dal presidente degli Usa dovrebbe servire per far avanzare i negoziati, al momento bloccati su posizioni inconciliabili. Il piano di Washington prevede la rinuncia iraniana al programma nucleare e l’apertura totale dello Stretto di Hormuz, determinante per il commercio del 20% del petrolio mondiale. Il blocco del braccio di mare incide sui prezzi del greggio e dei carburanti cresciuti in maniera vertiginosa in numerosi paesi, Italia compresa. In questo quadro, Teheran risponde al documento americano con un ‘contro-piano’: non intende discutere sui propri missili e sull’autorità di controllare il braccio di mare vitale per il traffico di greggio.
“Distruggeremo la loro Marina, la loro aeronautica, i sistemi di lancio di missili: non potranno nascondersi dietro tutto questo per ottenere l’arma atomica”, dice Rubio, che in Francia ha partecipato alla riunione del G7 dei ministri degli Esteri. “Centreremo tutti gli obiettivi, siamo più avanti del previsto su molti fronti e possiamo arrivare al traguardo senza schierare truppe di terra”, aggiunge disinnescando le ipotesi relative ad un’invasione. “Come il Dipartimento della Guerra ha ribadito più volte, l’operazione procede più velocemente di quanto programmato e ci aspettiamo di concluderla al momento opportuno nel giro di settimane, non mesi”, prosegue.
Per Teheran sono proclami vuoti, come afferma Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano. “Hanno diffuso così tante notizie false nel tentativo di far scendere i prezzi dell’energia che ormai il mercato è insensibile. Continuate così, tanto nessuno ci crede più. I prezzi reali verranno comunque a galla”, scrive su X. La strategia degli Stati Uniti “forse è potente, ma non intelligente. Nemmeno lontanamente. Si sono giocati da tempo la carta delle fake news”, dice, sfidando platealmente il nemico: “Gli Stati Uniti non riescono a proteggere i propri soldati nelle basi della regione. Come potrebbero difenderli sul nostro territorio?”.
Trump continua a ripetere che “i negoziati procedono benissimo”. L’Iran, pubblicamente, smentisce l’esistenza di trattative e fa riferimento solo ad uno scambio di messaggi attraverso paesi mediatori. Gli Stati Uniti, come è noto, hanno proposto un piano articolato in 15 punti. Le condizioni delineate da Washington sarebbero “eccessive” per Teheran. Formalmente, dice Rubio, dalla Repubblica islamica non è arrivata nessuna risposta: “Non l’abbiamo ancora ricevuta. Abbiamo ricevuto messaggi, con indicazioni dal sistema iraniano o da ciò che ne rimane sulla volontà di discutere determinati temi”. Il dialogo è complicato dalla necessità di identificare un interlocutore chiaro a Teheran. “Con chi dovremmo parlare? Di cosa dovremmo discutere? E quando parleremo?”, sono le domande che si pone il numero 1 della diplomazia americana. “Le risposte potrebbero arrivare in qualsiasi momento. Magari oggi o domani”, dice senza sbilanciarsi.
L’amministrazione Trump si affida in particolare a Steve Witkoff per dialogare con l’Iran. “Per me – dice l’inviato speciale del presidente – negoziare sul serio significa parlare qui e ora, senza alzarsi finché non abbiamo finito. Abbiamo proposto di farlo, credo ci saranno meeting questa settimana. Lo auspichiamo senz’altro. Le navi stanno passando” per lo Stretto di Hormuz, “è un ottimo segno. Il presidente vuole la pace”.
“La deadline è stata estesa” da Trump, “stiamo trattando. Potremmo avere concetti diversi delle trattative ma stiamo parlando”, afferma. Gli attacchi non si fermano: “Senza mettere pressione non si porta nessuno al tavolo, ma siamo pronti a risolvere la questione per via diplomatica. C’è un piano in 15 punti, ci aspettiamo che gli iraniani rispondano: potrebbe risolvere tutto. Non ci sarà una Corea del Nord in Medio Oriente”.