di Sara Minciaroni
Hanno già ricevuto l’elogio del questore D’ Angelo e i complimenti del sindaco di Perugia Boccali gli agenti della squadra mobile comandati da Marco Chiacchiera. Grazie alle loro indagini serrate nelle scorse ore, sulla base di quanto raccolto dal pm Cicchella e grazie all’ordinanza del Gip di Perugia Lidia Brutti, hanno eseguito tre mandati di arresto per altrettanti albanesi considerati gli autori del duplice omicidio avvenuto nella notte tra il 5 ed il 6 Aprile scorsi a Cenerente.
Indagini difficili perché come spiegato dallo stesso Chiacchiera, “gli elementi in mano agli inquirenti non erano molti, si è lavorato assiduamente cercando di capire in ambienti della malavita locale chi avesse potuto organizzare un simile colpo”.
Gli arresti – Gli investigatori della Squadra Mobile e dello S.C.O. Di Roma hanno localizzato e tratto in arresto in Albania, con la collaborazione delle autorità locali e nel rispetto dei trattati internazionali i due indagati, Gjoka Artan dell‘88 e Laska Ndrec dell’84. Entrambi erano ripartiti, in tutta fretta, alla volta dell’Albania il 7 aprile, giorno successivo a quello degli accadimenti criminosi; adesso sono stati associati presso una struttura carceraria albanese in attesa di essere estradati in Italia. Il terzo indagato Gjergji Alfons, dell’85, invece è stato rintracciato e tratto in arresto a Roma.
Il Precedente – Una rapina finita male, maturata tra la malavita albanese. Da questo si è partiti. In molti nella zona sapevano che le vittime Sergio Scoscia e Maria Raffaelli (figlio e madre), dopo aver dismesso ufficialmente l’attività di orafi, continuavano a lavorare in un laboratorio casalingo. Questa voce era transitata negli ambienti illeciti tanto da averli resi vittime di un tentativo di rapina già alcuni mesi prima degli omicidi. In quel caso fu lo stesso Scoscia a mettere in fuga i malintenzionati che, si è chiarito poi, non essere gli stessi della notte del 6 aprile.
Gli omicidi – Nella notte del loro assassinio Scoscia e la madre vennero letteralmente torturati da una banda composta da tre persone (elemento evidenziato dalle indagini che hanno rilevato impronte di tre diversi tipi di scarpa). L’intento dei malavitosi era quello di aprire una cassaforte, dove, scopriremo poi, erano contenuti circa 150 mila euro in oro. Tentativo vano, la rapina sfocerà nell’omicidio e la cassaforte non sarà mai aperta. Scoscia è deceduto in seguito ai traumi riportati per dei colpi inferti con un martello e la madre morirà per arresto cardiaco in seguito allo shock ed ai traumi riportati.
Gli oggetti sul luogo del delitto – Gli inquirenti sono partiti dagli oggetti rinvenuti sul posto, un materassino di lana di roccia (usato dai malviventi per attutire i rumori del calpestio sul tetto della capanna da cui hanno avuto accesso alla casa), un martello (considerato l’arma del delitto), ed una scala (usata per passare dal tetto della capanna alla finestra della casa delle vittime). Questi oggetti provenivano da un cantiere nei pressi della casa di Cenerente.
I cellulari – Difficilissime le indagini condotte dalla polizia postale sul traffico telefonico degli arrestati, in quanto da “esperti” si sono sempre avvalsi di numeri difficili da attribuire e rintracciare. L’utenza del Laska è stata agganciata da una cella nei pressi del casale di Cenerente il giorno prima del delitto, lasciando ipotizzare un suo “sopralluogo” prima del colpo.
I Rapporti tra i tre arrestati – Non si incontravano mai, probabilmente il colpo è stato organizzato sulla base di indizi forniti da un basista di Perugia. Il solo tra i tre che ha gravitato nel tempo in Umbria è stato Laska. Nessuno dei tre è mai stato fotosegnalato in Italia ma le loro attività malavitose si sono svolte anche in Grecia ed Albania, cosa che ha reso ancor più difficili le indagini.
Si conoscevano bene però: tutti e tre provengono infatti da una zona dell’Albania descritta dagli inquirenti come la nostra “Scampia”, due di loro sono stati anche compagni di scuola.
Gli spostamenti dei sospettati – Artan Gioka, il giorno dopo il ritrovamento dei corpi, prende un volo Sant’Egidio-Tirana che è disposto a pagare 250 euro, prezzo fuori mercato rispetto alla media della tratta. La cosa è strana e desta sospetti e poi conferme negli inquirenti. Anche il Laska ha fretta di tornare a casa ed è l’unico di cui vengono evidenziati frequenti contatti telefonici con il Gioka. Il terzo, considerato dagli inquirenti il “rapinatore di professione” viene arrestato a Roma, fermato a bordo di un’auto, una Ford di colore scuro, che sembra corrispondere a quella vista da un testimone sul luogo del delitto, all’interno viene trovato tutto l’armamentario per lo scasso.
L’accusa – Per i due attualmente detenuti in Albania le autorità italiane hanno già chiesto l’estradizione. Gjergji è invece già stato tradotto al Carcere di Capanne. A tutti e tre viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata a rapina e duplice omicidio volontario.
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