Giovani ricercatori italiani a Berkeley tra AI, robotica e nuove sfide globali - Tuttoggi.info

Giovani ricercatori italiani a Berkeley tra AI, robotica e nuove sfide globali

ItalPress

Giovani ricercatori italiani a Berkeley tra AI, robotica e nuove sfide globali

Mar, 08/09/2026 - 14:03

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SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Non soltanto professori e scienziati affermati. La visita alla University of California, Berkeley nell’ambito della missione nella Silicon Valley promossa da Intesa Sanpaolo in collaborazione con INNOVIT, è stata anche l’occasione per incontrare una nuova generazione di giovani italiani che studiano e fanno ricerca in uno dei principali poli scientifici e tecnologici degli Stati Uniti.
Tra loro Matteo Guarrera, di Gela, in Sicilia, PhD student e Graduate Student Researcher a Berkeley, affiliato al Berkeley Artificial Intelligence Research (BAIR). Ingegnere elettronico con una formazione iniziata al Politecnico di Torino e proseguita anche in Francia, Guarrera è arrivato in California cinque anni fa ed è oggi al quinto anno del dottorato.
La sua ricerca è al confine tra intelligenza artificiale e progettazione dell’hardware: utilizza l’AI e i modelli generativi per automatizzare la progettazione di chip e, più in generale, di nuovi artefatti ingegneristici. L’obiettivo è fare in modo che l’intelligenza artificiale non produca semplicemente progetti plausibili, ma soluzioni realmente costruibili, verificabili e compatibili con i vincoli dell’ingegneria. A Berkeley è inoltre Teaching Assistant nel corso di Deep Neural Networks.
Intervistato da Italpress sul suo futuro, Guarrera immagina per i prossimi anni una permanenza negli Stati Uniti, con due possibili strade: entrare in una grande azienda tecnologica oppure fondare una startup nell’AI applicata al design automation. Un ritorno in Italia nei prossimi cinque-dieci anni non è attualmente nei suoi programmi, ma resta forte il legame con il Paese che lo ha formato. “L’Italia mi ha dato”, ha spiegato, e per questo vuole fare “give back”, restituendo competenze attraverso attività di outreach e mostrando agli studenti italiani quali opportunità scientifiche e accademiche esistano nel mondo.
Un percorso diverso è quello di Carlo Bosio, di Pisa, PhD student in Robotica a Berkeley, membro dell’High Performance Robotics Laboratory e affiliato al BAIR. Dopo la formazione in Robotica alla Scuola Superiore Sant’Anna e all’Università di Pisa, la sua ricerca in California si concentra su droni, navigazione autonoma, sensoristica e machine learning, con applicazioni che vanno dall’agricoltura alle costruzioni, fino all’ispezione e al monitoraggio delle infrastrutture.
Bosio vede invece esplicitamente l’Italia nel proprio futuro. Il suo progetto ideale sarebbe creare un’azienda e portarne una sede in Italia, contribuendo alla crescita dell’ecosistema tecnologico nazionale. “Ora come ora magari non ci sono le condizioni ideali”, riconosce, ma chi ha avuto l’opportunità di formarsi all’estero può contribuire a crearle, riportando in Italia esperienza e know-how.
A Berkeley Italpress ha incontrato anche il romano Gianmarco Fifi e il marchigiano Gianluca Sanpaolo, entrambi impegnati nella ricerca nel campo delle Scienze Politiche. Fifi studia la politica economica, il welfare e soprattutto come le politiche pubbliche e gli Stati reagiscono a trasformazioni rapide come la transizione ecologica e l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale.
Sanpaolo si occupa invece dell’impatto del “sovranismo tecnologico” sulla ricerca e sui suoi ecosistemi, con particolare attenzione all’intervento dello Stato nella governance scientifica.
Per entrambi un possibile ritorno in Italia rimane sul tavolo, ma non senza difficoltà. Fifi vorrebbe intraprendere una carriera universitaria e prenderebbe in considerazione l’Italia, pur sottolineando burocrazia, difficoltà di accesso e minore competitività economica e accademica rispetto ad altri sistemi. Sanpaolo guarda più in generale all’Europa senza escludere il proprio Paese, qualora si presentassero condizioni favorevoli.
Quattro esperienze diverse che raccontano così le due facce della presenza dei giovani talenti italiani all’estero: la difficoltà dell’Italia nel competere per trattenerli o riportarli a casa, ma anche la possibilità di trasformare Berkeley e gli altri grandi centri internazionali in una rete di competenze, relazioni e know-how ancora collegata al Paese che li ha formati.

xo9/mgg/gtr (Video e interviste di Stefano Vaccara)

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