Desta ancora preoccupazione lo stato di salute del Ponte delle Torri, tanto che questa mattina il sindaco Massimo Brunini si è recato a Roma, direttamente a Palazzo Chigi, per chiedere ulteriori finanziamenti per la sistemazione del monumento simbolo della città.Dopo i rilievi e le analisi dettagliate del quadro fessurativo, effettuati per valutare il grado di sofferenza del monumento e per studiare le ipotesi progettuali di interventi di consolidamento, il Ponte era stato interessato da una serie di interventi di consolidamento delle arcate e della parte muraria sovrastante e alla impermeabilizzazione del piano di camminamento. Lesioni, infiltrazioni, cedimenti di materiale lapideo, infatti, ne avevano compromesso in qualche modo la “salute” anche perché da troppo tempo, da più di un secolo e mezzo, era mancata una opera di manutenzione e consolidamento. Oggi la richiesta di ulteriori 7 milioni di euro avanzata dal Comune di Spoleto serve a garantire il completamento dei lavori di recupero di tutto l’impalcato, ossia la parte orizzontale del Ponte sopra i piloni e la sistemazione di uno dei piloni che presenta il maggior grado di sofferenza.
Riferimenti storici
Il ponte delle Torri, che congiunge il Colle Sant’Elia al Monteluco trae la sua origine dalla necessità di condurre in città, superando la valle del Tessino, l’acqua delle sorgenti di Cortaccione. L’opera è databile allo scorcio del XIII oppure del XIV secolo a seconda che si accetti per la prima ipotesi il confronto con alcuni documenti o, riferendosi alla seconda datazione, si includa la realizzazione del monumento nel contesto delle grandi iniziative edilizie intraprese dal cardinale Albornoz nel 1353 a da lui in larga misura affidate a Matteo Gattaponi. Il Ponte era chiamato “pons inter turres” perché vigilato alle due estremità da due fortezze: la Rocca e il Fortilizio dei Mulini. La denominazione attuale risale al sec. XVIII ed è incerto se alluda alle torri delle due fortezze o all’aspetto turrito dei piloni. Le misure sono eccezionali: la lunghezza supera i 230m, l’altezza, compresa il muraglione, i 76m; le dimissioni massime dei pilastri, alla base sono di 10m x 12m. L’immensa massa muraria, quasi interamente in calcare locale. Dei nove piloni in cui si articola il monumento, particolare rivestono i due centrali, dalle base più larga, vuoti e praticabili, dei due quello verso oriente ha, all’interno due ambienti sovrapposti, accessibili da porte sulla facciate orientale, forniti di finestre verso la valle; anche il pilone occidentale, su cui l’altro scarica in parte il suo peso attraverso un grande arco rampante, ha un vano praticabile cui si accede da una porta ad arco situata nella faccia Ovest a pochi metri da terra. Il muretto di protezione a nord ed il finestrone centrale del muraglione sono dell'800. Il ponte appare oggi, nel suo insieme, opera tardo-medioevale. Ad un edificio precedente alludono i basamenti dei due piloni di mezzo di carattere romanico o addirittura più antico. Su queste parti preesistenti il Ponte si venne lentamente innalzando e ciò fu con maggiore verosimiglianza prima che l’Albornoz iniziasse la sua missione (1353); la notizia del ripristino dei due acquedotti già nel 1239 e nel 1277, la grande celebrità che il ponte godeva fin dalla metà del Trecento, quando è ricordato da Fazio degli Uberti fra le mirabilia del ‘Dittamondo’, la totale assenza delle insegne del cardinale sono argomenti ad anticapre di parecchi decenni la costruzione del Ponte rispetto a quella della Rocca albornoziana.