Cronaca

Giudici accoltellati, il magistrato eroe e l’identikit dell’aggressore “la follia per l’hotel di Spello all’asta”

In tasca due coltelli da cucina. Ha puntato dritto all’ufficio del giudice Francesca Altrui, Roberto Ferracci, l’uomo che ieri mattina ha accoltellato il magistrato titolare di un fascicolo riguardante il fallimento del suo hotel di famiglia ed ha ferito il giudice Umberto Rana e un impiegato amministrativo.

ATTIMI DI TERRORE

Il 53enne di Spello, invalido al 75 per cento, poi arrestato per tentato omicidio pluriaggravato e lesioni, ha bussato al giudice, è entrato nella sua stanza e l’ha chiusa lì dentro. Poi ha iniziato ad aggredirla con un coltellaccio da cucina che testimoni oculari hanno definito lungo circa 30 centimetri. La dottoressa Altrui ha cercato di difendersi come meglio poteva e ha iniziato ad urlare. E’ stato a quel punto che il giudice Umberto Rana, il facente funzioni della sezione civile del tribunale, ha sfondato la porta della collega e ha ingaggiato una colluttazione con l’aggressore. Entrambi i giudici sono rimasti feriti, per fortuna in modo non grave anche se, alla dottoressa Altrui, una volta portata in ospedale, è stata riscontrata una profonda ferita alla schiena che solo per un caso fortuito non ha coinvolto organi vitali. Negli attimi concitati dell’assurda violenza è rimasto ferito anche un dipendente amministrativo che ha contribuito a bloccare l’aggressore. Emerge dai racconti di questa mattinata di terrore il gesto eroico del giudice Rana. Che benché ferito al costato da un fendente ha continuato a difendere la collega finché non l’ha vista fuggire in salvo nel corridoio. 

L’ARRESTO

Sono stati poi gli uomini della polizia giudiziaria della Procura generale che per primi, sono corsi al palazzo delle poste dopo aver sentito le urla dalla Corte d’Appello, che si trova dall’altro lato di piazza Matteotti. L’uomo è stato quindi portato via dagli agenti della questura di Perugia, mentre, pochi minuti prima, i due giudici erano stati portati via in ambulanza. Sul posto, in breve tempo sono arrivati i massimi vertici di polizia e carabinieri oltre a svariati magistrati e giudici del distretto, nonché parecchi avvocati e il sindaco, Andrea Romizi. Unanime la vicinanza ai due feriti e lo sdegno per l’accaduto che, inutile negarlo, avrebbe potuto essere evitato se solo all’ingresso della sezione civile ci fossero stati dei tornelli dotati di metal detector. Che quella sede fosse fragile e pericolosa, gli addetti ai lavori lo vanno dicendo da parecchio tempo, che lì ci volessero dei dispositivi di sicurezza era una richiesta corale che univa tutti gli operatori del comparto giustizia. E, come se la tragedia non fosse stata già abbastanza, anche la beffa: lunedì prossimo infatti, in attesa della collocazione dei tornelli per cui il procuratore generale Fausto Cardella si era adoperato sin dal suo insediamento, sarebbe scattata la vigilanza armata di un istituto privato.

IL FALLIMENTO DELL’HOTEL JULIA

Purtroppo però la follia di Ferracci, che ieri sera davanti al pm Mario Formisano, titolare del fascicolo, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha colpito prima. L’uomo, in cura per problemi psichiatrici, deve aver individuato nel giudice la responsabile di quello che gli stava accadendo: il nove novembre prossimo l’immobile che un tempo ospitava l’hotel Julia sarebbe di nuovo tornato all’asta (in seguito a vecchi pignoramenti) per poco più di 170 mila euro, quando invece ne valeva oltre un milione.  Proprio il giudice Francesca Altrui, nella applicazione della legge e delle norme, aveva dovuto applicare il ribasso  alla base d’asta in proporzione di un quarto ad ogni seduta successiva a quella andata deserta. A quanto risulta la vicenda intorno all’andamento economico di questa attività ha origini lontane e la famiglia, stretta nella morsa dell’esposizione bancaria aveva anche tentato la via legale, con un nulla di fatto evidentemente. 

IL CASO SICUREZZA

Adesso, è evidente che le procedure per la messa in sicurezza degli edifici giudiziari del perugino, che si erano arenate al ministero, verranno certamente accelerate, o almeno, così si spera dopo l’accaduto e dopo tutti i proclami pervenuti anche dal dicastero competente. Altrimenti, magistrati, avvocati e amministrativi sembrano pronti ad incrociare le braccia finché non verrà loro garantita una adeguata sicurezza. Che, se ci fosse stata ieri, avrebbe certamente salvato i due giudici da un’esperienza terribile.

IL CLIMA DI ODIO

Intanto questa mattina il comitato esecutivo di Magistratura democratica esprimendo “solidarietà e affetto” ai colleghi e al cancelliere vittime della gravissima aggressione, scrive che bisogna essere consapevoli “dei rischi rappresentati dal diffuso clima di odio sociale alimentato da molti, nei confronti di ogni istituzione, di ogni competenza” e serve un “impegno collettivo per arginare la pericolosa deriva verso la perdita di quel senso di comune appartenenza alle istituzioni che è fondamento della democrazia e della coesione sociale”.  “Gli eventi drammatici che lo hanno colpito, come quelli in passato accaduti in altri uffici giudiziari, rappresentano un grave attacco ai valori della giurisdizione come strumento di tutela dei diritti – osservano i vertici di Md – vogliamo per questo far sentire la nostra vicinanza a tutti i magistrati, al personale amministrativo e agli avvocati che operano presso quell’ufficio e il nostro sostegno per il difficile compito che ciascuno di loro da domani sara’ chiamato a svolgere perché torni ad essere il luogo al quale la collettività affida le sue istanze di giustizia”. Ancora una volta, sottolinea la corrente ‘di sinistra’ delle toghe, la questione della sicurezza delle nostre sedi giudiziarie, la cui verifica va sollecitata al ministro della giustizia, con la doverosa collaborazione ed attenzione dei capi degli uffici ai quali specificamente essa è demandata”.

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