di Circolo Prc Spoleto
Il primo maggio, quest'anno, ha il sapore di una beffa per i lavoratori italiani e spoletini. La crisi mondiale e quella italiana impattano sull'economia locale con una forza devastante, su di un territorio” in crisi” da decenni, anche a causa di “scelte” e “non scelte” fatte dalle amministrazioni che si sono susseguite in questi anni. Non avere un progetto di quello che la nostra città debba essere o divenire nel futuro fa si che questo sia un territorio senza prospettive chiare.
Cosa sarà Spoleto nei prossimi anni? Di cosa vivranno i suoi abitanti? Quale è o sarà la sua vocazione: industriale, turistica, agricola? Certo è che al momento è solo un luogo senza prospettive. Per fermarci solo alla situazione industriale non c'è da stare allegri:
La MINERVA: azienda metalmeccanica , marchio conosciuto e stimato nel mondo, che si è avvitata, anni fa, in una crisi senza uscita, è attualmente gestita in modo “opaco” e comunque abbandonata a sé stessa, con l'unica certezza dei circa 100 dipendenti fuori dai processi produttivi e che da aprile 2013 non avranno più nessun sostegno economico.
IMS-ISOTTA FRASCHINI ( EX-POZZI): dopo la crisi ora si lavora, con un terzo dei lavoratori in cassa integrazione da mesi, e dove gli operai attualmente utilizzati sono posti davanti a una scelta drammatica: lavorare senza percepire uno stipendio – a quanto ci risulta l'ultimo stipendio risale a gennaio 2012 – oppure “chiedere” la cassa integrazione per avere la certezza almeno di un piccolo reddito per poter tirare avanti.
A tutto questo si dovrebbe aggiungere anche tutto l’indotto legato a queste aziende (artigiani, commercianti, piccole imprese) che vivono di conseguenza una forte crisi, con seri problemi di sopravvivenza.
Nonostante le pressanti richieste, però, le aziende sembrano non avere piani industriali, ormai divenuti “optional” dopo” la dottrina Marchionne”, che prima chiede una compressione devastante dei diritti in cambio di occupazione e poi si eclissa quando deve procedere agli investimenti.
Le Istituzioni locali devono farsi carico di questo problema, attivarsi perché ci sia chiarezza, ci siano prospettive di sviluppo per le aziende che operano nel nostro territorio.
L'incertezza del futuro, l'attacco alla democrazia e ai diritti invece che scatenare rabbia e voglia di lottare si trasformano in rassegnazione, in voglia di piegare la testa, nel vivere in solitudine le proprie difficoltà con quasi un senso di vergogna, ed è questa forse la cosa più tragica di questa crisi.
La Federazione della Sinistra ha invece deciso di andare in piazza il 12 maggio per dire a questo Governo , che nessuno ha votato, che siamo contro le sua politica di tasse e tagli, iniqua e classista, siamo contro le politiche della BCE , che la democrazia e i diritti non si toccano e che l'Europa deve essere l'Europa dei popoli e non delle banche.
Che il I maggio torni ad essere orgogliosamente la festa dei lavoratori e dei loro diritti e che il 12 maggio sia l'inizio di un percorso condiviso di tutte le opposizioni di sinistra di questo Paese.