Hanno accolto con lacrime di gioia il verdetto di assoluzione nei loro confronti emesso dal collegio del Tribunale di Spoleto, presidente Elisabetta Massini. Nell’asilo nido di Deruta, dove al tempo lavoravano come maestre, non furono commesse le violenze denunciate dai genitori di due bambine. Modi bruschi e minacce – all’epoca si parlò anche di uno schiaffo, episodio che però poi non ha trovato riscontro nel dibattimento – con i quali una maestra avrebbe costretto le due bambine a mangiare i pasti. Nel silenzio delle due colleghe.
Ci sono volute 15 udienze, nel corso di un processo durato 6 anni, per stabilire che la maestra aveva agito in modo consono. Magari usando a volte “minacce” per forzare le bimbe a mangiare anche cibi non graditi, ma senza superare mai i limiti.
Eppure, a seguito dell’incriminazione, la maestra accusata di violenze (difesa dall’avvocato Marco Brambatti) e le colleghe a cui è stato contestato di averla coperta (che si sono affidate all’avvocato Marzio Vaccari), erano state rimosse dal Comune di Deruta ed affidate ad altro incarico all’interno dell’Ente. Con l’asilo nido che nel frattempo è stato affidato a una cooperativa.
Spostate dal lavoro che amavano, in una piccola comunità, con addosso un’accusa pesante. Un processo lungo sei anni, in cui, oltre alle famiglie delle due bambine, anche il Comune di Deruta si era costituito parte civile. Quindici udienze, per stabilire che le tre maestre non erano delle aguzzine.