È scontro aperto sulla gestione della caccia al cinghiale in Umbria. Il Comitato cacciatori singoli di cinghiale umbri annuncia la propria intenzione di adire le vie legali e valutare un ricorso al TAR qualora la delibera regionale n. 816 del 22 luglio 2026 — relativa alla modifica del Regolamento regionale 34/99 — venga ufficialmente pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione (BUR).
Al centro della contestazione c’è il presunto sbilanciamento del nuovo regolamento a favore della caccia in braccata. Secondo il Comitato, la proposta “assegnerebbe alla braccata l’uso praticamente esclusivo dei settori vocati, col rischio concreto di trasformare ampie porzioni di territorio in vere e proprie ‘riserve’ riservate ad appannaggio delle sole squadre organizzate, a scapito dei singoli appassionati”.
Oltre agli aspetti gestionali e di equità, il Comitato solleva dubbi di natura tecnica e scientifica. Innanzi tutto, criticando i presupposti tecnici che dovrebbero giustificare un aumento della pressione venatoria finalizzato alla riduzione della specie.
Quanto al rischio Peste Suina Africana (PSA), il Comitato evidenzia che l’intensificazione delle battute avviene in una fase epidemiologica estremamente delicata, “in cui una gestione non coordinata rischia di interferire negativamente con il contenimento del virus”.
In attesa di verificare la pubblicazione definitiva del provvedimento sul BUR, il Comitato conferma di aver già incaricato i propri legali per predisporre tutte le azioni necessarie a tutela dei diritti dei cacciatori singoli.