Confagricoltura Umbria e Agriturist Umbria intervengono con fermezza sulla questione dell’applicazione della TARI alle imprese agricole e agrituristiche umbre, chiedendo l’immediata apertura di un tavolo istituzionale con ANCI Umbria.
Le due organizzazioni denunciano un orientamento adottato dai Comuni che si pone in contrasto con il quadro normativo nazionale ed europeo e rischia di tradursi in un aggravio economico ingiustificato per le imprese del settore primario.
Il riferimento è al Decreto Legislativo 116/2020, che ha recepito le direttive europee 2018/851 e 2018/852, qualificando come rifiuti speciali quelli prodotti nell’ambito delle attività agricole, agro-industriali e della silvicoltura – comprese le attività connesse – superando definitivamente il precedente regime di assimilazione ai rifiuti urbani. Un’impostazione confermata dall’art. 183 del Decreto Legislativo 152/2006 e dai relativi allegati, con la conseguente esclusione dell’applicazione automatica della TARI.
“Non possiamo accettare interpretazioni estensive che finiscono per scaricare sui nostri imprenditori oneri non dovuti”, dichiara Matteo Pennacchi, presidente di Confagricoltura Umbria: «La normativa è chiara e va applicata in modo uniforme. In caso contrario, si genera un quadro di incertezza che penalizza il settore agricolo. Ribadiamo – prosegue Pennacchi – la disponibilità al dialogo, ma in assenza di un percorso condiviso, sarà necessario valutare ogni iniziativa utile a tutela delle imprese agricole e agrituristiche umbre”.
Sulla stessa linea Matteo Martelloni, presidente di Agriturist Umbria: “Le aziende agrituristiche non possono essere considerate alla stregua di attività commerciali ordinarie senza tener conto della loro natura agricola. L’eventuale applicazione della TARI può avvenire solo su base volontaria, attraverso convenzioni specifiche per il conferimento al servizio pubblico di determinate tipologie di rifiuti”.
Confagricoltura Umbria e Agriturist Umbria chiedono quindi un confronto politico e tecnico immediato con ANCI Umbria per definire criteri chiari, omogenei e rispettosi della legge, garantendo certezza alle imprese.
L’auspicio è che prevalga il senso di responsabilità istituzionale, nell’interesse del tessuto produttivo regionale e della corretta applicazione della normativa vigente.