Alla fine sarà vero che una Giunta Comunale potrebbe finire anzitempo la sua vita- vivacchiata a causa di un Senso Unico di marcia?
La cosa prende alla gola e fa venire anche la raucedine e il sangue agli occhi. Per lo sghignazzo sia chiaro!
La faccenda è ormai nota, e materia di discussione quotidiana anche nei peggiori bar di Caracas, ovverosia se Via Marconi diventerà una stupenda Highway all’Ammerecana (o come la dritta de Protte), con rotatoria a sorpresa, quel tanto che basta e al punto giusto, per arrivarci sparati in curva con sbandamento controllato e derapata, arrapata. Mentre resterà un mistero fideistico-soprannaturale come far defluire il traffico in ingresso a Spoleto e dei provenienti da San Venanzo, Malfondo, Morgnano, Maiano o di quelli in rientro verso il centro dopo aver provato l”ebbrezza dalla strada Ammerecana.
Qualche strada alternativa per la bisogna c’è, percarità, ma trattasi di “budelli” ristretti di metratura, veri sensi unici alterna…tivi, che comportano quotidiani esercizi di bestemmia libera allorquando ci si incrocia tra veicoli i cui autisti-nessuno escluso- pensano di avere un diritto di nascita o di Ius Primae Noctis che li giustifichi nel passare per primi rispetto ad altri, con il risultato di “lisci” memorabili tra specchietti retrovisori (c’è il senso unico in discussione e quindi non sono possibili omonimie eh…) e con “vaffa” di ogni coloritura.
Senza dilungarsi troppo in ipotesi, va comunque detto che tutto ciò è decisamente un metodo e anche un sistema per cambiare i connotati alla città. Proprio come uno di quei pugili che dopo un match di quelli tosti, fai fatica a riconoscere per settimane tanto è gonfio, deformato e anche un po rintontito.
In verità sarebbe bastato già il rintontito tanto appena messo in cantiere, tra Palazzetti dello sport al minimo sindacale che però costano come grattacieli, laghetti o pescolle, bagni pubblici con Spa e docce alla carceraria maniera (quelle in cui dove raccogliere la saponetta è cosa pericolosa), orti de nonno e alberature alla “io so wild e voi nun sete un cactus”, teatri all’aperto senza teatro, isole pedonali bisex (quella ultima prevista a via Marconi è già stata rinominata “lo scroto di Marconi” mentre è nota quella di Piazza Garibaldi detta “la poccia”). Ci vorrebbe nel laghetto solo un Pesce di nome Wanda in più e potremmo anche ottenere un bel David di Donatello. Altro che Agenda urbana.
E la domanda viene, quasi, spontanea: ma invece di una Agenda non sarebbe stato meglio regalare ai cittadini un profumo, una cravatta, un cachemirino Brunelliano che fa tanto “anima bella bella” o una stilografica? A voler esagerare magari un raccoglitore ad anelli in pelle umana, quella degli spoletini stessi ormai fantozziani e scorticati vivi, “abrasi come materia intangibile del sè” come diceva il poeta.
Il Senso Unico che cambia la vita e la politica è dunque un tema di non trascurabile sostanza. Il sempre amato Carmelo Bene lo avrebbe individuato nel “per-verso”, ovvero il senso non modificabile di un percorso. E la per-versione, appunto, la dice lunga sul tenore del dibattito, quando poi le forze politiche di maggioranza cominciano a fare distinguo pelosissimi sul dettaglio per causa di respiro alla canna del gas e non guardano il macigno alle spalle. E anche qui la questione si fa di lana caprina o capelluta (a piacere): se il già fatto -e votato- è buono, perchè incazzarsi su un Senso Unico e mettere la città in ambascia e a rischio di ulteriore decadimento psico-fisico? Quello prima si e quello dopo no?
Di buono c’è che s’è avviata con sorprendente celerità la poderosa macchina della campagna elettorale che in tempi di crisi è pur sempre una economia sostitutiva. Non si butta via niente, che è peccato. Lo dice sempre anche Barbanera T. leader maximo dei commercianti (barbudos rivoluzionari…chissà!!)
Ora, volendo essere più “Brunello” di quello in carne e ossa (anche perchè il Cuci non ha sicuramente taglie adatte a noi ragazzi dall’epidermide espansa), vorremmo lasciare ai posteri una nostra riflessione di studio morale: avere un pensiero, una idea (l’Agenda Urbana in questione), non è certamente peccato.
Normalmente noi tutti dialoghiamo con questi o altri pensieri, ma a volte li lasciamo crescere a dismisura e allontanare dalla traccia primigenia. Ne nasce una sorta di battaglia con noi stessi (l’uomo e il suo pensiero) che a volte perdiamo miseramente. Ed è quello il momento in cui si incorre nel passaggio pericoloso successivo, quello della malizia a cui si aggiunge anche la “passione-desiderio” che neutralizza ogni corretta resistenza alla deriva e trasforma tutto in abitudine. Che amarezza!
E Spoleto è in grave stato di peccato, a noi sembra, perchè davvero l’abitudine ormai “ce se magna vivi”.
E dunque, come sempre, “Penitenziagite”.
Poi dice che uno rivuole l‘Inquisizione…
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