È partita dall’attività di monitoraggio del web condotta anche dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Umbria l’indagine che ha portato all’arresto di una diciassettenne italiana residente in provincia di Pavia, gravemente indiziata di partecipazione a un’associazione con finalità di terrorismo internazionale. In alcune delle chat rintracciate dagli inquirenti, aveva tra l’altro espresso in più occasioni la volontà di diventare martire “in nome di Allah”.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, ha visto il Centro Operativo lavorare in stretta collaborazione con le D.I.G.O.S. delle Questure di Perugia e Milano, oltre che con la Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica – Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica e la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il Contrasto del Terrorismo e dell’Estremismo Esterno. L’arresto è stato eseguito nella mattinata di venerdì 17 luglio in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare che dispone il collocamento della minorenne in una comunità.
L’inchiesta trae origine dall’attività di web monitoring svolta dagli investigatori della Polizia Postale – anche dell’Umbria – negli ambienti virtuali di matrice jihadista. Nel corso delle attività è stato individuato un utente, che utilizzava una numerazione virtuale, attivo all’interno di quattro gruppi di ispirazione jihadista e di aperto sostegno allo Stato Islamico, accessibili soltanto su invito o previa autorizzazione degli amministratori. In questi canali venivano condivisi contenuti di propaganda e reclutamento, video apologetici di Daesh, materiale di incitamento al martirio e manuali per l’addestramento e la fabbricazione di armi ed esplosivi artigianali.
I successivi approfondimenti investigativi, supportati anche da mirati servizi di osservazione sul territorio, hanno consentito di identificare l’utilizzatrice del profilo nella giovane arrestata. Su delega dell’autorità giudiziaria è stata quindi eseguita una perquisizione personale e domiciliare, durante la quale sono stati sequestrati diversi dispositivi informatici.
L’analisi del materiale contenuto nei dispositivi ha confermato la presenza della minorenne in numerosi gruppi riconducibili alla mouvance jihadista internazionale, molti dei quali direttamente collegati allo Stato Islamico. Gli investigatori hanno accertato che la ragazza aveva scaricato, visionato e conservato una consistente quantità di materiale propagandistico e apologetico dell’organizzazione terroristica, oltre a manuali per la realizzazione di ordigni esplosivi artigianali, tra cui istruzioni relative alla costruzione di una cintura esplosiva. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di diverse conversazioni intrattenute dalla diciassettenne con coetanei, anche stranieri, alcuni dei quali ritenuti verosimilmente organici all’ISIS. Nelle chat la giovane avrebbe condiviso materiale propagandistico ed espresso in più occasioni la volontà di diventare martire “in nome di Allah”.
Secondo gli investigatori, gli elementi raccolti delineano un avanzato processo di radicalizzazione della minorenne e una concreta possibilità di un’imminente attivazione violenta. Sulla base di tali risultanze, la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano ha richiesto al Giudice per le indagini preliminari l’applicazione della misura cautelare, ritenendo fondata l’ipotesi investigativa, poi accolta con l’emissione del provvedimento eseguito nella giornata odierna.